Tra sport e cultura, il Survival non un’invenzione americana ma torinese

TORINO. Il Survival, nella sua moderna accezione di cultura, sport e scienza del pericolo, non è nato a New York ma a Torino nel 1983, come gioco di ruolo e fantasia epocale. Non è stato concepito da un istruttore dei marines ma da un cantautore insegnante di lettere con la complicità di un giovane di teatro e di un pittore con buone entrature in Fiat. Sarà stato anche l’anno di Rambo, ma da noi tutto è cominciato con un evento antimilitarista, annunciato come gara di sopravvivenza “post-atomica”  (Il Monte Analogo). Ha avuto luogo nel Parco Nazionale d’Abruzzo con un successo nazionale incredibile riportato da tutti i media.

Circa 200 persone “qualsiasi”, divise in squadre di 3, hanno camminato per  3 giorni con soli 3 chili di equipaggiamento a testa “in mezzo ai lupi”, fuggendo da una ipotetica catastrofe nucleare urbana.  I premi per i vincitori, posti come incentivi trainanti valutati in 30 milioni di lire, erano un camper Iveco e varie moto Piaggio. I componenti delle varie squadre erano stati scelti tramite uno dei primi computer Olivetti e un programma sperimentale che  li aveva divisi in 3 categorie psicologiche (leader, mediatori e gregari) in base a un test basato su curriculum, sesso, attitudini e aspettative. Tutte le squadre erano dunque virtualmente “analoghe”, cioè composte da soggetti tra loro sconosciuti e uniti solo da un destino informatico. una valutazione  aritmetica e una serie dantesca di numeri 3. Messa a punto e realizzata in pochi mesi  con l’incoscienza di altri tempi, questo gioco di ruolo ha aperto, per pura serendipità, una nuova disciplina Outdoor. E’ stato un miracolo di adattamento, improvvisazione e soluzione di complessità (non a caso i principi cardine della sopravvivenza oggi).

Negli anni successivi lo stesso “format” si è replicato sulle montagne torinesi del Sestriere (“Antichipassi”) diventando subito Survival, cioè la pratica di sopravvivere per sport e sperimentazione, corpo a corpo con ambienti disabitati, in totale o parziale autonomia. In un convegno del CONI è stato definito lo sport  estremo più sicuro (finora mai un incidente). A Torino sono state concepite le prime sfide in isole deserte ( “Survival Island “ – Cerboli  ’87 e  Serpentara ‘88, che

già allora avrebbero potuto chiamarsi “L’isola degli sconosciuti”).

Nel 1986 è stata fondata , sotto la Mole, la prima congregazione di categoria (la FISSS- Federazione Italiana Survival Sportivo e Sperimentale) che ancora oggi unisce le principali associazioni e professionisti del settore ed è stata riconosciuta da poco “International Academy” di massimo livello formativo europeo.  Da allora in poi le cose per il Survival si son fatte sempre più serie (quindi meno seguite dai media). Eccone solo alcune: spedizioni scientifiche in Kenya (Turkana 87-89); un Parco di Ecologia Umana sulla nostra collina (il “Salgari Campus”, con 20 mila presenze scolastiche ogni anno); gli exhibit  per la mostra scientifica regionale Experimenta nelle ultime tre edizioni  dedicate al sopravvivere (tra cui un ponte tibetano di 374 mt  sul Po entrato nel Guinness dei primati); corsi per la nostra Università  (Scienze Motorie); pubblicazioni importanti (Hoepli); Outdoor training per la formazione aziendale, ecc.

 

 

Enzo Maolucci

Performer, autore e promoter culturale torinese fin dai primi anni ’70, ha introdotto il Survival in Italia nel 1983 ed è tuttora Presidente della FISSS (Federazione Italiana Survival Sportivo e Sperimentale) e dell’I.S.A. (International Survival Association). Dirige da 30 anni il Parco di Ecologia Umana “Salgari Campus” e dal 2001 insegna “Discipline Outdoor e Sport d’Avventura” (Scienze Motorie -Università di Torino). Ha scritto per la Hoepli vari manuali e saggi sulle discipline di sopravvivenza (tra cui “Outdoor”, “Survivving”, “Prepping”), introducendone anche il carattere antropologico e psicosociale.