Storie piemontesi

La cruenta battaglia della Marsaglia nel 1693 nelle campagne di Volvera

Lo scontro con i Francesi del re Sole si risolse in una dura sconfitta per l’Esercito Piemontese e per le Truppe della Grande Alleanza. La rivincita arrivò quattordici anni dopo, quando il duca Vittorio Amedeo, con l’aiuto del cugino Eugenio di Savoia, ebbe la meglio nella battaglia di Torino, e successivamente diventò re

VOLVERA. Sul finire del Seicento due grandi potenze economiche e militari si contendevano il primato sulla scena dello scacchiere politico europeo: da un lato la Francia, e dall’altro gli Stati della Grande Alleanza, coalizzati tra loro a far da muro alle ambizioni espansionistiche di re Luigi XIV: la Spagna, l’Inghilterra, le Province Unite d’Olanda, la Svezia ed il Sacro Romano Impero.

I due blocchi si sfidarono nella Guerra della Grande Alleanza, detta anche Guerra della Lega d’Augusta, che ebbe inizio il 24 Settembre 1688. Pretesto del conflitto fu la disputa sulla successione dell’Elettorato di Colonia. La guerra si concluse nove anni dopo, con firma del Trattato di Rijswijk il 20 Settembre 1697.

Nel 1690 anche il duca Vittorio Amedeo II aderì alla coalizione contro i Francesi: fu nominato “generalissimo” delle Truppe Alleate operanti sul fronte subalpino, costituite dall’Esercito Piemontese e da contingenti delle truppe imperiali e spagnole. Respingere le brame espansionistiche di Luigi XIV significava salvaguardare l’indipendenza del Ducato, con la possibilità di sottrarre ai francesi le piazzeforti di Pinerolo e Casale.

Foto di Beppe Lachello | Rievocazione della Battaglia della Marsaglia (Volvera, To), 1693

Lo scenario di guerra si estese dunque nel territorio subalpino, ma le cose per i Piemontesi non iniziarono affatto bene. Le truppe del re Sole, al comando di Nicolas de Catinat de La Fauconnerie, già tristemente noto per le spietate persecuzioni contro i Valdesi, risultarono vittoriose nella Battaglia di Staffarda. Fin dal 1691 le truppe d’Oltralpe avevano conquistato Nizza e gran parte della Savoia, e avevano occupato molte piazzeforti piemontesi (Carmagnola, Avigliana, Rivoli, Saluzzo, Savigliano e Fossano). I Francesi subirono tuttavia un forte smacco a Cuneo, dove fallì l’assedio della città. La guerra sembrò a prendere una svolta più favorevole per i Piemontesi solo nel 1692, quando i Francesi, pesantemente impegnati sui diversi fronti europei, subirono una dura sconfitta nel Delfinato.

Nel 1693 Vittorio Amedeo, a capo dell’Armata alleata in Italia, decide di attaccare le piazzeforti di Pinerolo e Casale, due enclave in mano ai Francesi nel cuore del territorio piemontese. L’assedio di Pinerolo si rivela ostico, e ci vollero alcuni mesi prima che i Piemontesi riuscissero a conquistare il solo Forte di Santa Brigida.

Intanto il Catinat si stanzia con le sue truppe in alta Val Chisone, sopra Fenestrelle, là dove è rimasto il toponimo di Prà Catinat per ricordare il luogo dell’acquartieramento dell’Esercito francese, che si era rinfoltito di reparti richiamati dal fronte catalano e a cui si era unita la Gendarmeria a cavallo, distaccata dall’Armata del Reno. Forte di un Esercito di oltre 35.000 uomini, Catinat evita lo scontro con i Piemontesi in Val Chisone, e scende verso la pianura attraversando la Val di Susa. I Francesi occupano Susa e Avigliana, e poi irrompono a Venaria, dove viene data alle fiamme la Reggia del Castellamonte.  Anche il Castello di Rivoli viene incendiato, dopo il saccheggio di molte opere d’arte. Le truppe francesi raggiungono poi le alture di Piossasco.

Fra il 2 e il 3 Ottobre 1693, le due armate nemiche si preparano a fronteggiarsi nella pianura che si estende tra il torrente Chisola, i borghi di Volvera e Bruino, ed i contrafforti del Monte San Giorgio di Piossasco.

Il 3 Ottobre 1693 l’Armata francese del Catinat è accampata tra Rivalta e Orbassano: le colline di Piossasco rappresentavano una posizione strategica ottimale per monitorare i movimenti dell’Esercito del duca Vittorio Amedeo II di Savoia.  Il duca, con il principe Eugenio alla guida di circa 25.000 uomini, abbandonato l’assedio di Pinerolo, si è intanto messo in marcia per affrontare il Catinat. Il principe Eugenio decide di insediare il comando presso il piccolo Castello della Marsaglia in una acquitrinosa pianura coltivata a riso. È proprio con il nome di questo castello che si ricorderà per sempre quella cruenta battaglia.

Rievocazione della Battaglia della Marsaglia, Volvera (To) | Foto di Beppe Lachello

All’alba di Domenica 4 ottobre 1693, gli eserciti sono schierati, pronti allo scontro, su una linea di quattro chilometri. Nella fitta nebbia, incalza e si diffonde come un tuono il cadenzato rullo dei tamburi di guerra, mentre s’intrecciano gli ordini concitati dell’imminente battaglia.

