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Storie e tradizioni a confronto: la “bataille des reines”

A scontrarsi sul campo non ci sono uomini o donne in costume, ma mucche che ripetono, quasi ritualmente, una tradizione che è parte integrante del loro istinto e che si estrinseca in particolare durante il periodo dell’alpeggio. Infatti, per istinto naturale, le mucche al pascolo tendono a lottare tra loro al fine di imporre  il dominio di uno solo degli animali. Dopo un breve scontro, una delle due si ritira in buon ordine, riconoscendo la superiorità dell’avversaria; la “battaglia” continua fino a quando solo una tra le mucche della mandria risulterà la vincitrice. Sarà lei a guidare le altre durante gli spostamenti.

Seguendo questa ancestrale peculiarità degli animali, la Bataille des reines che fa incontrare le Regine delle varie mandrie, al fine di eleggere la Regina delle Regine. L’avvenimento è un vero e proprio spettacolo, privo di ogni forma di violenza che riunisce un pubblico molto folto: alla periferia della città è stata approntata un’arena fissa che può accogliere fino a diecimila spettatori. Sono previste tre categorie: fino a 470 kg; da 470 a 530 kg; oltre i 530 kg. La Valle d’Aosta vanta una tradizione secolare, ma anche alcune località piemontesi ospitano battaglie tra bovini. E tra queste quelle di Groscavallo, Cantoira, Tavagnasco e Favria. Quest’ultima è in programma domenica prossima, 7 aprile.

La “Battaglia delle Regine” è una lotta gerarchica in cui sono ancora evidenti le reminiscenze di quell’aggressività naturale che faceva parte del bagaglio biologico degli animali prima del loro addomesticamento. Intorno a questa “Battaglia” è stata ricostruita un’autentica celebrazione della forza, ammantata di mito, che caratterizza questo animale. Oggi la sfida delle Regine attira intorno al loro ancestrale scontro una grande folla che, rispondendo ad un impulso atavico come la stessa primordiale lotta per il potere animale, assiste alla battaglia riuscendo a percepire la tradizione celata nei muscoli tesi allo spasimo, nelle finte cornate, nelle scalpitanti evoluzioni degli zoccoli.

La Regine si scontrano secondo metodologie che odorano ancora di duello pagano, di lotta per la sopravvivenza: ma in tutto questo non c’è mai il primario desiderio di uccidere chi perderà lo scontro.  La perdente fuggirà simulando la sottomissione e la vincitrice potrà così acquisire il potere di guidare il branco e di nutrirsi per prima, ma il suo sarà un potere scandito anche dai doveri: infatti avrà il compito di sorvegliare il branco e il territorio posseduto, difendendolo da estranei e nemici.

Nello scontro gli animali sono indirizzati nei pressi del mount, mucchietto di terra che costituisce il luogo di riferimento prima dell’attacco, poi minacciosamente scalpitano, sollevano terra e sassi, studiandosi a vicenda. Giunto il momento fatidico le due regine si slanciano l’una contro l’altra  e urtano violentemente il capo quindi, testa contro testa,  incrociano le corna e iniziano a spingersi con forza puntando i garretti nella terra. Quella che per prima non reggerà la spinta, si scanserà con un balzo all’indietro o di lato, lasciando così il campo libero e manifestando la propria sottomissione.

Alla fine del periodo della stabulazione invernale all’interno delle stalle, le mucche sono indirizzate nei recinti in cui avvengono i primi scontri che determineranno un prima selezione. Infatti la mucca che avrà avuto la meglio su quelle del proprio gruppo, si scontrerà con molte altre delle mandrie che si raccoglieranno negli alpeggi per il periodo della transumanza estiva. Qui si avranno gli scontri più spettacolari, scanditi da regole non scritte ma che sono parte del Dna di questi animali forti, ma mai spietati e crudeli.

L’identico rigore ancestrale si può osservare tra gli animali selvatici: quando gli stambecchi lottano cozzando con le corna per il predominio sulle femmine del gruppo, il più debole non viene ucciso ma si sottomette a colui che diventerà il dominatore del branco. È facile immaginare lo stupore e forse anche il timore degli uomini quando videro per la prima volta questo comportamento in cui istinti naturali e un quid di rituale si amalgamano in una singolare pratica simbolica.

A dimostrazione di quale peso abbia avuto lo scontro delle mucche sull’immaginario dell’uomo, abbiamo un esempio molto singolare nelle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie (Alpi Marittime in area francese). In quest’area, dall’Età del Bronzo fino all’arrivo delle truppe romane, gli antichi pastori decorarono le rocce della valle con una grande quantità di incisioni rupestri, che ancora oggi sono motivo di dibattito tra gli studiosi. Tra le migliaia di opere vi sono alcune raffigurazioni di scontri tra corniformi, quasi certamente si tratta delle memoria incisa sulla pietra da parte di chi, per la prima volta, cercò di “raccontare” con un linguaggio rozzo e arcaico, un fenomeno tra i più originali e suggestivi dell’alpeggio estivo.

Quella bovina è una società fortemente matriarcale e la Bataille des reines pone in evidenza questo status con notevole nitidezza. In genere le mucche più combattive sono quelle della razza pezzata nera castana, la loro struttura fisica consente le consente di impegnarsi in combattimenti anche impegnativi: hanno muso largo, gambe corte e zoccoli molto robusti. Più mite, anche se, quando è ora di scontarsi, sa tirar fuori tutta la grinta necessaria, la pezzata rossa.

Massimo Centini

Classe 1955, laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha lavorato a contratto con Università e Musei italiani e stranieri. Tra le attività più recenti: al Museo di Scienze Naturali di Bergamo; ha insegnato Antropologia Culturale all’Istituto di design di Bolzano. Docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino e al MUA (Movimento Universitario Altoatesino) di Bolzano. Numerosi i suoi libri pubblicati in italiano e in varie lingue.

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