AMARCORD di Mino Rosso

una recensione insolita in chiave amarcord per racconti surreali al tempo del covid-19

non è poi così strano ritrovare un qualcosa che parla del presente in una rubrica dal titolo “amarcord”. non lo è perché vuole essere un augurio affinché questo periodo passi in fretta e si possa dire, appunto, “mi ricordo”. anche se senza nostalgia. nel febbraio 2021 scrivevo: non amo (non ho mai amato) recensire un libro di poesie o di racconti.  lo trovo (l’ho sempre trovato) un qualcosa di poco conto. ognuno di noi legge negli altri sé stesso. difficile quindi comunicare l’essenziale.  forse non si può dire altro al di fuori del se le pagine siano o no da leggere. queste lo sono.

nota: questo quasi racconto è stato scritto facendo riferimento ai singoli capitoli. tra i segni grafici e seguito dall’apice x il testo che rimanda ai titoli dei racconti nell’ordine con il quale sono riportati nel libro:

1 La strada verso il mare
2 Il passaporto sanitario
3 Riconversione
4 Lavoro agile
5 Sincronicità
6 L’Angelo e il Bambino
7 La fine dell’epidemia
8 Relazioni stabili
9 Volo tattico
10 Distanziamento sociale
11 Salto di specie
12 La fabbrica dei giocattoli
13 Il testamento di Marianna Drolo
14 La locanda dell’oca tramortita

un contatto davvero inatteso

maria, sono di nuovo costretto a incontrarti con questa email. anche noi dobbiamo sottometterci al volere di questo covid19.  così ti dico che giovedì 26 febbraio amazon mi ha lasciato, presso il suo hub counter sotto casa, un libro pubblicato oggi. lo avevo ordinato prima che uscisse. tu sai della mia curiosità. a volte. l’ho letto tutto di un fiato. anche se avrei potuto, dato il tempo libero che queste continue segregazioni impongono, leggerlo con più calma. ma è insolitamente avvincente per imprevedibilità. te lo consiglio. di certo questa lettura non cancellerà il nostro desiderio di prendere la strada verso il mare. già. dovrai così continuare a mettere in ordine la tua raccolta di dpcm, di dl, di ordinanze e di moduli di autocertificazione. no, noi non incontreremo il cartello che segnala una deviazione con la scritta “mare”. quello che indica la stradina sterrata che sale sul versante della collina.ricordi? no? forse è meglio così. visto come vanno a finire queste cose.1 e poi su, non rimproverami di non aver fatto abbastanza per lasciarti esibire il nuovo costume (valentino “world arazzo” multicolore). avrai tempo per farlo. anche se mi ripeti sempre che gli anni passano e non tornano indietro. io ero persino andato alla ricerca di un passaporto sanitario e di come ottenerlo. nessuna soluzione ragionevole mi era stata data dal nuovo negozio da poco aperto al posto di quello che vendeva articoli religiosi. eppure il foglio infilato in una busta di plastica incollato sulla porta annunciava: “consulenze covid. rilascio di documenti. si eseguono altre pratiche”. c’è sempre a questo mondo chi sa cogliere al volo le occasioni per far soldi. non importa come. con eddy non ho niente a che spartire.2 di sicuro io non sono tra questi. e tu, maria, lo sai bene. sai che non sarei mai riuscito a fare una qualsiasi riconversione della mia attività di perditempo.  non sarei mai riuscito a scrivere una lettera all’egregio signor ministro dell’economia per chiedere di sovvenzionare la riconversione della mia piccola impresa con tre dipendenti. anch’io conosco l’importanza della filiera dell’igiene. soprattutto in questo momento di corona virus. ma io non produco docce. 3 ora ti lascio in compagnia di un mio ciao da distanza di sicurezza. devo riprendere il mio lavoro. quello agile. a presto

