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Nati il 25 settembre: il cardiochirurgo torinese Achille Mario Dogliotti

E’ stato uno dei medici italiani più illustri del Novecento, diventato famoso in tutto il mondo per essere stato il primo a eseguire, nell’agosto del 1951, un intervento a cuore aperto. Stiamo parlando del professor Achille Mario Dogliotti, scienziato e clinico di indiscusso valore, capace di dare, in ogni settore della chirurgia, originali e importantissimi contributi. Figlio di Luigi, medico e sindaco di Alba e di Clotilde Ferrara Bardile, Achille Mario nasce a Torino il 25 settembre 1897. Dopo la prematura scomparsa del padre, il giovane Dogliotti porta a termine gli studi liceali e nel 1914 si iscrive alla facoltà di medicina dell’università di Torino. L’anno successivo, quanto l’Italia entra in guerra, Dogliotti si arruola volontario, dapprima come sergente di sanità, quindi come aspirante ufficiale medico. Terminato il conflitto riprende gli studi e consegue la laurea nel 1920. Nel 1923 vince il concorso per esami al posto di assistente effettivo nell’istituto di patologia chirurgica e nel 1926 consegue la libera docenza in patologia speciale chirurgica. In quegli anni iniziano le sue sperimentazioni che lo portano ad essere uno degli ultimi veri esperti di chirurgia generale; i campi di applicazione sono i più vasti e interessanti: dall’urologia all’algologia, passando per interventi di ortopedia, neurochirurgia, dalla chirurgia toracica a quella addominale.

Per ampliare le sue conoscenze, viaggio molto all’estero, dove frequenta le più importanti cliniche: nel 1925 e nel 1927 in Francia, a Lione e a Parigi, nel 1929 negli Stati Uniti, nei più prestigiosi centri chirurgici. La sua ecletticità lo porta a scrivere importanti trattati tra cui si ricordano quello sull’anestesia adottato perfino nelle università americane, e quello sulla tecnica operatoria su cui si formarono per anni generazioni di chirurghi. All’attività medico-chirurgica scorre in parallelo quella di docente presso diverse università italiane: nel 1937 a Catania, nel 1944 a Torino (sostituendo il suo collega/docente prof. Uffreduzzi). Ai giovani colleghi e agli studenti sottolinea di continuo «l’importanza della figura del chirurgo generale al fine di mantenere un collegamento che permetta il trasfondersi di varie conoscenze, evitando il formarsi di pericolosi compartimenti-stagno ove si proceda all’oscuro di ciò che avviene in settori paralleli».

Oltre che al primo conflitto mondiale, Dogliotti prende parte anche al secondo nel quale viene insignito due croci di guerra. Nel 1942 organizza in Russia il grande centro chirurgico italiano di Voroshilovgrad (l’attuale Luhansk, in Ucraina), dove si effettuavano interventi di alta chirurgia.  Finita la guerra, nel 1948 viene chiamato d’urgenza a Roma al capezzale del segretario del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, vittima di un attentato. Nel 1956 sarà anche a capo dell’unica colonna italiana in grado di entrare nell’Ungheria invasa dai carri armati sovietici.

A Torino si dedica in qualità di direttore alla ricostruzione ed all’ampliamento della Clinica Chirurgica delle Molinette. Durante un ciclo di conferenze negli Stati Uniti e l’incontro con Alfred Blalock lo portano ad appassionarsi di cardiochirurgia: sarà il primo a portare in Italia questa nuova specializzazione e a dedicarvisi totalmente. Nel 1951 è suo il primo intervento nella storia effettuato in circolazione extra-corporea totale. Innovatore anche nel settore formativo, apre in Italia le scuole di specializzazione in anestesiologia, cardiochirurgia ed in chirurgia plastica. La sua capacità, il suo eclettismo e la sua esperienza gli fruttano riconoscimenti a livello europeo e internazionale. E’ nominato anche presidente del Comitato ordinatore delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, che si tengono a Torino nel 1961, nonché promotore della donazione di sangue e della conseguente nascita della Fidas.

Il professor Dogliotti con la famiglia: la moglie Nellina e le due figlie Ornella e Lucetta

Con la sua esperienza A. M. Dogliotti forma importanti figure nel campo della chirurgia tra cui ricordiamo Edmondo Malan. Nel 2016, in occasione del cinquantenario della morte, avvenuta il 2 giugno 1966, fa i suoi allievi gli dedicano un volume. Nell’introduzione si legge: «Vi sono uomini che rappresentano nobilmente il loro paese, produzioni scientifiche che sintetizzano un’epoca e la identificano. (…) Tutte le tappe della chirurgia di questi ultimi quarant’anni portano la sua impronta e spesso come anticipatore dell’avvenire. (…) Essi costituiscono un prezioso patrimonio di cultura, di esperienza vissuta che dimostra un mirabile senso della realtà, una facoltà di intuizione che porta direttamente all’essenziale, ed una ardente fertilità inventiva. (…) Lo spirito che anima il nostro Maestro, il fascino della sua personalità, il coraggio delle sue idee fanno nascere vocazioni, fanno accorrere attorno a lui una folla di studiosi: è un continuo succedersi di riunioni scientifiche e di congressi che egli presiede, nuove Società nazionali e internazionali che sorgono per sua iniziativa».

Dal 1990 il corso su cui sorge la clinica chirurgica da lui creata porta il suo nome, così comel’aula magna dell’ospedale San Giovanni Battista di Torino. Dogliotti riposa al cimitero monumentale di Torino.

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