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“Fuga in Francia”, capolavoro del 1948 di Mario Soldati riconosciuto tale solo diversi anni dopo

Lo hanno definito come “realismo alla Soldati” quello che il regista torinese (ma fu anche sceneggiatore e autore televisivo, nonché appressato scrittore e giornalista) mise in atto nel realizzare Fuga in Francia, film del 1948 che inizialmente non raccolse giudizi positivi. All’uscita nelle sale, la critica non espresse un giudizio positivo. In effetti, nell’immediato dopoguerra Mario Soldati veniva giudicato “calligrafo”, ossia un autore molto sensibile ai problemi formali ma non a quelli dell’impegno politico. Con il passare del tempo il giudizio mutò, tanto che Paolo Mereghetti ebbe a scrivere: “Tra i tanti film italiani che meritano di essere riscoperti, magari anche contro le intenzioni del suo stesso regista […], Fuga in Francia di Mario Soldati dovrebbe stare in cima alla lista, tra i capolavori che gridano vendetta al cielo per la dimenticanza a cui è stato costretto e che solo alcune recenti rivalutazioni complessive dell’opera cinematografica di Mario Soldati hanno aiutato a riconsiderare”. Nel 2006, una volta ultimata dalla Cineteca Nazionale la versione restaurata, della durata di 104′, fu proiettate e applaudita alla 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Su un robusto copione nel quale s’intrecciano con efficacia due temi di attualità nel primo dopoguerra (il fascismo, l’emigrazione clandestina) e al quale contribuirono, tra gli altri, Ennio Flaiano, Emilio Cecchi e Cesare Pavese, il film fu prodotto da Carlo Ponti (sua l’ispirazione del soggetto dopo aver letto su un giornale la notizia della fuga in Francia di un gerarca fascista), venne girato girato nel 1948 tutto in Piemonte, Mario Soldati non fu tuttavia del tutto contento della produzione affermando fra l’altro che, per motivi economici, Ponti non aveva permesso agli sceneggiatori neanche la possibilità di visitare i luoghi dove si sarebbe svolta l’azione: in particolare a Oulx e Desertes, in Valle di Susa. Altre location ben riconoscibili sono quelle di Moncalieri: il Real Collegio Carlo Alberto, così come piazza Vittorio Emanuele II.

La trama. Riccardo Torre, criminale di guerra, evade dalla prigione e si rifugia in un collegio torinese, il cui rettore, suo amico d’infanzia gli procura un abito civile e del denaro. Si unisce a lui il figlio Fabrizio, allievo del collegio. Insieme si recano ad Oulx, presso il confine francese. La cameriera dell’albergo, Pierina, riconosce in Torre il suo padrone d’altri tempi. Torre, temendo che Pierina lo denunci, la uccide poi parte con Fabrizio. In alta montagna incontrano tre persone che hanno conosciuta ad Oulx: Gino e Tembien, operai, ed un suonatore, detto “il tunisino”. Nel rifugio, dove i cinque si riparano dalla tormenta, il tunisino, vedendone la fotografia in un giornale illustrato, riconosce nel compagno di viaggio il criminale Torre. I tre lo riducono all’impotenza e decidono di portarlo in paese, per consegnarlo alla giustizia. Torre però riesce a fuggire col Tunisino. Gino, Tembien e Fabrizio sorprendono i due in un’abitazione disabitata, dove si sono rifugiati. Torre spara, ferendo involontariamente Fabrizio, poi fugge. Mentre sta per mettersi in salvo, Torre vede venire l’autoambulanza col figlio ferito: s’avvicina e viene preso. Fabrizio troverà in Tembien un secondo padre.

Ad interpretare la pellicola vennero chiamati Folco Lulli (Riccardo Torre), Pietro Germi (Tembien, il reduce), Gianni Luda (contrabbandiere), Gino Apostolo (brigadiere), Cesare Olivieri (padre Giacomo), Rosi Mirafiore (Pierina), Mario Vercellone (Gino), Giovanni Dufour (il “Tunisino”), Enrico Olivieri (Fabrizio Torre). Nei panni dottor Stiffi lo stesso Mario Soldati. Una curiosità per concludere: il tema del passaggio clandestino in Francia attraverso i valichi innevati di montagna sarà ripreso da Pietro Germi nel film neorealista Il cammino della speranza (1950)

Piero Abrate

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Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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