Alle nove del mattino le artiglierie aprono il fuoco. L’esercito francese avanza lentamente, coperto dagli spari dell’artiglieria, verso le linee alleate. Poi, giunto in prossimità della prima linea nemica, i Francesi irrompono in un violento assalto alla baionetta, tecnica d’attacco a sorpresa ancora piuttosto insolita per quei tempi. L’ala destra alleata resiste con onore a ben tre assalti francesi, rendendo incerto l’esito dello scontro. Ma l’ala sinistra, dove sono schierati i reparti spagnoli, sopraffatta dalla carica della Cavalleria francese guidata dal Vendôme, è costretta alla ritirata. I reparti di Cavalleria del Ducato di Milano si ritirano dal campo prima ancora di prender parte alla battaglia. Il Reggimento spagnolo Tercio Lisbona si difende eroicamente, ma è costretto a cedere all’irruenza dai Francesi. Anche i Valdesi, pur opponendo una strenua resistenza, e subendo ingenti perdite, devono arrendersi all’impeto soverchiante del nemico. L’ala destra è circondata: Vittorio Amedeo ordina la ritirata dei suoi uomini, proteggendoli con le efficaci cariche dei Dragoni sugli inseguitori. Gli Imperiali riescono così a guadagnare le piazzaforti di Torino e Moncalieri.

Gli scontri più violenti avvennero in località “Le Gerbole”, a nord di Volvera, poco lontano dalla Cascina Canta: fu qui che i coraggiosi Valdesi versarono eroicamente il proprio sangue.

Le conseguenze della battaglia furono tragiche, da ambo le parti, con perdite gravissime: circa 4.000 uomini per i Francesi, e tra gli 8.000 ed i 10.000 per gli Alleati, senza contare i prigionieri. Allo spaventoso bilancio di perdite umane, occorre aggiungere anche la razzia di munizioni, animali, cavalli, rifornimenti e viveri, bandiere e stendardi e tutta l’artiglieria alleata, lasciata al nemico.

Posizionamento della Croce “Barone” a ricordo dei caduti nella Battaglia della Marsaglia | Foto di Beppe Lachello

Nelle campagne tra Orbassano e Volvera, i cadaveri dei caduti restarono insepolti per molti mesi, provocando l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e mettendo a rischio la salute dei contadini, già fortemente provati dai saccheggi e dalle scorribande dei Francesi vincitori. Lì intorno, i terreni rimasero incolti per anni: i vigneti distrutti, le coltivazioni agricole irrimediabilmente compromesse.

Ma quella battaglia perduta non rappresentò per Vittorio Amedeo una definitiva sconfitta. È vero che gli Alleati erano stati messi in fuga, ma i loro Eserciti non furono annientati: le piazzeforti sabaude restavano nelle mani del duca. Per Vittorio Amedeo c’era un nuovo alleato: l’inverno che bussava alle porte. Le operazioni belliche vennero inevitabilmente sospese, e ciò darà il tempo al duca di ricomporre il suo Esercito e redigere un piano di azione. Sul Reno e nei Paesi Bassi l’esito della guerra è ancora apertissimo, mentre l’indiscussa superiorità navale inglese gioca ancora a favore degli Alleati.

Intanto la situazione economica francese si fa pesante: le finanze dello Stato sono esangui, per le continue emorragie dovute alle spese di guerra, e Luigi XIV si chiede se non sia conveniente cercare un accordo con i Savoia. Le trame diplomatiche sortiscono il loro effetto. Nell’Agosto del 1696 il duca abbandona la coalizione con gli Asburgo e sigla con la Francia il Trattato di Torino, con il quale, dichiarandosi formalmente neutrale nella guerra in corso, ottiene in cambio la restituzione di Nizza, della Savoia occupata dai Francesi e della piazzaforte di Pinerolo, mentre Casale viene ceduta al Ducato di Mantova.  

Rievocazione della Battaglia della Marsaglia (1693) in costumi storici | Foto di Beppe Lachello

L’anno seguente, nel 1697, i due schieramenti continentali firmano la cessazione delle belligeranze con il Trattato di Rijsvijck: ma si tratterà di una pace effimera tra le potenze europee.

Il conflitto scoppierà nuovamente nel 1703, con un nuovo rimescolamento di alleanze. I Savoia si schiereranno ancora dalla parte dei nemici dei Francesi: ma questa volta, dopo l’esito della Battaglia di Torino del 1706, il duca Vittorio Amedeo, uno dei vincitori del conflitto, potrà presto fregiarsi del titolo di re.

Sergio Donna

Monumento a Nicolas de Catinat de La Fauconnerie, Reggia di Versailles (Parigi).
Il Maresciallo regge nella mano sinistra il piano di Battaglia della piana della Marsaglia.
Foto di Andrea Crosetti.

Particolare della mappa con il piano dell Battaglia della Marsaglia (Plan de la Plaine de Marsaglie),
retto da Catinat, Versailles. Foto di Andrea Crosetti

 

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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