maria, eccomi. ho appena finito una riunione su teams con i miei colleghi. di loro conosco ormai tutto. compresi i libri nelle biblioteche alle loro spalle. conosco sino al piano del tavolo deve è appoggiato il pc.  parliamo di tutto. ma sempre per quanto riguarda il lavoro. a dire il vero io mi distraggo e penso a te. di certo sei fortunata a non essere qui. se no dovresti andare a fare la spesa al supermercato. come viviana. a me la spesa la portano a casa. e per sgranchiti le gambe non potresti da me fare neanche i quattro passi in un balcone che io non ho. già le gambe. le tue. sino a quando resteremo così distanti a me non resta che immaginarle mentre le accavalli sotto il tavolo. sul monitor non si vede sotto il piano. così puoi incrociarle con più disinvoltura. quella disinvoltura che le parole della nonna non ti hanno mai consentito di sbandierare. sai, non tutti sono come andrea. 4 anche io dormo poco, di un sonno leggero e interrotto. di solito mi sveglio verso l’alba. e comincio a sognare senza preoccuparmi di jung (carl gustav). delle tue calze chiare (o meglio, del tuo elegante collant chiaro) e delle babbucce (scarpe ballerine che io preferisco chiamare babbucce) in rosa antico non ne parlerò con nessun psicologo o psicoterapeuta. anche perché non vorrei prima o poi ti arrivasse una lettera con i suoi dati. iban compreso. 5 certo che in questo periodo succedono cose sempre più strane. ma di questo te ne parlerò nella prossima email. per ora un abbraccio. naturalmente virtuale. e che di certo non sarebbe virtuoso

rieccomi, maria. come ti dicevo questi giorni e queste notti si popolano di strani angeli che soccorrono i bambini. tristi storie dove la morte entra nel loro finale con il passo tragico ma lieve. 6 non sempre la vita ci riserva una fine come quella di agnese che a quasi novant’anni, mettendo a frutto il suo imparaticcio in cucito di bambina, ha trovato nel virus un pretesto per sentirsi ancora utile. questo sino a quando è arrivata la fine dell’epidemia. l’hanno trovata morta con l’ago ancora in mano. serena. nel giorno in cui il bollettino della protezione civile annunciava che su tutto il territorio nazionale non c’era nulla di nuovo da segnalare. 7 certo, non tutto ciò che accade in questo insolito, per fortuna, periodo si presenta con il segno meno. a volte (raramente) può persino accadere che alcune relazioni precarie si riprendano. come quella tra stefano e virginia che si rivedono dopo quarantacinque anni. complici il virus e internet. ma forse sarebbe stato meglio che questo loro incontro non fosse mai avvenuto. spesso nella vita il destino ci propone un malaugurato imprevisto che sta proprio dietro l’angolo.8 maria, questa storia non ti preoccupi. per noi non sarà così. sappiamo bene quali sono gli spazi che possiamo concederci. in regalo. io non finirò in qualchevolo tattico. per me l’afghanistan è troppo lontano, e poi noi non possediamo alcuna casa comprata in comune. tu, poi, non hai nemmeno le lentiggini. 9 sai, devo anche dirti che non riesco neppure a interessarmi più di tanto al distanziamento sociale. mi attengo all’osservanza ai valori che la legge prescrive. adr (cioè a domanda risponde). mi avvalgo della facoltà di non rispondere. mentre ettore non si compiace più del simpatico nome della sua ditta.  10 ciao, maria, pensami quanto io ti penso

