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“NON VI VOGLIAMO PIÙ”, esodo dei piemontesi, 14.000 i cittadina mandati via | Tolta la residenza d’ufficio

14.000 piemontesi cancellati dalle anagrafi, tra politiche abitative rigide e residenze d’ufficio revocate: il Piemonte affronta un esodo mai visto prima.

“Non vi vogliamo più”: negli ultimi anni, stanno spingendo migliaia di piemontesi a lasciare la loro terra. Un esodo che non è solo demografico, ma anche istituzionale.

Solo nell’ultimo anno si son contati oltre 14.000 cittadini che si sono cancellati dalle anagrafi piemontesi, un episodio che sembra non arrestarsi.

Il numero sale se si considerano anche quanti hanno cambiato residenza verso altre regioni italiane, ma il dato più forte è quello delle cancellazioni d’ufficio: un segnale chiaro di fuga.

E se la residenza viene tolta d’ufficio, il senso è ancora più grave: si mette in discussione il legame tra cittadino e territorio, tra diritto e istituzione.

Esodo di piemontesi: cacciati dalla loro casa

La residenza anagrafica è un diritto fondamentale, legato a molti altri: accesso ai servizi sociali e sanitari, partecipazione alla vita politica locale, requisiti per l’edilizia pubblica, diritto al voto, scuole, bonus, agevolazioni locali. Togliere la residenza significa, di fatto, espellere una persona dal circuito dei diritti civili in quella comunità, anche se fisicamente presente.

Inoltre, cambiare residenza non è sempre facile; molti si spostano per lavoro o studio senza aggiornare formalmente le carte, ma meno persone comporta meno entrate fiscali locali, minori consumi, scarsità di attività commerciali. La situazione attuale è per ora questa e non sembra esserci una risoluzione nell’immediato.

Persone che partono (freepik) – piemontetopnews.it

Piemontesi via: un’emergenza per il futuro della regione

Nel 2024, il Piemonte ha registrato un record storico di espatri: oltre 14.000 persone hanno lasciato la regione per trasferirsi all’estero, segnando un’impennata significativa rispetto agli anni precedenti. Tra questi, circa un terzo è laureato, con una concentrazione particolare nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni. Le motivazioni che spingono i giovani laureati piemontesi a cercare opportunità all’estero sono molteplici, a partire dalla debolezza del tessuto produttivo regionale. Il Piemonte è caratterizzato da un tessuto produttivo composto principalmente da piccole imprese con limitate capacità di innovazione, che offrono poche opportunità per profili altamente qualificati.

In media, inoltre, i laureati in Piemonte percepiscono stipendi tra i 1.540 e i 1.650 euro mensili, significativamente inferiori rispetto ai circa 2.420 euro offerti in Paesi come Francia, Germania e Svizzera. A ciò si aggiunge la carenza di opportunità di carriera stimolanti e la scarsa mobilità professionale spingono molti giovani a cercare altrove le condizioni ideali per crescere professionalmente. La provincia di Torino è la più colpita, con oltre 7.000 partenze nel 2024, seguita da Cuneo con più di 2.000 e da Novara e Asti, entrambe con oltre 1.000 espatri. Una volta partiti, molti giovani laureati non prevedono di tornare in Italia. Secondo le stime, circa il 70% degli emigrati non ha intenzione di rientrare nel Paese nei prossimi cinque anni, un dato che evidenzia la necessità di interventi strutturali per migliorare le condizioni professionali e salariali in Piemonte, al fine di trattenere i talenti e favorire il loro ritorno.

Maila Sorrenti

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