L’analisi, basata su dati dell’Agenzia delle Entrate, della Corte dei conti e del Dipartimento Finanze, prende in considerazione le aliquote Iperf (definite dalle regioni), il totale delle addizionali Irpef (regioni e comuni), l’Imu e la Tasi. Nella classifica, il Centro studi di Unimpresa assegna da uno a quattro punti: più è alto il punteggio, più è pesante la mano del fisco. Nel dettaglio Torino, con il 4,13% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi, è seconda soltanto a Roma dove si paga il 4,82% di Irap, il 4,23% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu.
«Ci sono troppe differenze a livello territoriale per quanto riguarda il prelievo fiscale e si tratta di differenze che non aiutano la ripresa così come gli investimenti delle imprese – il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci –. Serve un ragionamento complessivo, che il nuovo Governo, dopo la rapida e auspicabile formazione della maggioranza parlamentare, dovrà fare quando, speriamo al più presto, si vorrà lavorare a una serie riforma tributaria che deve essere organica».
Per quanto riguarda l’Imu, l’aliquota massima (1,06%) è applicata in 16 grandi città su 21 esaminate nel rapporto: Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Potenza, Campobasso, Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Trieste, Ancona, Catanzaro, Milano e Aosta.
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