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Nati il 22 agosto: la torinese Rosa Fumetto, al secolo Patrizia Novarini

E’ considerata il mito dello spogliarello. In Italia così come all’estero, tanto da portarla a dire: «Sono l’unica ad avere ottenuto la laurea in strip-tease. Chi me l’ha data? Me la sono consegnata da sola. E penso di averne tutti i requisiti». Patrizia Novarini, per tutti soltanto Rosa Fumetto, nasce a Torino il 22 agosto 1946. Per tutte le scuole elementari abita a un passo dalla Mole Antonelliana. Poi, a Milano per continuare gli studi, un po’ dalle Piccole Suore del Santo Natale, un po’ dalle Carmelitane, infine dalle Preziosine. E’ figlia di ballerina e vuole seguire le orme materne, impegnandosi nella danza.

Fino a che nel 1968, all’età di 22 anni , viene notata e assunta da Alain Bernardin nel suo famoso locale di strip tease parigino, il Crazy Horse, dove ci rimane per nove anni. «Ero una specie di clown e Alain mi battezzò come ‘Rosa la bolognese – ricorda la showgirl, danzatrice, attrice e cantante torinese  -. In quel tempo non mi piacevo molto, era l’epoca di Veruska che era alta un metro e ottanta, mi sentivo lontana da quel modello, solo dopo che arrivai al Crazy Horse imparai a sentirmi bella».  Dal primo numero quasi comico si incarna nel mito della nudità femminile estremizzata al rango d’opera d’arte assoluta: «Avevamo la consapevolezza che un momento fugace ci rendeva perfette».

All’inizio semplice strip tease, poi il nudo integrale vero e proprio. Una rivoluzione assoluta in quegli anni: «Accadde nel 1973, ci era stato commissionato un galà privato per lanciare la nuova collezione dei gioielli di Van Cleef. Fu allora che Bernardin ci fece togliere quel pezzettino di stoffa che portavamo attaccato al pube con lo scotch biadesivo, finalmente libere con addosso solo le nostre mutandine naturali!».  Nel 1973 esordisce come attrice cinematografica con il film erotico Les tentations de Marianne. Successivamente recita in diverse pellicole fra cui La Lune dans le caniveau (1983), diretto da Jean-Jacques Beineix e interpretato da Gérard Depardieu e Nastassja Kinski.

Nel 1979 Rosa si dimette dal Crazy Horse e lascia  Parigi.  In quell’anno, incide il singolo Crazy Moon, edito dalla RCA, che ottiene un buon successo commerciale in Spagna. Pubblica in seguito un nuovo singolo, Non mi chiedere perché, nel 1984. In questi anni posa anche per “Playmen” ed è testimonial dello spot pubblicitario dell’Intimo Roberta, che per primo ha mostrato in tv un sedere.

Contestualmente appare in alcune trasmissioni per la televisione conducendo nel 1983 su Rai 2 il varietà sexy Il cappello sulle ventitré, trasmesso nella seconda fascia serale: «Avevano pochi soldi e pensavano che io con un numero di strip tease avrei risolto tutto, ma nessuno osò scrivere sul contratto che mi sarei dovuta spogliare». Le regole sono che il nudo venga concordato da precise clausole. «Fu alla quarta puntata, la mia collega Trucula Bon Bon aveva un vestito un po’ largo che ogni tanto le scendeva sul seno, lei lo tirava su e si ricopriva. Dietro le quinte il regista Mario Landi però imprecava perché pretendeva di poter rubacchiare quel po’ di nudo. Allora chiesi la camera in primo piano e gli urlai davanti a tutti che era un porco, se voleva il nudo non aveva bisogno di trasformare il pubblico in un gruppo di guardoni, il nudo glielo davo io, anche integrale! E così mi tolsi tutto, anche se non ero pagata per farlo. Era la mia maniera per salvare il pudore di noi artiste che quella gente aveva offeso».

Con il sopraggiungere del nuovo millennio, Rosa Fumetto non desiste dal calcare palcoscenici e set cinematografici. Nel 2006 è impegnata nella piece Se ne carette o teatro, per la regia di Bruno Colella e al fianco di Ernesto Mahieux. L’anno seguente interpreta il ruolo di Lola nel film Gloss – Cambiare si può di Valentina Brandolini.

Torino è rimasta nel suo cuore, tant’è che intervistata di recente ha dichiarato: «Se parliamo di sensorialità, Torino vanta la cucina migliore del mondo. Nulla sostituisce il Barolo, il riso Arborio, il modo di cucinare la selvaggina, senza panna, odio la panna. E poi il diabolico… Noi torinesi non abbiamo paura del diavolo, sappiamo bene che non esiste. Che non è altro che la forma distorta dell’estasi».

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Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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