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La “fetta di polenta”, ovvero Casa Scaccabarozzi: emblema della creatività di Alessandro Antonelli

TORINO. La Fetta di polenta, in passato denominata anche Casa Luna o Casa Spada, è opera geniale dell’architetto Alessandro Antonelli (Ghemme, 1798 | Torino, 1888) e rappresenta una delle più ardite e interessanti costruzioni ad uso di abitazione civile realizzate nel corso del risanamento urbanistico ed igienico della zona Vanchiglia, disposta dall’amministrazione comunale torinese tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta dell’Ottocento.

La Fetta di polenta, posizionata all’angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo, costituisce ancor oggi uno stupefacente esempio della genialità tecnica e costruttiva di Alessandro Antonelli, noto in tutto il mondo per aver progettato la Mole, una costruzione in muratura unica nel suo genere, ultimata nel 1889, e che – per almeno settant’anni (fino al fatale tornado del 1953 che ne abbatté la guglia, successivamente ricostruita con materiali e tecniche diverse) – detenne il primato internazionale di altezza tra le costruzioni realizzate in mattoni.

La Fetta di polenta, anche nota anche come Casa Scaccabarozzi, dal cognome della moglie del costruttore, venne edificata come casa di civile abitazione, ed è solo uno dei tanti e sorprendenti palazzi costruiti a Torino da Antonelli (un altro splendido e stupefacente edificio antonelliano torinese è ad esempio il Palazzo delle Colonne di corso Re Umberto, angolo corso Matteotti, il cui progetto è datato 1853), ma tra tutte – dicevamo – la casa di via Santa Giulia resta sicuramente la più originale e sorprendente.

Fu realizzata nel 1840 su un esiguo appezzamento triangolare, una sorta di scampolo di terreno, uno scarto sghimbescio, una pezzatura senza valore emersa dai nuovi tracciati urbanistici del quartiere Vanchiglia, all’epoca una delle zone più acquitrinose e paludose della città, per quanto non lontana dal centro storico.

Un ritaglio di terreno, insomma, scomodo e dai più ritenuto inutilizzabile.  Ma certamente non lo fu per il genio ambizioso di Alessandro Antonelli.

L’attuale ristrutturazione interna

Fallite le trattative per acquistare la proprietà adiacente, per l’ottusa opposizione del vicino, Antonelli non si arrese. Voleva dimostrare (era divenuta una questione di principio!) di essere comunque in grado di costruire, su quell’insignificante fazzoletto triangolare, un edificio in grado di stupire per la sua originalità, sfruttando in altezza ciò che la larghezza certo non gli avrebbe consentito.

Il fabbricato, poi sopraelevato nel 1881, sempre su progetto di Antonelli, risultò in effetti esile e slanciato in altezza: un prisma verticale su una base molto ristretta, nel cui interno sono stati ricavati numerosi alloggi dagli ambienti angusti: vani triangolari, eppure accoglienti nella loro minuta disposizione, con arredi realizzati su misura, e costruiti sul posto. L’edificio, ora affiancato da un attiguo edificio moderno, che contrasta con l’armonia dell’ardita costruzione antonelliana, si sviluppa su cinque piani fuori terra, più due interrati.

Sul corso San Maurizio, si affaccia la base più corta del triangolo rettangolo su cui erge l’edificio; mentre il cateto maggiore della facciata è in linea con il tracciato di via Santa Giulia, dove confluisce il vertice del palazzo, largo appena una trentina di centimetri.

La facciata è scandita da finestre appena aggettanti (a mo’ di minuti bovindo), intercalate da leggere lesene; il cornicione dell’ultimo livello fa da sostegno ai balconi, non essendo stato possibile appesantire la struttura portante con ulteriori materiali, modiglioni o fregi. Dipinta in esterno di giallo, con gli interni delle lesene decorate in rosso cremisi, la Fetta di polenta resta una magistrale prova della innovativa e ardita tecnica costruttiva di Alessandro Antonelli, che lo portò a realizzare opere sempre più innovative, alte e trascendenti, come la Cupola di San Gaudenzio a Novara (la cui guglia venne ultimata nel 1877) nonché la già citata e celeberrima Mole, alla quale il nome di Antonelli, nel mondo, è rimasto legato per sempre.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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