Personaggi & Interviste

Pinot Gallizio, il farmacista albese col pallino della pittura e padre della pittura industriale

TORINO. Uno dei più importanti protagonisti della pittura situazionista del Novecento in Piemonte è indubbiamente Giuseppe Gallizio, per tutti semplicemente Pinot. Nato ad Alba nel 1902, consegue il diploma al collegio “San Giuseppe Cafasso” e nel 1924 la laurea in Farmacia a Torino. Diviene ufficiale farmacista durante il secondo conflitto mondiale e dopo l’8 settembre intraprende la lotta di Resistenza unendosi alla brigata partigiana “Alpi”. Finita la guerra entra a fare parte della Consulta Comunale nella lista fatta dalla DC. Dall’aprile 1946 fino al mese di Agosto diventa assessore, ma abbandonerà al DC per iscriversi al PCI. Nel 1951 viene eletto nel consiglio comunale mantenendo il ruolo di consigliere sino al 1960.

Gallizio scopre l’arte grazie all’incontro con Piero Simondo nel 1952. I suoi primi esperimenti con la pittura risalgono all’anno successivo. Ad Albisola nel 1955 incontra l’artista danese Asger Jorn e con lui e Piero Simondo fonda ad Alba il Laboratorio sperimentale per una Bauhaus Immaginista. Proprio nella capitale delle Langhe l’anno successivo ha luogo il Primo congresso mondiale degli artisti liberi, cui partecipano tra gli altri Enrico Baj, Piero Sismondo, Elena Verrone, Ettore Sottsass, Constant, Wolman e altri esponenti delle avanguardie nucleari e informali.

Le tele realizzate da Gallizio erano lunghe anche decine di metri

Da quell’esperienza, l’anno successivo nasce l’Internazionale Situazionista, che per Gallizio significa l’avvio della pittura industriale: una maniera differente di porsi nei confronti dell’arte, un approccio lontano dalle tecniche tradizionali e soprattutto con finalità diverse, estranee al mercato. Egli approfondisce le sue ricerche e sperimentazioni artistiche fino alla messa a punto della pittura su lunghi rotoli di tela destinati a essere tagliati e venduti a metro. Dal laboratorio di Alba arriva a esporre a Parigi nel 1959, mentre l’anno successivo viene espulso dall’Internazionale Situazionista, che nel frattempo ha assunto una connotazione sempre più politica e meno artistica. Da questo momento egli è solamente e intensamente artista, in contatto con le personalità e le tendenze più vitali e innovative del suo tempo.

Oggi custode della memoria di Gallizio ad Alba è lo Spazio Gallizio che si trova in una sala al secondo piano del Centro Studi Beppe Fenoglio. Qui, oltre ai testi e ai documenti, è conservata anche L’anticamera della morte, un’opera considerata testamento del pittore: uno scaffale contenente oggetti che simboleggiano la storia della sua vita, dalla chimica alla pittura, ricoperti di vernice nera, un’opera ambientale ultimata poco prima della sua improvvisa morte avvenuta all’età di 62 anni, nel febbraio del 1964. Pochi mesi dopo, le sue opere saranno esposte in una sala personale in occasione della XXXII edizione della Biennale di Venezia.

Pinot Gallizio nel 1960 ad Alba

Un’esistenza e un’attività artistica a tratti silenziosa, ma non muta. In una decina di anni di attività artistica Gallizio ha lasciato la propria firma nel panorama artistico europeo. Le sue opere, partite da Alba, hanno percorso lunghe strade, ma se alcune hanno un nome e un indirizzo dove poterle andare ad ammirare, di quei frammenti tagliati e venduti al metro si sono perse le tracce. Mi piace immaginare questi metri di tela, come quelli venduti al mercato di Alba, utilizzati in casa di qualche persona inconsapevole, come oggetto di quotidianità, magari per coprire un tavolo, o come tenda, in un luogo sottratto al mercato dell’arte che Gallizio voleva “inflazionare”.

Massimo Davì

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