TORINO. Anche nel 2022 tornano gli appuntamenti con il ciclo “Nove Racconta”, con reportage, approfondimenti e le inchieste sui casi di cronaca più rilevanti degli ultimi trent’anni. Il primo appuntamento del nuovo anno è programmato per sabato 22 gennaio con “Maurizio Minghella – Il predatore“. Il documentario del filone del “true-crime” (durata 75′) è prodotto dalla Verve Media Company per la regia di Alessandro Galluzzi, Marina Loi e Flavia Triggiani.
Le autrici e registe Marina Loi e Flavia Triggiani raccontano con dovizia di particolari come il pool investigativo, composto dai magistrati e dalla polizia scientifica, attraverso le nuove tecnologie e analizzando a distanza di anni diversi elementi sulla scena del crimine, sia riuscito ad incastrare per i molteplici omicidi uno degli assassini più feroci della storia d’Italia. L’appuntamento è su Nove Tv (che trasmette in chiaro) alle ore 21.25. E’ possibile visionare il documentario anche in streaming sulla piattaforma Discovery+
Con una scia di delitti indescrivibili, di rara ferocia, Maurizio Minghella appare in tutta la sua cieca violenza contro le donne: dai numerosi omicidi per libidine a Genova, fino al periodo torinese, dove, nonostante la concessione del regime di semilibertà, proseguì la sua efferata opera seriale. Un complicato puzzle da risolvere, con tre processi e tre diverse fasi investigative che si intrecciano tra loro.
“Quella di Minghella è la storia incredibile di un omicida seriale di rara violenza – spiegano Marina Loi e Flavia Triggiani -. Non è stato facile affrontare la sofferenza che ha causato a tante donne. Ma è stato anche un caso affascinante, per la bravura di coloro che ci hanno lavorato per risolverlo. In primis a Genova dove nel giro di pochi mesi l’assassino è stato assicurato alla giustizia. E poi a Torino, dove grazie all’impegno, alla dedizione ed anche all’umanità di un PM, il Dott. Sparagna, della polizia guidata dal Dott. Basile e di tutti coloro che hanno partecipato al Pool, è stato possibile riaprire tanti cold Case“.
Concludono le autrici e registe Marina Loi e Flavia Triggiani: “L’aspetto affascinante di questa vicenda è come si sono fuse intuizioni geniali che potremmo ritrovare in un libro di Simenon, agli ultimi ritrovati della scienza. È una delle storie di detection più interessanti a cui abbiamo lavorato. L’aspetto più difficile è stato ascoltare il dolore di una delle vittime che è riuscita a sopravvivere grazie ad un colpo di genio. Ma a distanza di anni Il dolore è ancora vivo, percepibile, qualcosa che è difficile descrivere. Ascoltando le sue parole è stato possibile capire che cosa hanno dovuto passare le vittime prima di essere uccise: sembra veramente un film dell’orrore”.
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