ebbene, maria, la nostra segregazione continua. così come continua il mio scriverti. non so quanto mi leggi. e se le mie parole arrivano solo a te. poco importa. il tempo da vivere è quello che è. e non può essere sprecato. tu sai che io vivo tra molte perplessità. persinosul salto di specie.  sì, non sono uno che in treno potrebbe un giorno parlatene. anche perché non ho mai indossato un cardigan di missoni. tu sai che io vesto in modo più disinvolto.  come un ragazzo. nonostante gli anni. e sai, anche, che qui ti sto nascondendo la mia gelosia verso chi alzando il braccio ti sfiora per salutarti. 11 vabbè. sì, io mi sono sempre interessato di giocattoli. e di come l’uomo gioca. ma non ho mai voluto guadagnare un centesimo con loro. non sarebbe mai venuto in mente di riproporre nel mercato un nuovo tamagotchi, ritratto del covid in gomma piuma azzurra con fiocchetti rossi, al grido di “andra tutto bene” (senza accento sulla a). è per questo che non provo alcuna paura. nessuna oscena onda rosso-azzurra mi seppellirà. ┤12 maria, tu conosci bene quale sia il mio rapporto con il denaro. su questo abbiamo idee diverse. ma è così. pazienza.  non è il caso che ti ripeta che non mi sono mai interessato ai testamenti. forse sarà per questo la fine che può aver fatto il patrimonio di marianna drolo non mi tocca. 13 ti lascio con un incompressibile, perché frettoloso, ciao

ma sì, maria, in questo periodo di forzata clausura siamo costretti a vivere di ricordi.come quello della “locanda dell’oca tramortita” dove io però non c’ero. non ero stato invitato. poco importa. vabbè. forse non varrebbe nemmeno la pena di raccontare quella serata di fine anno che per tutti, credo, non fu un granché. quando me l’hai raccontata io non ho potuto sottrarmi ai ricordi. a quei ricordi che mi parlano di te. già mi immagino cosa possa essere successo in quella serata. e forse notte. sì, nella mia memoria restano impigliati tutti quei dettagli entrati prima dagli occhi. così ricordo il tuo tubino dai grandi fiori in tinte pastello. certo, tu hai imparato il lessico sartoriale e sei sempre molto attenta a come veste la gente. già, tua mamma era una sarta e tu da bambina giocavi sul pavimento di casa in mezzo a fili e ritagli di stoffa. ora sai attaccare bottoni e cucire orli. non come la tua amica tilla, quella dalle belle gambe, che non ha la minima manualità. qualcosina a letto. forse. il tempo di forzata segregazione ripropone antiche pratiche salvifiche. io non so cosa sia successo in quell’ultima sera dell’anno. forse lo scialle (hermès carré géant 140 silk) ti sarà scivolato via 14 e tu nel tentativo di prenderlo al volo avrai per un attimo lasciato che gli occhi, di qualche tuo attento amico, entrassero nella tua 3a misura (la perla – fascia in georgette nera con pizzo leavers. presumo). lo so, solo per un attimo. ma quando penso che ciò avrebbe potuto davvero accadere, allora mi sento scivolare tra i participi passati. e non mi salva il mio sincero, purtroppo, ti conosco mascherina! ciao

maria, spero tu non ti sia arrabbiata per quanto ti ho di tanto in tanto ricordato del nostro passato. ecco, io credo che questo tempo passerà. deve passare. allora potremo riprendere i nostri strambi discorsi seduti al tavolo della solita osteria. quell’osteria così lontana dal tuo mondo borghese ma a noi così vicina per i nostri giochi esclusivi. ancora una volta    passeremo le nostre labbra sull’orlo dell’unico bicchiere dal quale beviamo. poi il mio dito indice si affaccerà lungo la tua scollatura mentre tu, con gli occhi socchiusi, mi dirai il solito dolcissimo “no” (un no che non convince nessuno) in quella esile messa in scena amorosa d’altri tempi. poi, ecco poi… “andrà tutto bene”

domenica 28 febbraio 2021 ora 00.00
“Mail delivery failure.”
“The email account that you tried to reach does not exist.”
“L’account di posta elettronica che hai tentato di raggiungere non esiste.”

Rosanna Musa, Contatti inattesi – Quattordici racconti surreali al tempo del Covid, golem Edizioni, Torino, Febbraio 2021, pag 144, 12.50 €

mino rosso

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