Vale la pena di attendere un anno, per rinnovare al 1° giorno di maggio la promessa di questo portafortuna: il mughetto festoso candido e profumato, il mughetto copioso cresciuto nel fitto sottobosco. Non lasciare passare il 1° maggio, festa dei lavoratori, senza che questo fiore emani la sua propiziatrice fragranza sopra al tuo tavolino. Perché lavoratori siamo tutti: di zappa, di penna, di pennello, di rastrello, di sarchiello, imbanditori di cotenne e venditori di almanacchi, tintori di notizie, tessitori di trame e chilometriche concordanze di elettromagnetiche fedi.
Non dimenticare dunque di mettere il piccolo biancofiore in un bicchiere, maggio si annuncia con abbondanti fragranze e così penetranti da stordire. È un profumo voluttuoso ma contemporaneamente discreto, così piccolo e distribuito in minuti calici che ancora c’è da stupire come Natura possa continuare a elargire le sue perfezioni nonostante la nostra sempre maggiore stirata voglia di apprezzare prosastiche pizze, involtini di prosciutto e carciofi.
Infatti sai che da tempo, ai lavoratori, sempre salsicce rosolate e piadine, sugosa trippa e pastasciutta dei carbonari piaceva assai e sempre se ne stavano scostati i lavoratori di concettoso e di fino.
Ma allora non hai capito che si mangiava per rendere omaggio alla festa! Adesso lavoratori di peso o di concetto hanno raggiunto la parità di crapula tutti i santi dì, meno che il dì della festa, perché i ristoranti sono strapieni.
Rompi la monotonia, pensa che il “panem et circenses” glielo hanno affibbiato per troppo tempo, ci vuole finezza per il creato, fragranza, armonia. E tutto questo non è utopia, è mughetto.
Roxi Scursatone
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