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La cantautrice inglese Anna Calvi incanta il pubblico dell’Hiroshima

TORINO. Anna Calvi incanta il numeroso pubblico intervenuto all’Hiroshima Mon Amour di Torino. Quello di ieri sera è stato uno dei tre concerti in Italia che la cantautrice e chitarrista inglese ha scelto per la sua tournèe internazionale. La tappa torinese è stata preceduta da quella di mercoledì al Teatro Regio di Parma, mentre stasera (23 novembre) si esibirà a Roma a Largo Venue. 

La scaletta che ha dato vita a poco più di un’ora di concerto ha presentato prevalentemente brani dell’album “Hunter” uscito nel mese di agosto con liriche nelle quali ricorre il tema del corpo, del desiderio, di un’estetica sessuale non necessariamente definita, di un’estetica iper-sensuale sottolineata anche dai videoclip realizzati per i singoli fin qui estratti. Il terzo album della cantautrice/chitarrista inglese muove dalla fine di una lunga relazione e trova linfa vitale nella nascita di una nuova love story, evento che pilota la scrittura, rendendola intrisa di una sorta di “ricerca del piacere”, della scoperta fisica reciproca e personale, ponendo come figura centrale quella della donna  cacciatrice (“Hunter”, per l’appunto, il brano che apre il concerto), di una donna che mostra senza timori tutto il proprio lato maschile. “Swimming pool” fra corpi che nuotano e si cercano, la chitarra brandita con fare fallico in “Alpha”, come le figure dominanti che dividono e conquistano, “Wish” come i desideri più nascosti ed inconsci, “Away” come la voglia di fuga dalla realtà. E poi ancora “As a man” e “Indies or paradise”. Del primo album omonimo uscito nel 2011 la Calvi ha proposto “Rider to the sea”, “Suzanne & I” e “Desire”. A chiudere il concerto un brano contenuto nell’EP “Strange weather” del 2014: “Ghost rider” è la traccia con cui i Suicide nel 1977 aprirono il loro primo omonimo disco. La chitarra elettrica di Anna emerge prepotente per sottolineare le sue straordinarie doti di chitarrista.

Anna è nata il 24 settembre del 1980 a Twickenham da mamma inglese e papà italiano, due terapisti specializzati in ipnosi curativa, Anna iniziò giovanissima a strimpellare prima il violino e successivamente la chitarra, che diventerà il suo strumento guida, fulminata sul sentiero di Django Reinhardt e dei padri rurali del blues. Laureata con lode in Musica presso l’Università di Southampton, nel 2003 sbarcava il lunario dando lezioni di chitarra, e nel frattempo dava vita alle prime esperienze come chitarrista in effimeri progetti musicali, fra i quali merita menzione giusto il nome dei Cheap Hotel, band che arrivò a pubblicare un singolo in free downloading. All’epoca Anna non cantava ancora, e anzi riteneva la sua voce terribile; solo col tempo riuscì a capire che le proprie corde vocali sarebbero state la chiave per schiudere le porte del successo. Venne notata per caso a Manchester dal chitarrista dei Coral Bill Rider-Jones, mentre si esibiva come opening act di Johnny Flynn, per il quale suonerà la chitarra in “The Prizefighter And The Heiress”. Rider-Jones mise subito in preallarme i cacciatori di talenti della Domino Records e il gioco a quel punto era praticamente fatto.

 

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