Pollenzo, intervista all’usignolo Joan Baez: sono pronta a dire addio ai palcoscenici

POLLENZO. La star della musica pop e leader del movimento pacifista Joan Baez sarà in concerto giovedì  9 agosto sul palco allestito nel cortile dell’Agenzia di Pollenzo  alle ore 21.  Sarà l’ospite d’onore di «Attraverso Festival», la rassegna diffusa protagonista in Piemonte, nelle terre di mezzo tra Langhe, Roero e Monferrato .

Intense ballate folk e spirito popolare, diritti civili e condanna per ogni forma di discriminazione: in più di mezzo secolo di musica, Joan Baez, soprannominata “l’usignolo di Woodstock”, ha cantato tutto questo, divenendo non solo la voce femminile più celebre e impegnata degli anni ’60, ma anche il simbolo di un’intera generazione. La cantautrice, 77 anni, saluta i fan con il disco «Whistle Down The Wind» e una serie di concerti: poi la smetto con i tour, voglio dipingere. Abituiamoci all’idea di non avere più le star della musica al nostro fianco. Che sia per cause naturali, per morti violente o per scelte consapevoli, i miti che hanno costruito la storia del rock stanno lasciando un vuoto. Solo Jagger e gli Stones sembrano eterni.

Sarà  la sua ultima apparizione in Italia? 

«Non possiamo cantare fino alla morte (ride). Per me è una questione di corde vocali: sono diventate più difficili da governare e questo rende il canto faticoso. Ci vuole più allenamento prima e sul palco devo prestare più attenzione. Quando ho iniziato non dovevo fare nulla di tutto questo. Ora voglio dipingere e smetterla con questi tour che ti portano in giro per 6 settimane su un bus. Non ho più 45 anni, non sono più obbligata a farlo».

Sarà dunque un ritiro totale?

«Magari mi vedrete per 25 minuti a un festival folk se mai sentirò l’esigenza di sostenere una causa politica. E mi sembra che in questo momento ce ne sia bisogno, non solo in America».

Visto che il disco precedente è di 10 anni fa, sarà anche un addio all’attività discografica?

«Credo che sarà il mio ultimo disco ufficiale, anche se magari troverò ispirazione per altro».

Certo, era più ottimista negli anni 60, quando sembrava che si potesse cambiare il mondo con una canzone?

«Ovviamente, anche se devo dire che grazie a We Shall Overcome (canzone di Pete Seeger inno del movimento per i diritti civili, ndr) qualcosa abbiamo ottenuto. Però non ho mai avuto l’illusione che quella canzone potesse portare la pace nel mondo».

Da oggi agli esordi, si ricorda il suo primo concerto?

«A 15 anni, alla festa del liceo. A un certo punto mi hanno passato una chitarra così grande che mi arrivava alle ginocchia e non avevo idea di come regolarla per poterla suonare più comodamente. Ho ancora la foto. La prima volta in maniera professionale direi invece il Festival di Newport del 1959».

In quell’occasione i media la descrissero come una Madonna scalza… Sono quasi passati 50 anni. Come affronterà il suo ultimo concerto? Cosa accadrà nel momento in cui canterà l’ultima canzone e si spegneranno le luci?

«Non la vivo in maniera così drammatica. Sarà certamente un momento importante per me. E anche per i musicisti e per tutto lo staff. Immagino che ci sarà dello champagne per festeggiare. E poi andrò avanti. Credo che in un secondo momento arriverà la nostalgia, ma adesso penso proprio che sia la scelta giusta».

I biglietti non sono più disponibili. Il concerto è sold out.

 

 

 

 

Roberta Bruno

Roberta Bruno

Torinese, classe 1961, è maestra professionista di tennis. Da sempre appassionata di musica, ha seguito numerosi concerti di artisti di livello internazionale sia all'Italia, sia all'estero.

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