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Nati il 21 maggio: Giovanni Parola, partigiano e storico della “Granda”

Giovanni Parola nasce a Busca, in provincia di Cuneo, il 21 maggio 1922. All’Università di Torino si laurea in pedagogia, mentre ancor prima frequanta il Corso Allievi Ufficiali Alpini a Tarquinia che deve interrompere l’8 settembre 1943. Ai sensi della legge 277 del 1999 gli verrà conferito il grado onorifico di sottotenente. Dopo l’armistizio Giovanni decide di aderire alla Resistenza e partecipa alla Guerra di liberazione come Comandante di Distaccamento nella II Divisione “Giustizia e Libertà”. Per questo verrà decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare.

Dal 1946 viene nominato direttore didattico a Cortemilia, a Demonte e poi a Savona, alle scuole elementari “Colombo” . Proprio a Savona riveste la presidenza del Consorzio del Patronati Scolastici per la provincia rivierasca organizzando i servizi di trasporto, mensa e assistenza alle famiglie degli studenti meno abbienti. E’ anche uno degli ideatori delle “Feste del bosco”, mentre per avere scritto la storia di Mioglia (Sv), ne ottiene la cittadinanza onoraria. E’, inoltre, molto attivo nelle iniziative dell’Associazione Nazionale Alpini.

Nel corso degli anni si interessa a diversi studi di storia locale e della Resistenza, pubblicando opere divulgative assai apprezzate. Non a caso, gli argomenti prevalenti dei libri di Parola hanno per sfondo gli Alpini, la Resistenza e la Scuola. Tre immagini forte e rappresentative del nostro Paese, pure in momenti segnati da mutazioni radicale, tanto storiche che sociali. Che sono state foriere di grandi valori, perché lo era il nostro Paese attraversando grandi stagione. Come scrive in un articolo Antonio Rosselli, “Parola, che era nato in un tempo difficile ma non cresciuto ai margini della cultura, bensì nel suo stesso cuore, da osservatore saggio ed avveduto, sapeva ancora affrontare di petto il ‘nuovo mondo’, senza lasciarsene traumatizzare. Credeva fosse arrivato il momento di fare due conti, di vederne i limiti e non solo i pregi. Capire cosa restasse oltre la mera ideologia, l’indottrinamento, l’obbligo morale interiorizzato sotto forma di abitudine. Perché riteneva un errore credere di avere la verità in tasca, di sapere più degli altri, di poter dettare legge su tutto e tutti. Tutto ciò specialmente per quanti banalmente sono annoverati fra intellettuali, sapienti e giusti”.

Dal 1970 Giovanni Parola diviene ispettore scolastico, a Chiavari e poi a Genova, trasferendo la sua residenza ad Albisola. Muore nel novembre 2005, lasciando il figlio Sergio. La moglie, Rosa Nebiolo, anch’ella insegnante e preziosa collaboratrice nei suoi libri, era mancata alcuni mesi prima, il 16 novembre.

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