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Il Circolo Eridano e il Circolo degli Artisti: creatività e muscoli, tocchi di pennello e remate sul Po

La virtuosa sinergia tra due storici e prestigiosi sodalizi torinesi, simbolo di arte e cultura e di imprese sportive.

Il Circolo degli Artisti, uno tra i più autorevoli Centri culturali torinesi, dalla storia ultra centocinquantenaria, vanta da tempo solidi legami con il Circolo Eridano, una tra le più gloriose e antiche società remiere torinesi. Una solida liaison, peraltro non così frequente tra Enti e Fondazioni Culturali da una parte e Associazioni Sportive del territorio dall’altra.

Il Circolo degli Artisti venne istituito nel 1847, quando un gruppo di pittori, scultori, musicisti, poeti e letterati torinesi di nascita o di adozione, che solevano riunirsi presso il salotto del Conte Avv. Luigi Rocca (Torino, 1812 | Biella, 1888), decise di istituire un’Associazione ove “radunarsi per confrontare le proprie idee e contribuire allo sviluppo e alla promozione delle Lettere e delle Belle Arti”. Quel nucleo primordiale di intellettuali, di cui era presidente lo stesso Rocca, assunse la denominazione di “Artistica Letteraria” per poi ampliarsi via via e trasformarsi nel “Circolo degli Artisti”. All’inizio fu scelta le Sede provvisoria del Caffè Venezia di Via Po (ora scomparso), poi quella del Caffè del Progresso (in Via Giulia di Barolo), ma il prestigio che il Circolo stava mietendo, per la frequentazione di personaggi di spicco e protagonisti della Cultura torinese (e non solo), impose la scelta di una collocazione più autorevole e confortevole, che già sul finire del 1858 fu stabilita nelle sale di Palazzo Graneri della Roccia, in Via Bogino 8. L’anno precedente, il Circolo aveva ottenuto con Regio Decreto il riconoscimento di “Ente morale”.

Alla presidenza di Luigi Rocca fece seguito quella di Massimo D’Azeglio, che ottenne anche il titolo di Presidente Onorario perpetuo.  Tra i frequentatori più autorevoli del Circolo, in epoche diverse, ricordiamo Camillo Benso Conte di Cavour, Urbano Rattazzi, Edoardo e Davide Calandra, Agostino De Pretis, Vittorio Bersezio, Francesco Gonin, Stefano Tempia, Francesco Tamagno, Nino Costa, e tanti altri ancora, tra cui anche alcuni personaggi della Casa Reale (come Amedeo d’Aosta e Umberto I di Savoia), ma anche celebrità non torinesi (come Giovanni Verga, il poeta futurista Tommaso Marinetti e Walt Disney, tanto per fare qualche esempio). Il prestigio e la notorietà del Circolo degli Artisti cresceva intanto in modo costante, anche per le numerose accattivanti Mostre di pittori italiani, già affermati o emergenti. Dal 1863 queste Mostre erano diventate annuali, con un crescente successo di pubblico. Crebbero inoltre le sinergie con l’Accademia Albertina delle Belle Arti, e il Circolo degli Autori poté accogliere firme come quelle di Carlo Pittara, Lorenzo Delleani, Antonio Fontanesi e Vincenzo Vela, tanto per citarne alcuni.  Ciò diede impulso all’allestimento di nuove Esposizioni e Personali di Artisti di fama nazionale e internazionale. Nel 1879 e nel 1881, ad esempio, furono accolte due Personali di Antonio Fontanesi.

Nel 1896 il Circolo degli Artisti attuò una scelta coraggiosa, ma che si rivelò vincente: il rilevamento della Società remiera del Circolo Eridano, il che consentì ai Soci di affiancare alle tradizionali attività artistiche e culturali anche quelle sportive. A quel tempo l’Eridano era posizionato sulla sponda destra del Po, su un terreno ottenuto in concessione dall’allora Sindaco Conte Ernesto Balbo Bertone di Sambuy (che tra l’altro era pure presidente del C.d.A, della Società Promotrice delle Belle Arti e dell’Accademia Albertina: un trittico di cariche che al giorno d’oggi farebbe quanto meno sospettare un minimo di conflitto di interessi, ma quelli erano altri tempi).

