Cultura & Spettacoli

Il “Teatro di stalla” nella tradizione popolare piemontese

Il Gruppo dei “Danseur dël Pilon” riporta in auge questo genere rusticano di fare teatro in lingua regionale

Il Teatro di stalla è una rappresentazione teatrale su canovacci popolari messa in scena in un contesto scenografico povero ed essenziale, come una stalla, un cortile, una cantina, una piòla.

Appartiene alla tradizione orale contadina soprattutto dell’Emilia, ma con estensioni anche nelle regioni confinanti, Piemonte compreso; a questo genere sono riconducibili molti manoscritti, copioni e canovacci quasi sempre inediti. Prendendo spunto da romanzi d’appendice, fiabe, storie e racconti, ma anche da opere melodrammatiche, il Teatro di stalla si caratterizza per i tratti drammatici, talvolta grotteschi e spesso comici dei testi, recitati non da attori professionisti, ma interpretati da contadini, braccianti, mezzadri, bottegai o artigiani, nei teatri di paese e più spesso nelle aie e nelle stalle. Ha trovato la massima diffusione soprattutto tra la metà dell’Ottocento e l’immediato ultimo dopoguerra nel contesto rurale della Pianura padana.

L’opera forse più famosa di questo genere è la riduzione dell’Aida di Verdi, che con il titolo “Tragicomiche egitto-padane” venne rappresentata la prima volta a Bibbiano (Reggio Emilia), a cura di Anselmo Alvisi, in occasione del Carnevale del 1897. I testi originali del melodramma furono riletti alla luce della concomitante e tragica avventura coloniale italiana di fine secolo, con un parallelo tra i soldati di Radames e quelli del Regio Esercito, gli uni e gli altri travolti dall’inutile sacrificio della guerra.

Il Teatro di stalla si basa su copioni scarni e essenziali, ma estremamente coinvolgenti, dove il dialetto e la lingua regionale esprimono la voce del popolo, sfruttato e umiliato dai potenti, che invece usano con distacco e sussiego la lingua nazionale.

Il Gruppo dei “Danseur dël Pilon” in una loro performance ad una recente Kermesse Popolare

Ij danseur dël Pilon di Torino, un gruppo di danze storico-popolari piemontesi con la passione del teatro e della riscoperta delle tradizioni del territorio, che fa capo all’Associazione Culturale APS “Piemonte Cultura”, ha rispolverato e riportato alla luce questo genere di teatro popolare, recuperandone molti copioni, e ha curato la rappresentazione di numerosi sketch, in perfetto stile “Teatro di stalla”.

Tra le “pièces” più note, e ormai diventate cavalli di battaglia, ricordiamo “Ël frà confessor” (personaggi e interpreti: frà Bernard, Gianmario Tonello; La malavia, Roberta Bianchi e la mare, Carla Demichelis), in cui due amanti escogitano il travestimento da frate (per lui) e da malata (per lei), che necessita dell’assoluzione dei propri peccati… Meglio fermarsi qui per non rivelare il finale.

Altro sketch di successo è “Carlin a passa da là” (personaggi e interpreti: Carlin, Bruno Donna; Carlotin-a, Lella Vottero Fin; la mare ‘d Carlotin-a, Emanuela Pellegrino; ël pare, Gianni Ravera; la mare ‘d Carlin, Sandra Mascarello): siamo nel 1934… Carlin, squattrinato di Baruetto-Parpagliola, frazioncina di Marentino, vorrebbe chiedere la mano dell’amata Carlotin-a. Cerca di accattivarsi le grazie della mamma di Carlotin-a, ma il burbero marito… (ma ci fermiamo qui, per non svelare il finale). La scenetta si svolge a Cascina Gambarua in quel di Marentino, in provincia di Torino.

Ij Danseur dël Pilon porteranno il loro brillante, naif, pungente ed ironico Teatro di stalla allo spettacolo di varietà in lingua piemontese “Piemont”, in cartellone il prossimo 6 marzo 2022, a partire dalle ore 16.00, presso il Piccolo Teatro delle Officine Folk di Via Luserna 8, Torino, nel rigoroso rispetto della normativa antipandemica.

I posti sono limitati, per cui si consiglia la prenotazione a:

segreteria@monginevrocultura.net

oppure a:

officinefolk@piemontecultura.it

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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