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I Giardini La Marmora, dove riecheggia la fanfara dei bersaglieri tra alberi maestosi e aiuole sempre fiorite

Lamarmora? La Marmora? Alessandro della Marmora? Comunque lo si chiami, tutti i torinesi lo ricordano come il generale del Regno di Sardegna che fondò il Corpo dei Bersaglieri.

Il monumento che gli è stato dedicato, nel giardino che porta il suo nome, lo ha immortalato in un atteggiamento dinamico, con il cappello con le piume al vento e la spada sguainata, mentre guida e sprona i suoi uomini, correndo incontro al nemico.

Una suggestiva immagine in bianco e nero dei Giardini La Marmora di Via Cernaia, a Torino

Alessandro La Marmora nasce a Torino, nel 1799. Nel 1831, a trentadue anni è già ai vertici della gerarchia militare, e formula a re Carlo Alberto una prima proposta per istituire un Corpo di truppe leggere speciali, con il nome di Bersaglieri. Il progetto si concretizzò cinque anni dopo, nel 1836, quando venne costituita la prima Compagnia di Bersaglieri: i militi del nuovo Corpo erano dotati di un fucile speciale, da lui appositamente progettato. L’8 Aprile 1848, al Ponte di Goito (I Guerra d’Indipendenza), il Corpo dei Bersaglieri conobbe il battesimo del fuoco: negli scontri col nemico, La Marmora venne ferito alla mascella.

Negli anni successivi, Cavour lavora per far guadagnare al Regno di Sardegna una posizione di spicco e prestigio sullo scacchiere internazionale europeo. Un corpo di spedizione dell’esercito del piccolo Stato piemontese, che con Francia e Inghilterra fa parte della coalizione contro la Russia, parte al comando del fratello Alfonso La Marmora, alla volta di Costantinopoli (Guerra di Crimea, 1855-1858). Lo sbarco dei 18.000 soldati piemontesi avverrà il 14 Maggio del ’55.

Alessandro La Marmora, dal canto suo, è al comando di un contingente di 5 Battaglioni di Bersaglieri. Ma le truppe, più ancora che da un nemico armato di fucili, saranno presto falcidiate da un avversario più subdolo e spietato: il colera.

“Mia cara Rosetta ‒ scriveva il Comandante Alessandro La Marmora in una lettera datata 30 Maggio 1855 e inviata ai suoi famigliari ‒ dopo otto ore di permanenza in Costantinopoli siamo giunti a Balaclava. Vi sono alquanti ammalati… con qualche caso di colera nei siti bassi, stante la cattiva aria delle paludi e i quasi 2.000 turchi lì sotterrati… Son persuaso che il colera non farà strage essendo questi siti molto ventilati, purchè si eviti di bere, e si stia ben coperti”.

Il monumento ad Alessandro La Marmora nel Giardino di Via Cernaia

E invece, nel giro di pochi giorni, anche La Marmora viene contagiato, e il 7 Giugno muore per le complicazioni del morbo. Il suo corpo venne tumulato nel Sacrario di Kadikoi, unitamente a quello di altri militari caduti nella campagna di Crimea. Questa l’iscrizione sul monumento eretto ai Caduti del contingente italiano: “Qui riposano le ceneri di Alessandro Ferrero della Marmora, fondatore dell’Arma dei Bersaglieri, Luogotenente Generale Comandante la 2a Div. dell’Armata Sarda in Crimea. Fedeltà al sovrano, amore alla Patria, interesse costante per l’Armata furono le sue virtù. Forte guerriero, duce ammirato, venne rapito a nuova gloria all’Esercito e alla famiglia il dì VII Giugno MDCCCLV”.

Un altorilievo sul basamento del Monumento ad Alessandro La Marmora, in cui il generale appare
morente dopo aver contratto il colera

Questo valoroso generale non è ricordato solo con il monumento dei giardini di Via Cernaia. In Via Principe Amedeo n° 48 c’è una bellissima stele in bronzo, fissata su supporto granitico, anch’essa dedicata ad Alessandro La Marmora, che così recita: “Qui organizzava nel 1836 le prime Compagnie Bersaglieri, create per decreto di re Carlo Alberto”.

La lapide è opera della Regia Fonderia di Torino e fu posata cinquant’anni dopo, nel 1886.

La lapide che ricorda il luogo in cui Alessandro La Marmora
organizzò le prime Compagnie del Corpo dei Bersaglieri,Via Principe Amedeo, 48.
Archivio Montanaro

Nella parte superiore è riprodotta la croce sabauda, a forma di scudo, con rami di alloro.

Nella parte bassa, in altorilievo, sono raffigurati giberne, armi, trombe, vessilli e un cappello piumato, simbolo dell’Arma dei Bersaglieri.

Quando nominano i Giardini La Marmora, però, per un riflesso mentale incondizionato, i Torinesi inconsciamente pensano alla sagoma in bronzo del generale che sovrasta le aiuole, dove anche d’inverno, fateci caso, fioriscono le viole:

Tëmrose viòle | Timide viole

tra fanciotin ëd ghisa | tra due puttini in ghisa

a sponto a Dzèmber*. | spuntan d’inverno.

*da: Ciameje nen Haiku, Slussi ’d Poesia, di Sergio Donna.

(Sergio Donna)

Bibliografia: AA.VV. Giardini di Torino | Storia, incontri & leggende nei parchi della città, 2021 Ël Torèt – Monginevro Cultura – ANSMI, Torino, 2021

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, ha pubblicato, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio, le monografie "Torèt, le fontanelle verdi di Torino", "Portoni torinesi", "Chiese, Campanili & Campane di Torino" e "Giardini di Torino". Come giornalista, collabora con la rivista "Torino Storia". Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo per Monginevro Cultura le edizioni annuali dell'“Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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