Per far posto ai padiglioni dell’Esposizione Internazionale del 1911, l’Eridano, insieme al Caprera, furono sfrattati dalla sede originaria, e dovettero trasferirsi sulla riva destra del Po, lungo corso Moncalieri, in quella che era chiamata Barriera di Piacenza e che ospitava gli ex Stabilimenti Diatto, ove si producevano carrozze ferroviarie. Il nuovo edificio, progettato dall’architetto Giuseppe Velati-Bellini nel 1914, fu impreziosito dalle decorazioni del pittore Giuseppe Bozzalla e dello scultore Giovanni Riva, ed è quello di cui ancora oggi i Soci e gli Artisti possono godere. L’accesso è dal civico 88 di Corso Moncalieri: correva l’anno 1919. L’operazione di trasloco venne supportata dall’allora sindaco della città, Teofilo Rossi di Montelera, cofondatore della Martini & Rossi e presidente del Circolo degli Artisti.

La pittoresca nuova ubicazione della nuova sede del Circolo, avvolta in un suggestivo parco fluviale alle falde della collina costituiva per gli Artisti un ideale luogo di relax, di svago, e di confronto, oltre che una fonte di ispirazione per le loro opere: qui si ritrovavano Demetrio Cosola, Andrea Ghisolfi, Luigi Morgari, il già citato Lorenzo Delleani e Giacomo Grosso e, in tempi più recenti, Felice Vellan, Alessandro Lupo, Nicola Arduino e Ottavio Mazzonis. La storica sede di Palazzo Graneri fu mantenuta come sede autunnale e invernale, ma da Maggio a Settembre l’Eridano diventava la sede estiva degli Artisti, e tutti i Soci si ritrovavano in riva al fiume.

La carica di Presidente è stata nel tempo ricoperta da artisti, politici, letterati e capitani d’industria: nel 1928 venne eletto presidente lo scultore Edoardo Rubino (1871|1954); tra il 1959 e il 1961 la carica venne coperta dal Cav. del Lavoro Giovanni Battista Pininfarina.

Il Circolo Eridano ha compiuto 150 anni nel 2014, essendo stato costituito nel 1864: è un noto e glorioso sodalizio remiero, tra i più antichi d’Italia: la sua istituzione fu preceduta solo dal Cerea (fondato nel 1863), ma è antecedente a quella dell’Armida (1869), a quella del Caprera (1883) e a quella dell’Esperia (1886)

Le interazioni tra il Circolo Eridano e il Circolo degli Artisti, che ormai costituiscono di fatto un’entità unica sia pur a due anime (quella artistica-creativa e quella sportiva) consentono ai Soci di ritrovarsi in un contesto che pur essendo a pochi passi dal Centro Storico, ma sulle sponde del Po, appare distensivo, quasi bucolico: l’ideale non solo per Mostre e Convegni, Concorsi di pittura, ma anche per riunioni conviviali, feste e celebrazioni, che in passato erano spesso tenute su una zattera galleggiante.

L’elegante Sala ristorante del Circolo Eridano-Circolo degli Artisti

Vogliamo ricordare una celebre festa tenutasi il 3 Luglio del 1926, quando venne fatto rivivere il “Bògo”, un personaggio fantastico creato in seno al Circolo degli Artisti, come ci ricorda Arrigo Frusta ‒ al secolo Augusto Sebastiano Ferraris, Torino 1875 | 1965, giornalista, sceneggiatore e regista cinematografico (lavorò alla Casa Cinematografia Ambrosio), e autore di poesie e racconti in piemontese – nel libro celebrativo “Ij sent ane dël Cìrcol dj’Artista”, edito da “Ij Brandé”, a Torino, nel 1951. Ebbene, in quell’occasione, gli Artisti del Sodalizio diedero nuova vita a questo personaggio creando sul fiume una scenografia hollywoodiana: “Solenne, maestoso, tutto porpora e oro, tutto mosaici e fregi, tutto intarsi e sculture, si innalza il Tempio del gran dio benefico, che gli Artisti fanno rivivere allo Chalet Eridano”.

