Personaggi & IntervisteTorino

GIULIO BASE

Un giovanissimo Giulio Base declama poesie in occasione della presentazione di un libro al Teatro Nuovo di Torino.

Partiamo dall’inizio, dagli anni vissuti a Torino, della tua infanzia e della tua adolescenza… Quanto hanno inciso la famiglia, gli amici, la scuola nella scelta di intraprendere la strada dello spettacolo, diventando attore, regista, sceneggiatore?

»Credo che tutto incida nella nostra infanzia per trasformarci in quello che diventeremo da adulti. Come prima cosa citi giustamente la famiglia ed in effetti il grande amore per il cinema mi è stato trasmesso da mio padre, che a sua volta lo aveva acquisito vendendo pop-corn e gelati nei cinema di Napoli nel primo dopoguerra, per sfangare il lunario. Passione che nel tempo gli è rimasta e che poi ha trasmesso a me. Anche gli amici certamente incidono e soprattutto nella mia fame di cultura fra coloro i quali mi hanno avvicinato il più possibile alla poesia che ritengo – fra le forme d’arte – forse la più alta. C’è un certo Piero Abrate, non so se lo conosci… Senza dubbio anche la scuola incide, basti dire che il primo corso di teatro l’ho fatto grazie alla mia professoressa di stenografia dell’Istituto Francesco Offidani che si chiama Betty Chiapatti e che mi ha avvicinato al Centro di Formazione Teatrale allora diretto da Massimo Scaglione, presso il Teatro Nuovo gestito dai ‘mitici’ Germana Erba e Gian Mesturino. La stessa Betty poi fece il provino e passò le selezioni per la Bottega Teatrale diretta da Vittorio Gassman, a Firenze, scuola che frequentai anch’io qualche anno dopo… insomma: Torino nel cuore per sempre

Giulio Base con Robert De Niro

In Piemonte sappiamo che di tanto in tanto fai ritorno per ritrovare gli amici di un tempo. Rimpiangi qualcosa di Torino?

Rimpiango tutto: rimpiango gli amici, rimpiango la bellezza, rimpiango la pulizia, la puntualità e la precisione, il low-profile sabaudo, la Juve, i miei vent’anni. Tutto.

I tuoi inizi sono stati “esplosivi”. A soli 25 anni avevi già diretto il film “Crack” ed ottenuto consensi al Festival di Venezia. Ci parli di quegli inizi e di quanto abbiano influito gli insegnamenti e i consigli di Vittorio Gassman, tuo maestro alla Bottega Teatrale di Firenze?

Beh, sì, in effetti rispetto ai registi che di solito non debuttano se non intorno ai quarant’anni, fare il primo film a venticinque fu una grande fortuna. Fortuna certamente guidata da una volontà fortissima che mantengo a tutt’oggi, ma soprattutto dalla passione e dall’entusiasmo che mai si sono distaccati da questo mio mestiere. Con Vittorio Gassman avevo inizialmente un rapporto da idolo/fan. Ricordo che quando venne al teatro Alfieri con l’Otello, su dodici repliche andai a vedere lo spettacolo dodici volte. Lo inseguivo fin nei camerini per farmi firmare i suoi libri. Poi ho avuto la chances di essere suo allievo, in seguito posso dire di essere stato suo amico e ho avuto l’onore di dirigerlo nel suo ultimo film: quindi un rapporto meraviglioso a 360°.  Aggiungo solo che il mio primo figlio maschio si chiama Vittorio e non ho bisogno di aggiungere perché.

C’è un motivo particolare che ti ha spinto verso il cinema, visto che i primi passi li ha mossi nel teatro e nel teatro hai ottenuto i primi successi, a partire da quelli con la compagnia di Turi Ferro?

Con Max Tortora e Massimo Boldi al termine delle riprese del film “La coppia dei campioni”.

E’ vero che i primi successi li ho ottenuti in teatro, ma è vero anche che la prima passione – come dicevamo prima – è stata il cinema. Comunque nel corso degli anni non mi sono mai posto una priorità, ho sempre cercato di sconfinare da un media all’altro e spero di continuare così fino al resto dei miei giorni  (perché conto di lavorare fino a cent’anni).

Il non essere figlio d’arte ha inciso in qualche modo sulla tua carriera e sulle tue scelte?

Certamente è un pochettino più difficile per chi non è figlio d’arte e molti di questi li ho frequentati e li frequento. Li rispetto, anche loro hanno da lavorare e da impegnarsi, ma sicuramente respirano lo show-business in casa fin dai primi anni, se non quando lo assumono col latte materno.

Come regista sino ad oggi hai girato nove lungometraggi per il grande schermo e una quindicina di sceneggiati e film per la tv. Quali lavori ti hanno dato le più maggiori soddisfazioni?

Il film sono come i figli. Vuoi bene a tutti nello stesso modo.

Nei panni di attore sei stato a fianco a grandi interpreti e diretto da registi di fama internazionale e tra questi Ridley Scott, uno dei grandi di Hollywood. Hai qualche ricordo che porti con te, qualche situazione particolare?

All’Isola del Famosi nel 2017

Guarda: essere diretto da Ridley Scott è come per Pinocchio finire al paese dei balocchi, accanto a premi Oscar come Mark Wahlberg o Michelle Williams…  di quella giornata ho un ricordo che è come se fossi stato sulla luna: era tutto meraviglioso, era il sogno di un bambino che ce l’aveva fatta, che giocava finalmente nella serie A del cinema mondiale. Purtroppo è durato poco: una sola scena. Ma mi rifarò prima o poi!

Che esperienza è stata invece quella vissuta all’Isola dei Famosi? E’ tutto vero quello che si vede in tv o la finzione supera la realtà?

È stata un’esperienza di lavoro come un’altra, certamente un po’ diversa dalle altre perché estrema nella solitudine, nella fame e nelle difficoltà psicologiche di convivere con persone con cui non hai niente a che spartire. Comunque, sì: ciò che si vede è tutto vero, anzi direi che le cose più “difficili” non si possono far vedere e mi riferisco per esempio all’igiene e al fare i propri bisogni, ma non andrei oltre per non diventare spiacevole e poco raffinato.

Giulio Base con la moglie Tiziana Rocca e i figli Cristiana, Valerio e Vittorio

Hai tre figli: Cristiana, Vittorio e Valerio. Quest’ultimo l’abbiamo visto sul set de “La coppia dei campioni”. Valerio ha forse intenzione di seguire le orme paterne?

Valerio vorrebbe fare l’attore, vedremo. Anche Vittorio vuole continuare sulla strada dello spettacolo, lui più orientato alla regia e alla scrittura. Cristiana sta studiando moda fra Londra e Parigi e ha già firmato i costumi dell’ultimo film da me diretto e interpretato che uscirà in autunno e che si intitola “Il banchiere anarchico” tratto dal racconto omonimo di Fernando Pessoa.

Per concludere, se non siamo troppo indiscreti, dei tuoi impegni futuri ci puoi parlare, o c’è qualcosa top secret che bolle in pentola?

L’ho appena fatto. Comunque consentimi di mandare un abbraccio ai lettori e a Torino tutta, amore mio eterno.

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Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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