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Nati il 23 giugno: Aldo Bricco, il pinerolese scampato all’eccidio di Porzus

Aldo Bricco nasce a Pinerolo il 23 giugno 1913, figlio di Agostino e Lucia Gardiol. Arruolatosi nel Regio esercito, con l’entrata in guerra del Regno d’Italia, combatte durante la battaglia delle Alpi Occidentali come tenente del 2º Reggimento alpini, venendo decorato con una Croce di guerra al valor militare. Promosso capitano parte per il fronte orientale al comando della 6ª Compagnia del battaglione “Tolmezzo” e tra il dicembre 1942 e il gennaio 1943 viene insignito di una Medaglia d’argento “sul campo” e una di Medaglia di bronzo al valor militare per essersi distinto durante la seconda battaglia difensiva del Don.

Rientrato in Italia, matura sentimenti antifascisti e dopo l’8 settembre 1943 si unisce alla Resistenza, entrando insieme ad altri ufficiali degli alpini a far parte delle Brigate Osoppo, formazioni di ispirazione cattolica e liberale operanti in Friuli. Il suo nome di battaglia è Cèntina. E’ tra i pochi che riesce a scampare all’eccidio di Porzus, nel Friuli orientale, dove perdono la vita il comandante delle Brigate Osoppo Francesco De Gregori (Bolla), il commissario politico Gastone Valente, Elda Turchetti e Giovanni Comin e altri 13 partigiani ad opera di un gruppo di altri partigiani – in prevalenza gappisti – appartenenti al Partito Comunista Italiano . Il capitano Bricco, che si trova alle malghe perché deve sostituire Bolla, riesce a fuggire e salva la vita perché gli inseguitori, dopo averlo colpito con raffiche di mitra, lo credono morto.

Molti anni dopo, rievocherà quei momenti con queste parole: “Ci avevano presi, me e Bolla, il comandante. Abbiamo sentito gridare: portateli dentro. Bolla era avanti, io dietro. Uno mi ha gridato: vigliacco, bastardo, traditore. E subito un pugno mi ha colpito forte, sulla faccia. Sono finito contro la parete della malga. Erano cento, sparpagliati nella neve, sapevo che non era ragionevole pensare di scappare. Ma per giorni, per mesi avevo ripetuto dentro di me che se mi avessero preso, fascisti o nazisti, ci avrei provato. Quell’idea era diventata un riflesso. Sono schizzato come una molla, mi sono messo a correre come un forsennato. Sapevo che non c’era scampo, eppure correvo giù per la montagna e sentivo le pallottole che mi entravano nel corpo, dalla schiena: ai fianchi una alla spalla, in mezzo ai reni, il sangue, caldo, scendeva giù per i pantaloni e mi riempiva lo scarpone, eppure le gambe mi portavano, andavano veloci come se non fossi io a comandarle. Sono arrivato a un dirupo: o gettarsi o arrendersi. Ho fatto il salto: sette o otto metri, la neve mi ha aiutato. E poi di nuovo di corsa, mentre le pallottole facevano spruzzi di neve intorno…”

L’indomani viene arrestato dagli sloveni, ma poi liberato grazie a un salvacondotto che gli fornisce un maestro elementare. Nel corso dei processi per l’eccidio degli anni cinquanta, Bricco è insieme a Leo Patussi “Tin” e Gaetano Valente “Cassino”, due osovani che sono stati risparmiati accettando di passare nei GAP, il principale accusatore di Toffanin e gli altri partigiani comunisti imputati, sui quali gravava tra gli altri capi d’accusa quello di concorso in tentato omicidio aggravato ai suoi danni.

Bricco continua negli anni successivi la carriera di ufficiale degli alpini: nel 1956, quando ricopre il grado di tenente colonnello, è nominato responsabile dei trasporti dei VII Giochi olimpici invernali svoltisi a Cortina d’Ampezzo, e con quello di Colonnello ricopre l’incarico di comandante della Caserma “Cantore” di Pordenone. Va poi in pensione con il grado di generale di brigata, venendo promosso successivamente Generale di corpo d’armata a titolo onorario. Si spegne nella sua Pinerolo il 2 luglio 2004, lasciando la moglie Nella e i figli Piero e Paolo.

Nel 1997 il regista Renzo Martinelli ha dedicato alla figura di Centina e a quella di Storno il film Porzus. Il lungometraggio è interpretato da Lorenzo Flaherty (Centina giovane) e Gabriele Ferzetti (Centina anziano). Invitato da Martinelli a partecipare alla prima del film alla 54ª Mostra del Cinema di Venezia, Bricco rifiuta e dichiara la propria contrarietà al film: “Dopo tanti anni, su questa vicenda bisognava mettere una pietra: è un triste passato da non rivangare”.

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