Il Bògo, un po’ pupazzo di neve, un po’ mascotte, un po’ Bibendum della Michelin, un po’ totem, un po’ golem, ed anche un po’… “pajasso“, altro non era che un simbolo, un porte-bonheur per una campagna benefica di raccolta fondi per finalità nobili e solidali. Ciò che sorprende è che tra i suoi creatori (ce lo ricorda Frusta) si annoverano personaggi come Carlo Felice Biscarra (Torino 1823 | 1894), pittore, incisore (un suo ritratto di Vittorio Emanuele II è conservato al Parlamento Subalpino); Federico Pastoris (Asti 1837 | Torino 1884), artista appartenente alla Scuola di Rivara, che nel 1862 espose uno studio dal vero alla Promotrice, Giacinto Corsi (1829| 1909), professore ordinario all’Accademia Albertina; Carlo Pittara (Torino 1835 | Rivara Canavese, 1891), paesaggista open air e tra i fondatori della Scuola di Rivara; Felice Cerruti Bauduc (Torino 1818 | 1896), pittore e litografo di cavalli e scene di equitazione, che espose in più occasioni alla Promotrice e al Circolo degli Artisti. Evidentemente anche i grandi Artisti dell’Ottocento sapevano liberare alla bisogna il loro spirito burlone, quando si trattava di sostenere delle finalità benefiche, come quelle condotte con l’insegna del Bògo.

La Fiera dei cavalli a Moncalieri, opera di Felice Cerruti Bauduc

Negli anni compresi tra il 1860 e la fine degli Anni Ottanta, il Bògo creato dagli Artisti del Circolo divenne una comparsa della riduzione teatrale in Lingua piemontese del Robinson Crusoé, e la sua notorietà crebbe a tal punto da apparire addirittura come maschera di Carnevale per le strade della città, tra gli applausi del pubblico, che lo accoglieva cantando:

Lasseme vëdde ’l Bògo!

Lasseme vëdde ’l Bògo

E il Bògo non si vede,

Lantiro, tero, tero

E il Bògo si vedrà!

Il Bògo che sostiene un braciere ardente

Non solo, ma fin dal 1867 venne istituito l’Ordin dël Gran Bògo: esserne adepti era considerato un privilegio.

Da notare che la lingua ufficiale del Circolo, all’epoca, era il piemontese, anzi la… “padre-lingua piemontese”, come attestano i registri conservati nell’Archivio del Circolo degli Artisti, dove le annotazioni sulla vita sociale e le voci di entrata e di spesa sui libri mastri erano appunto redatte nella Lingua subalpina.

Il Bògo portato in trionfo in Contrada di Po durante i festeggiamenti del “Carlevé ‘d Turin

Passando a tempi più recenti, il 3 Maggio 1999 il Circolo degli Artisti ottiene un nuovo riconoscimento come Ente morale, con Decreto della Regione Piemonte, che ha rinnovato e dato ulteriore carisma a quello già ottenuto nel 1857 dallo Stato sabaudo.

Dal 2018, il Circolo degli Artisti si è insediato presso le due palazzine della Giardineria Reale, di Corso San Maurizio, dove è stato trasferito il prezioso Archivio storico-fotografico-musicale-documentale.

La folta Biblioteca del C.d.A è tuttora conservata a Palazzo Graneri della Roccia, in Via Bogino 9: custodisce 11.000 preziosi volumi, riviste e periodici pubblicati tra i primi decenni dell’Ottocento e la fine del Novecento. Tra le raccolte conservate si annoverano riviste di critica d’Arte e pubblicazioni di cronaca culturale e sociale d’epoca. E, appunto, i registri manoscritti del Circolo in Lingua piemontese.

Quando parlare (e scrivere) in piemontese era ancora considerato un fatto di distinzione e di classe.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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