BiellaPersonaggi & Interviste

MASSIMILIANO TARELLO

BIELLA. Ha 30 anni, ed è conosciuto come il fotografo/biologo. Massimiliano Tarello vive a Biella, è laureato in Scienze Naturali e specializzando in Biologia dell’Ambiente, e, dopo una settimana di lavoro come consulente nel campo del non-profit, nei weekend si dedica alla fotografia, unita all’accompagnamento naturalistico, in compagnia dell’amico Mauro Fanelli, biologo e guida naturalistica dal 2014.
 A lui è legato Nabumbo, un progetto di ri-valorizzazione territoriale che, attraverso escursioni guidate e “consapevoli”, mira a portare alla scoperta delle bellezze storiche e naturalistiche delle vallate piemontesi, e non solo. Da dove deriva lo stravagante nome? Da un’isola immaginaria presente nel film della Walt Disney “Pomi d’ottone e manici di scopa”. Tutto una scoperta…

Come nasce Nabumbo?

Insieme con il compagno di università Mauro Fanelli, che in ambito scientifico si dedica con maggior propensione allo studio e alla conservazione di rettili e anfibi, e con la mia ragazza Martina Sasso nel 2016 lanciamo Nabumbo, anche se, a dire il vero, il progetto nasce qualche anno prima da una grande passione, mia e di Martina, per il viaggio. Infatti, a differenza di quanto accade ora, Nabumbo sarebbe dovuto essere un portale per tutti coloro che trovano nel viaggio un vero e proprio “modo di essere”, ma, per svariati motivi, la nostra idea parte a rilento, non riuscendo a esprimersi al cento per cento. Bisognerà attendere il 2016 per un completo restyling homemade.

A gennaio 2019 Nabumbo compirà tre anni: cosa racconteresti di questi 36 mesi?

Avere la fortuna di vedere il proprio sogno che cresce e si realizza è qualcosa d’impagabile. In questi nostri primi due anni e mezzo di escursioni, le emozioni non sono mancate. Attraverso questa nostra grande passione abbiamo avuto modo di esplorare e condividere quanto la natura ha da offrire, vivere, scoprire, e anche tracciare realtà meravigliose come la vulcanica Pantelleria, ma soprattutto abbiamo avuto la fortuna di conoscere molti nuovi amici con i quali condividere momenti speciali. Insomma, Nabumbo ci ha regalato più di quanto ci aspettassimo.
 Un sogno, che speriamo possa diventare sempre più una realtà!

Come si sviluppa il legame col territorio in cui vivi?

Il primo legame profondo con il Biellese lo devo ai miei genitori. Ricordo con affetto le innumerevoli passeggiate nella natura, sempre diverse, sempre alla ricerca di qualche nuovo angolo di territorio da scoprire. La natura era per me un luogo in cui poter sognare, quasi un universo parallelo. Col passare degli anni, la passione per il mondo naturale ha avuto modo di crescere e di rafforzarsi: gli studi nel campo delle Scienze Naturali e della Biologia hanno lasciato una forte traccia nella mia vita, permettendomi tra l’altro, di conoscere l’amico e collega Mauro Fanelli, con il quale ho avuto il piacere di dare forma a Nabumbo.

C’è un luogo in cui ti sei sentito a casa come se fosse già stato il tuo primo ventre materno?

Biella è la mia terra natia, ma è a Candelo che ho avuto il mio “imprinting” con la natura. La Baraggia, meglio conosciuta come la “savana Biellese”, è stata il mio primo parco giochi. Le sue mille sfaccettature la rendono un luogo unico del suo genere, un luogo da vivere, percorrere e scoprire in ognuna delle quattro stagioni. Un luogo in cui si può ancora apprezzare l’incessante rapporto uomo-natura, anche se talvolta l’uomo è in grado di dare il peggio di sé.

Quindi la tua terra natia è il primo, o l’ultimo posto da esplorare attraverso la macchina fotografica?

