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Da Barbania all’Egitto, l’avventurosa storia di Bernardino Drovetti

La maggior parte dei suoi ritrovamenti archeologici formano oggi il Museo Egizio di Torino e la Sezione Egizia del Museo del Louvre di Parigi

Anche se ricordato e celebrato nel suo paese natale, Barbania, giova ricordare con qualche dettaglio la figura di un grande canavesano, sovente dimenticato dagli storici. Avvocato, militare, diplomatico e archeologo Bernardino Drovetti nacque da una famiglia borghese di Barbania il 4 gennaio 1776; il padre era notaio e la madre era figlia di un conte e Senatore del Regno. Già in età giovanissima dimostrò un’ intelligenza vivace, a soli 18 anni, si laureò in legge all’Università di Torino; dopo un breve periodo di attività come avvocato, seguendo i suoi ideali  iniziò nel 1796 la carriera militare nelle armate rivoluzionarie francesi. Si distinse all’assedio di Mantova, dove fu promosso sotto-tenente sul campo; fece poi parte dello Stato Maggiore dell’esercito della Repubblica Cisalpina, a Milano. Nel dicembre 1798, durante il periodo del Governo provvisorio del Piemonte, come commissario ebbe la responsabilità dell’ ordine pubblico a seguito della fuga del re in Sardegna.

Successivamente fu nominato capitano e poi aiutante di campo nell’armata del generale Gioachino Murat. Con le armate napoleoniche partecipò a tutte le battaglie avvenute in Piemonte nel 1800, distinguendosi nella battaglia di Marengo. Dette poi un valido contributo alla costituzione della nuova armata Piemontese e, su proposta di Napoleone, nel 1801 fu promosso capo squadrone degli Ussari.  A soli 25 anni fece parte dello Stato Maggiore dell’armata napoleonica in Italia e fu Giudice presso il Tribunale Militare a Torino.

Nel 1803 Drovetti iniziò la sua avventura egiziana ad Alessandria d’Egitto, come assistente del Console Generale di Francia, al quale succedè dopo breve tempo. L’intelligente e scaltro canavesano difese con grande capacità le posizioni francesi in Egitto, allora in netto contrasto con gli interessi dell’lmpero Ottomano e dell’lnghilterra. Tra gli altri interventi il Drovetti sventò un colpo di stato ordito dagli inglesi ad Alessandria, rafforzando il prestigio francese nel paese. Fino al 1815 operò come Console francese; dopo la caduta di Napoleone rimase in Egitto a titolo personale, nel 1821, in virtù della sua grande capacità, fu reintegrato nel suo incarico, dal 1831 al 1827 il Drovetti fu anche Console Generale di Russia in Egitto La sua grande cultura e intelligenza furono riconosciute anche dai governanti egiziani, il Drovetti diventò consigliere del Kedivè egiziano Mohamed Alì e di suo figlio, Ibrahim Pascià. Svolse la sua opera nei più svariati settori, attuò innovazioni nell’esercito, sviluppò la marina, aprì ospedali e scuole di medicina e chirurgia, diffuse nel paese le vaccinazioni contro il vaiolo, colera e la peste, introdusse innovazioni nei settori dell’agricoltura dell’ industria.

Nel campo piano politico – sociale l’Egitto, sempre grazie al Drovetti, si aprì alla civiltà europea combattendo la schiavitù e la pirateria. Ma ciò che gli diede poi la fama imperitura fu l’ esplorazione delle zone interne dell’Egitto dove scoprì importanti antiche vestigia della civilta egizia e recuperò migliaia di reperti archeologici egiziani che, con l’autorizzazione del Kedivè, offrì ai maggiori musei europei. La maggior parte dei ritrovamenti archeologici del Drovetti formano oggi il Museo Egizio di Torino e la Sezione Egizia del Museo del Louvre di Parigi. Nel 1829, Drovetti lasciò l’incarico di Console francese in Egitto e rientrò a Parigi. Per un certo periodo risiedette a Versailles e prestò attività saltuarie per il Ministero degli Esteri francese, girando le città europee, raccolse ammirazione e rispetto per le sue vaste conoscenze sull’antichità, venne definito addirittura ”un dizionario ambulante di archeologia”. Restaurata la casa di famiglia, tornò a Barbania nel 1846; da solo, la moglie ed il figlio rimasero in Egitto per motivi di salute. Nella sua mai dimenticata Barbania compì svariate opere di beneficienza, dove fu chiamato con grande rispetto, “il Console.”

Purtroppo i suoi ultimi anni furono di solitudine e il suo brillante cervello si spense lentamente nell’arteriosclerosi. Morì all’età di 76 anni, il 9 marzo 1852, nell’ospedale psichiatrico della borgata S.Salvario di Torino. Il Drovetti, anche se passò parte della sua vita al servizio di un paese straniero non dimenticò mai ne l’Italia ne il suo Canavese, chi oggi transita davanti il monumento in Barbania  o davanti al palazzo del museo Egizio di Torino, si ricordi che a questo eclettico, intelligentissimo e sensibile uomo, l’Italia deve quasi interamente il privilegio di avere il secondo museo egizio del mondo.

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Pier Carlo Sommo

Torinese, laureato in Giurisprudenza è giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio per conto della Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e del giornalismo degli uffici stampa presso le società di formazione pubbliche e private e presso alcune Università.

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