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Nati il 16 giugno: l’anatomista torinese Luigi Rolando

Tra gli anatomisti e fisiologi che diedero alla scienza illustri risultati a cavallo tra XVIII e XIX secolo non si può dimenticare l’importante ruolo che svolse il torinese Luigi Rolando, medico di corte dei Savoia, nonché docente universitario tanto nella capitale sabauda, quanto in Sardegna.

Luigi Rolando nasce a Torino il 16 giugno 1773. Nella sua città natale si laurea nel 1793 come allievo di Gianfrancesco Cigna e nel 1802 viene aggregato al Collegio Medico. Nel decennio successivo, i suoi interessi si indirizzano soprattutto sull’anatomia e la fisiologia dell’apparato respiratorio. In quegli anni compie esperimenti sulla respirazione in condizioni controllate e stringe anche una solida amicizia con lo zoologo Franco Andrea Bonelli, cui nel 1822 dedica la scoperta di una nuova specie degli Echinodermi, la Bonellia viridis.

Su invito dell’archiatra della corte sabauda Giuseppe Audiberti, Rolando nel 1804 accetta di trasferirsi in Sardegna al seguito della corte sabauda, costretta a lasciare Torino in seguito all’occupazione napoleonica. All’Università Sassari ottiene l’incarico di professore di medicina pratica. Prima di andare sull’isola però, trascorre due anni (1805-1807) a Firenze, dove studia anatomia e apprende le tecniche di ceroplastica del laboratorio di Paolo Mascagni e Felice Fontana. Negli stessi anni Rolando prende parte alla disputa sulla dottrina browniana, criticandola in favore di una visione strettamente fisiologica della vita.

In Sardegna – favorito dalla relativa tranquillità dell’isola rispetto al continente – realizza gli studi più importanti in campo neurologico. Grazie ad una notevole abilità anatomica e ad un metodo strettamente sperimentale, analizza nel dettaglio numerosi aspetti dell’anatomia e del funzionamento del cervello, sfruttando anche la stimolazione elettrica con la corrente galvanica della corteccia cerebrale. Utilizza questi lavori per sostenere una posizione materialista per molti aspetti simile alla frenologia di Gall e Spurzheim.

Dopo la Restaurazione viene nominato medico di corte. Inoltre, nel 1814 gli viene conferita la cattedra di anatomia all’università di Torino e vi fonda un Museo che oggi porta il suo nome, ove è possibile ritrovare altri illustri nomi della medicina quali Carlo Giacomini. Insegna anche presso l’Accademia delle Belle Arti e viene eletto membro dell’Accademia delle Scienze. Tra i risultati di maggior rilievo da lui ottenuti vanno ricordate le tre formazioni da lui descritte: la scissura che nel cervello divide il lobo frontale dal parietale (oggi detta scissura di Rolando); il tuber cinereum, formazione che si trova vicino al chiasma ottico alla base dell’encefalo; la sostanza gelatinosa, che nel midollo spinale ricopre la testa del corno posteriore. 

Per tutta la vita Rolando sarà un osservatore preciso e puntiglioso della realtà circostante, esaminando con scrupolo gli apparati e i sistemi nelle loro strutture e proprietà, per poterne discernere chiaramente la fenomenologia. Muore a Torino il 20 aprile 1831. Tra le sue opere principali si ricordano “Sulle Cause da cui dipende la vita negli esseri organizzati” (1807), “Saggio sopra la vera struttura del cervello dell’uomo e degli animali e sopra le funzioni del sistema nervoso”, pubblicato a Sassari nel 1809, “Ricerche anatomiche sulla struttura del midollo spinale” (1824), “Della struttura degli emisferi cerebrali” (1829).

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