Storie al femminile: quando il borgo di Mirafiori venne donato a una donna per amore

TORINO. Oggi il termine di Mirafiori è divenuto nell’uso comune  sinonimo di grande fabbrica, ci ricorda il complesso industriale realizzato dalla FIAT nel 1939 per la  produzione automobilistica situato nel quartiere della periferia torinese dal quale ha preso il nome, oppure ci ricorda le grandi agitazioni operaie degli anni caldi, o forsanche ad alcuni non più ragazzi la 131 Mirafiori, un modello di autovettura prodotta negli anni ’70. Anche agli inizi del novecento Mirafiori fu alla ribalta delle cronache mondane, sportive e militari, sia per le corse che si disputavano nell’ippodromo prospicente l’attuale palazzina della FIAT e sia per il primo campo volo di Torino inaugurato nel  1911 in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità d’Italia.

Ma nulla di tutto questo, per risalire alle origini di Mirafiori e del suo borgo si deve tornare indietro nel tempo, quando nella zona boscosa più a Sud, sulla sponda destra del Sangone, nella seconda metà del XVI secolo vi era una tenuta di proprietà di Emanuele Filiberto Pingone, denominata la Spinetta, il nome probabilmente  derivava dagli arbusti spinosi del pruno selvatico che cresceva abbondante lungo il corso del fiume. Nel 1581 Jacopo di Savoia duca di Nemours acquista la tenuta e vi costruisce una villa che verrà denominata Pellegrina, ma quattro anni dopo a causa della morte ad Annecy del duca, il suo successore, il giovane figliuolo Carlo Emanuele vendeva la villa e le duecento giornate di terreno per la somma di trentamila scudi d’oro al lontano cugino in linea laterale Carlo Emanuele I duca di Savoia.

Il duca aveva sposato da pochi mesi la diciottenne Caterina Michela d’Asburgo (1567-1597), secondogenita di Filippo II di Spagna e anche se era stato un matrimonio di convenienza per rafforzare il prestigio del ducato e affidarsi all’amicizia spagnola, le cronache testimoniano che Carlo Emanuele comunque fosse follemente innamorato della cugina Caterina, tanto da farle dono come pegno d’amore della tenuta appena acquistata sulla sponda del Sangone. In onore delle sue origini spagnole mutò il nome della villa e dei possedimenti in Miraflores ovvero guarda i fiori, così scriveva Carlo Emanuele a Caterina “L’ho chiamata Miraflores perché Voi mia cara sposa vi possiate sentire come a casa vostra”. Non a caso venne scelto questo nome poiché Caterina d’Asburgo nata nel 1567 a Madrid, rimase orfana ad appena dodici mesi della madre Elisabetta di Valois e trascorse l’infanzia nella Certosa di Santa Maria di Miraflores nei pressi di Burgos.

Era intenzione del duca Carlo Emanuele I (1562-1630) realizzarne un luogo di delizia, una residenza per la caccia e per lo svago fuori dalle mura di Torino. Diede incarico ad un architetto di progettare l’ampliamento della villa esistente  e soprattutto di realizzare dei prestigiosi giardini sottratti al corso del Sangone. Caterina gradì molto il dono del  marito, anche se però del soggiorno di Miraflores ben presto si stancò, alle nebbie che spesso avvolgevano la dimora sul torrente e alle continue assenze del duca perennemente in guerra,  preferiva abitare nel Palazzo Ducale in Torino dove trascorse i dodici anni della vita coniugale in cui fu dieci volte madre e dove morì per le complicazioni seguite all’ultimo parto prematuro nel 1597 all’età di trent’anni.

Carlo Emanuele I continuò ancora negli anni seguenti a frequentare la residenza, sia come rifugio alla pestilenza che era scoppiata in città, sia per prendere decisioni militari importanti o per lo svago. Nei pressi del castello sorse e si sviluppò anche il borgo, un insieme di fabbricati rurali e di servizio alla reggia, con la chiesa barocca della Visitazione e San Barnaba. Ulteriori trasformazioni al palazzo si fecero nel 1619 per i festeggiamenti di nozze del figlio Vittorio Amedeo con Cristina di Francia, il progetto di ammodernamento investì poi anche il parco quando nel 1627 venne deviato il corso del Sangone per dare ancora più spazio ai giardini all’italiana, furono realizzati boschi,  canali d’acqua e peschiere che confluivano in un laghetto artificiale con al centro un isolotto.

Nessun documento attesta con certezza chi seguì i lavori a Miraflores. ma è tuttavia probabile che siano stati diretti da Carlo di Castellamonte, a quel tempo architetto di corte. Sarà la morte del duca Carlo Emanuele I nel 1630 a segnare la definitiva interruzione del cantiere, i grandiosi  progetti di realizzare una meravigliosa dimora degna del ducato non saranno mai attuati. Il castello venne ancora molto apprezzato nel 1636 dai soggiorni di Cristina di Francia, ma poi iniziarono i guai ed il lento declino, nel corso della guerra di successione detta dei Due Cognati del 1640 il palazzo fu bombardato dall’esercito francese che assediava Torino. Negli anni seguenti il nuovo duca Carlo Emanuele II aveva perso ogni interesse per Miraflores, volendo anch’egli creare un suo progetto di reggia per la caccia al cervo e per lo svago della corte e, attorno al 1660 tutte le risorse economiche vennero  assorbite  per la realizzazione del castello di Venaria.

Ma nonostante il lento declino della splendida delizia sulla sponda del Sangone sia ormai segnato, nella metà del XVII secolo le tavole del Theatrum Sabaudiae  che riproducono i possedimenti del ducato, raffigurano ancora un’immagine ideale del castello, anche se non proprio attinente alla realtà con questa descrizione: “Il Castello di Millefiori, residenza urbana del Duca di Savoia, che sorge a circa tre miglia da Torino, è veramente degno del suo nome, perché permette di godere le gioie della primavera e le delizie della flora, data la meravigliosa varietà dei suoi fiori.[…]Da una parte si gode una vista amplissima sulle selve e sui prati sottostanti; da un’altra si osserva con animo gioioso la vasta pianura che si estende in basso”.

Di fatto però la residenza non fu più frequentata dai duchi e si lasciò andare in abbandono e, all’epoca dell’assedio di Torino, nel 1706 venne in parte distrutta dai francesi. Nei due secoli che seguirono, tra la trasformazione del palazzo in manifattura di tabacchi e le frequenti piene ed erosioni del torrente Sangone con il completo cambio del suo corso, i giardini ed il parco vennero definitivamente cancellati e  separati dai resti del castello che vennero poi demoliti. Ma la reggia di Mirafiori anche se non esisteva più per testimoniare quel luogo di delizia, nel 1866 ebbe ancora un guizzo di luce, Vittorio Emanuele II di Savoia, forse per rievocare quell’amore del suo lontano antenato per la donna amata, donò la tenuta a Rosa Vercellana, la Bela Rosin che acquisì il titolo di contessa di Mirafiori.

Beppe Ronco

Torinese, appassionato di montagna e di fotografia, ha scritto alcuni libri sui castelli e sulle fortificazioni del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e dell’arco alpino.