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Tripa ‘d Muncalè, l’iconico insaccato che ha conquistato il mondo

MONCALIERI. Della categoria prelibatezze piemontesi, la trippa di Moncalieri, o, come si direbbe in dialetto piemontese, “Tripa ‘d Muncalè”, rappresenta uno degli elementi di quella “cucina povera” che tanto ha segnato il corso e la fama della cucina Piemontese. Parte dello stomaco del Maiale, sicuramente non una di quelle più nobili dell’animale, la Trippa di Moncalieri, grazie alla sua storia ed al suo peculiare gusto, non lontani in valore da quelli più iconici della salsiccia di Bra, del salame cotto piemontese o  della carne all’albese, si ritaglia un posto tutto suo nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, ovvero tutti quei prodotti «le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo e sono praticate sul proprio territorio in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai venticinque anni».

(foto Fb -Turismo in Langa)

Un po’ di storia

La storia delle origini della Tripa ‘d Muncalè si perde tra il mito e la leggenda, anche se, secondo gli ultimi studi, sembra probabile che l’insaccato tragga origine da alcune usanze Galliche, tra le quali vi era l’uso di preparare insaccati partendo dall’elaborazione di varie parti di stomaci animali. Ad ogni modo, la prima attestazione storica del prodotto l’abbiamo già nel 1440 dove, spiega il sito PiemonteAgriQualità, Moncalieri era uno dei più importanti mercati di bestiame dell’Intero piemonte, in cui le varie carni ed i prodotti agricoli venivano sottoposti a macellazione ed a lavorazione; la prima vera innovazione all’antica ricetta avviene proprio qui, grazie all’introduzione della pratica della “compressione della massa”, che rende l’insaccato molto più simile ad un salume che ad una salsiccia.

Una fiera dedicata alla trippa si tiene tutti gli anni a Moncalieri

Preparazione

Unico caso in cui la trippa viene inserita in un budello e lavorata come un insaccato, non esiste un’unica ricetta per preparare questo iconico piatto piemontese, la cui fama ha fatto oggi il giro del mondo. Qui, le indicazioni generali sulla sua preparazione, che inizia, ovviamente, dall’insaccato: per prima cosa, dopo esser stato prontamente lavato, il budello viene unito a tutti gli altri ingredienti, pronti per essere salati e cotti nell’acqua bollente per un periodo di tempo non inferiore alle otto ore. Dopodiché, la trippa viene posta, ancora calda, in uno stampo apposito, dove verrà compressa e dove i suoi interstizi verranno riempiti dal gelatinoso liquido di cottura.

Al termine della sua lavorazione, il risultato sarà un “salume” dall’evidente colore rosato e dal diametro e dalle dimensioni vicine ai 12 cm di larghezza e ai 30 cm di lunghezza.

Consumata generalmente come antipasto e servita fredda, a fette od a cubetti, la Trippa di Moncalieri viene generalmente condita con olio o limone, un vero e proprio classico immancabile nei pranzi delle feste.

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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