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Torna a risplendere la più antica chiesa barocca torinese

Un’avvolgente cupola e un campanile stranamente non in asse con la facciata, assieme a preziose opere d’arte interne, caratterizzano la splendida chiesa della Santissima Trinità

TORINO. Uno dei più fulgidi gioielli della Torino barocca è tornato da qualche tempo a risplendere, dopo un lungo e impegnativo restauro di cui si è fatto carico la Compagnia di San Paolo: è la splendida Chiesa della Santissima Trinità, posizionata all’angolo tra via XX Settembre e via Garibaldi. Ci sono volute 476 giornate di lavoro per completarne il recupero, con l’impiego di almeno venti restauratori, che come agili trapezisti volteggianti sotto i tendoni di un circo, si sono destreggiati sotto la cupola, in equilibrio sui ponteggi, per realizzare il loro artistico e meticoloso lavoro di restauro.

La Chiesa della Santissima Trinità può essere considerata la più antica chiesa barocca di Torino, essendo stata progettata dal primo grande urbanista operante presso la corte sabauda, Ascanio Vitozzi, all’inizio del Seicento. Fu Carlo Emanuele I, circa quattrocento anni fa, a chiamare da Orvieto l’affermato architetto Ascanio Vitozzi per fargli disegnare la rinnovata e porticata piazza Castello,  e tracciare il primo tratto della Via Nuova (l’attuale Via Roma), nonché per dare un nuovo look al Palazzo Ducale (che sarebbe poi diventato Palazzo Reale). Un po’ come se, al giorno d’oggi, la Curia facesse progettare una nuova chiesa da una archistar del calibro di Renzo Piano o se la Regione richiedesse a Massimiliano Fuksas di firmare il progetto di un grattacielo per i propri uffici. A Vitozzi venne così commissionata la Chiesa della Santissima Trinità, il cui progetto venne appunto firmato dal geniale architetto orvietano.  Ma Vitozzi è stato anche l’autore di altri edifici religiosi come la Chiesa del Monte dei Cappuccini o quella del Corpus Domini. Quando venne posata la prima pietra, Via Dora Grossa (l’attuale Via Garibaldi) era una contrada prevalentemente medievale, e quell’edificio di culto dalle linee sinuose, curveggianti e ardite, costituiva un elemento architettonico di assoluta novità, che doveva sicuramente aver provocato non poco stupore tra i torinesi dell’epoca.

L’edificio, a pianta centrale, ha forma cilindrica: ancor oggi, è possibile identificare sul pavimento il triangolo equilatero inscritto nella circonferenza delimitata dai muri perimetrali. I tre vertici regolari del triangolo rappresentano un’evidente simbologia della Santissima Trinità, cui fa da cornice il cerchio perfetto che la racchiude.

Tra le curiosità di questa chiesa, segnaliamo la facciata, che appare un po’ rientrata rispetto alla linea della via, ed è raccolta tra due “lesene” finestrate larghe non più di due metri, che la mimetizzano nella visione prospettica della contrada. Un’altra curiosità esterna è l’inusuale campanile, incastonato tra la cupola e la facciata, che appare sghimbescio e non in asse, sia nei confronti sia del tracciato di Via Venti Settembre, sia rispetto a quello di Via Garibaldi. Ma oltre al fascino esteriore dell’edificio, frutto di completamenti successivi (la cupola è stata ultimata a metà Seicento, e la facciata sul Via Garibaldi è stata progettata solo nel 1830), colpisce senz’altro la ricchezza e la raffinatezza degli interni.

Il magnifico altare maggiore, disegnato da Michelangelo Garove, fu terminato a inizio Settecento. Gli affreschi interni della cupola sono invece stati realizzati da Luigi Vacca e Francesco Gonin (1846).

La Chiesa della Santissima Trinità, come l’abbiamo definita in apertura di questo articolo, è davvero un gioiello barocco, ed ora è nuovamente fruibile, in tutta la sua originaria bellezza, dai turisti e dai torinesi. La sua visita s’inserisce in un ideale itinerario artistico-culturale-religioso che collega il Museo Diocesano, la Chiesa della Misericordia, la Chiesa dei Santi Martiri e la sontuosa Cappella dei Mercanti (altra fulgida perla del barocco torinese semisconosciuta), come perle di un ideale rosario di bellezze architettoniche, sgranato lungo l’asse di Via Garibaldi.S

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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