È una cosa che non mi stancherò mai di ripetere: qualsiasi luogo, se ben esplorato, può regalare momenti fotografici di rara bellezza. Basta solo aprire gli occhi e coglierne appieno la bellezza. C’è più meraviglia a due passi da casa che a migliaia di chilometri di distanza.

Qual è stata la meta più lontana che hai immortalato col tuo obiettivo?

Sud-Africa e Stati Uniti sono state indubbiamente le mete più lontane per i miei obiettivi. Luoghi cari a tutti i fotografi, che trovano nella fotografia naturalistica e di paesaggio la quintessenza della perfezione.

Ci spieghi in che modo e in quanto tempo, appostandoti, realizzi scatti particolari?

Non ho un tempo preciso, diciamo che varia da situazione a situazione. Molto spesso, durante i nostri viaggi e trekking, il tempo è limitato a causa del gran numero di chilometri da percorrere. Amo ritrarre i luoghi nei momenti in cui li vivo, ma non disdegno affatto la bellezza della ricerca dell’attimo. Studiare una location nel dettaglio, carpire l’angolazione migliore per ritrarre il soggetto, e perché no, valutare le condizioni migliori per catturare una magica via lattea, possono richiedere una lunga preparazione. Indubbiamente è la fotografia naturalistica quella che richiede tempistiche maggiori: ricercare la fauna nel suo habitat, oltre a essere emozionante, richiede un’adeguata cura, al fine di evitare di disturbare i comportamenti degli animali. In fondo, siamo ospiti a casa loro, quindi il rispetto è alla base.

Come accennavamo, ti hanno nominato il fotografo/biologo, dal momento che hai unito questi due lavori. Durante le escursioni organizzate quali riscontri hai da parte di chi partecipa?

Come già accennato, gli studi hanno permesso di aprire, a me e a Mauro, una piacevole possibilità: poter trasmettere la nostra grande passione per la natura, l’outdoor e l’escursionismo a tutti coloro che ci vogliono seguire e accompagnare nelle nostre avventure. Sguardi felici dopo un’intensa giornata, curiosità per aneddoti relativi al luogo attraversato, e la gioia nel trascorrere una piacevole giornata nella natura, valgono più di mille parole. Quello che facciamo è per noi una grande opportunità, che speriamo in un futuro possa concretizzarsi in un qualcosa di più esteso.

Cosa ti dona Madre Natura, e cosa senti di restituirle?

Penso di poter affermare con estrema certezza che la Natura è per noi un luogo in cui sentirsi completamente liberi e perfettamente connessi con il mondo che ci circonda. Una semplice passeggiata tra i boschi riesce sempre a fornirci esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Cosa penso possiamo restituirle? Nel mio piccolo, spero che, attraverso le nostre escursioni “consapevoli”, le persone riescano a sviluppare un nuovo modo di approcciarsi a questo meraviglioso mondo.

Come ti organizzi prima di partire per un viaggio?

I momenti che precedono il viaggio sono indubbiamente i migliori. Nel mio piccolo mi sento pervaso da un turbine di emozioni, che riportano alla mente le grandi esplorazioni dell’Ottocento. Certo, fantastico molto, ma il piacere di sfogliare una guida, studiare attentamente la prossima meta, e tentare di assaporare la vera cultura di un luogo trovo non abbiano prezzo. È un po’ come ricercare lo scatto perfetto: senza grande studio, passione e dedizione non si otterrà mai quello che si cerca.

Cosa hai vissuto durante il tuo recente viaggio in America?

Il mio primo contatto con gli Usa è avvenuto dodici anni fa. Un viaggio che mi ha letteralmente rapito e che mi promisi di ripercorrere, alla ricerca della vera essenza di questo luogo: i suoi parchi. Dodici anni dopo, queste terre sconfinate hanno saputo regalarmi emozioni indescrivibili, che spero potrò trasmettere, a chi vorrà provare a viverle, attraverso il reportage fotografico che ho realizzato durante questi venti giorni di escursioni nei parchi nazionali americani. Profondi canyon, gigantesche foreste di sequoie, vette granitiche e desertiche vedute sono stati incredibili compagni di viaggio.

 

 

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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