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Genova: le vittime piemontesi salgono a 7 ed è ancora dispersa una famiglia di Oleggio

PINEROLO. E’ salito a 39 il bilancio del crollo del viadotto Morandi di Genova. Tra le vittime ce ne sono quattro della provincia di Torino. Si tratta di una famiglia pinerolese: Andrea Vittone, 49 anni, la moglie sposata soltanto qualche giorno fa Claudia Possetti, 48 anni e i figli di quest’ultima Manuele e Camilla Bellasio, di 16 e 12 anni, avuti dal matrimonio precedente. Andrea e Claudia erano anche colleghi di lavoro, alla Cmc di Cavour (Torino), un’azienda specializzata nella produzione e lavorazione di materie plastiche. L’uomo, originario di Venaria Reale, lavorava come tecnico, la donna, nata a Cavour, era impiegata. Le vittime  abitavano in via Asiago nel quartiere Tabona. Vittone é originario di Venaria Reale (To), la compagna di Cavour (To). La famiglia, estratta nella notte dalle lamiere dell’auto nella quale viaggiava, pare si stesse recando in vacanza.

Oltre alla famiglia di Pinerolo, a perdere la vita è stata anche una coppia di Arquata Scrivia (Al), Alessandro Robotti, di 50 anni e la moglie Giovanna Bottaro, di 43 anni. I due stavano tornando ad Arquata dal mare. Stessa sorte per l’infermiera siciliana, Marta Danisi (in foto), 29 anni, che lavorava in ospedale ad Alessandria. Originaria di Sant’Agata Militello, era stata assunta nel nosocomio alessandrino lo scorso 20 aprile. A tutti raccontava che era riuscita a coronare un sogno. Ma quel sogno è stato stroncato soltanto quattro mesi dopo.

Tra i dispersi – secondo la testimonianza di un familiare che si trova a Genova – ci sarebbe anche una famiglia di Oleggio (No), marito e moglie e una bambina di 9 anni. Il bilancio complessivo delle vittime secondo il governatore ligure Toti, che ha chiesto la proclamazione dell’emergenza nazionale, è destinato ad aggravarsi ulteriormente. I feriti sono 16 di cui 12 in codice rosso, mentre si cercano ancora i dispersi. E’ aumentato il numero degli sfollati, saliti a 632 per un totale di 311 famiglie che hanno dovuto abbandonare le proprie case, situate sotto il pezzo di ponte rimasto intatto e nelle immediate vicinanze. Edifici che non si possono salvare, come spiega il sindaco. Il procuratore di Genova intanto accusa:  «Non è stata una fatalità, ma un errore umano». E la Protezione civile avverte: «Bisogna rimuovere la diga artificiale creata nel torrente Polcevera, e che rappresenta un pericolo per la città».

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