Torino

Scorci di Torino nel film Lazzaro Felice, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura a Cannes

CANNES. Ha ottenuto otto minuti di standing ovation alla settantunesima edizione del Festival di Cannes il film di diretto da Alice Rohrwacher Lazzaro Felice. E la pellicola, tra le candidate alla Palma d’oro a Cannes, si è aggiudicata oggi il premio per la miglior sceneggiatura. Il lungometraggio della trentaseienne regista originaria di Fiesole, che uscirà il 31 maggio  nelle sale, è stato girato nella prima parte nelle campagne viterbesi  ed in Umbria  e  nella seconda parte, tra ottobre e novembre scorso  a Torino, Milano e Civitavecchia.

La pellicola ci racconta, attraverso il vivere quotidiano  bucolico della severa marchesa (Nicoletta Braschi) e dei  contadini, tra cui il buon Lazzaro (Adriano Tardiolo) il superamento della condizione di schiavitù dell’essere umano fino alla condizione di libertà. Questa metafora della vita è espletata drammaturgicamente attraverso il passaggio dall’’ordinario al fantasy e dalla città alla campagna e viceversa.  Lazzaro è un giovane contadino che si smarrisce nella città. «Gli uomini sono come delle bestie, animali, liberarli è renderli  consci della propria condizione di schiavitù». La regista lascia intendere attraverso queste parole pronunciate nel film, che  nessuna condizione di per sé ci rende schiavi, ma sono le regole e i dogmi delle singole realtà in cui viviamo a rendere  tale l’essere umano.  Andando oltre alla meccanicità del vivere quotidiano  si  diventa consapevoli della propria situazione di uomini liberi. Lazzaro vive questo superamento approdando nella città, immergendosi, perdendosi in essa in maniera quasi onirica, alla ricerca di Tancredi. Lazzaro vive una condizione di felicità perché crede nell’essere umano e questa fiducia gli dona pace.

Oltre alla fiaba politica di Lazzaro Felice, Alice Rohrwacher , candidata alla palma d’oro di Cannes 2018,  ha partecipato al festival  nel 2011 nella sezione Quinzaine des réalizateurs  con “Corpo Celeste” e nel 2014 con “Le meraviglie” in cui hanno recitato Monica Bellucci e Alba  Rohrwache, che le è valso il Grand Prix della giuria. In tutte e tre le pellicole la regista utilizza l’effetto della meraviglia, quale soluzione positiva per dare una svolta alla propria condizione esistenziale, traendo spunto dai  grandi del cinema quali Ermanno Olmi ed i fratelli Taviani.

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Maria Antonietta Maviglia

E' laureata al Dams dell'Università degli Studi di Torino, indirizzo teatro, con tesi su Paolo Rossi e le sue storie per un delirio organizzato, realizzata in collaborazione con l'attore. Iscritta all'ordine dei giornalisti pubblicisti di Torino, è amante dell'arte della musica e del teatro.

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