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Un formaggio nato in Valsesia dagli scarti di ricotte: il Frachet

VERCELLI. Riciclare resti di formaggi, a coagulazione lattica o presamica, e ricotta era, per le famiglie contadine della Valsesia, una saggezza economica dettata dal fatto che nulla andava sprecato. Con quei resti veniva preparato il Frachet, recuperando gli scarti di ricotte e formaggi freschi, in genere forme mal riuscite, piccole quantità di cagliata, ricotte non consumate o invendute.

In quanto alla preparazione, si procede allo sminuzzamento dei prodotti caseari di partenza e si aggiunge sale ed in alcuni casi erbe aromatiche selvatiche come cumino, pepe, rosmarino. L’impasto va ben mescolato, formato in “motte” (sfere) e posto in teli di canapa ad asciugare. Il Frachet non ha crosta e si presenta con la superficie esterna maculata dalle erbe, la pasta è morbida, ma può essere più consistente in base alle tipologie di formaggi utilizzati e alla stagionatura. Oggi fa parte dell’elenco PAT (Prodotti Agrolimentari Tipici) del Piemonte.

Può essere consumato sia fresco, dopo uno o due giorni di affinamento, sia stagionato e può avere un peso variabile dai 100 ai 300 grammi. Nel caso del prodotto “stagionato” si lasciano le motte nei teli di canapa, appesi ad appositi sostegni, per 15-30 giorni ed eventualmente si procede ad un’affumicatura.

Tradizionalmente, il Frachet viene consumato con patate lesse, su crostoni di polenta o su fette di pane prodotto con farina di segale. Inoltre è ottimo se accompagnato con un buon vino rosso corposo.

(Foto tratta dal sito Vapropi.it)

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