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Un piatto tipico del Canavese che tanto piaceva ai nostri nonni: il pan pultrun

In un passato, neppure troppo lontano, gran parte delle ricette contadine nascevano dagli avanzi. E con questi si preparavano zuppe, ma anche secondi. Basti pensare al fritto misto o ai caponet, soltanto per citare quelli realizzati con gli avanzi della carne. Ma erano soprattutto i primi ad essere figlio dell’avanzo, proprio perché il pane raffermo non mancava mai. Tra le zuppe caratteristiche del Canavese, ci vogliamo soffermare sul pan pultrun che si trova in pochissimi manuali e che è figlia di quanto la fattoria metteva a disposizione, soprattutto in autunno. Si tratta di una ricetta a libera interpretazione che ci dimostra come si possa creare un piatto delizioso quasi dal nulla, o per lo meno dai quasi scarti. Anche sul dosaggio la ricetta è vaga: le quantità sono a stim, come si dice in lingua piemontese, ossia “ad occhio” e secondo la disponibilità della dispensa. Comunque, il risultato è una zuppa di tutto rispetto. In quanto all’etimo, è ipotizzabile che il pultrun sia legato alla condizione del pane stesso che da arssëttà (raffermo) sia diventato da supa (da zuppa) e di consenguenza molle, papposo. Un po’ pigro, per intenderci.

Ingredienti per quattro persone. Pane raffermo; latte; formaggio grattugiato; una cipolla, tre zucchine; olio e burro q.b.;  sale e pepe.

Preparazione. Si fa soffriggere la cipolla nell’olio e burro, si aggiungono le zucchine affettate sottili; quando il tutto ha preso colore si butta dentro il pane secco spezzettato, si copre di latte, si aggiungono sale e pepe. Si lascia cuocere a fuoco bassissimo, mescolando spesso, per un’oretta, o fino a quando la zuppa ha raggiunto la consistenza che ci piace. 

 

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