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Nel Cuneese, i musei aprono le porte ad anziani e persone fragili e disorientate

CUNEO. A partire dalla primavera 2019, alcuni musei del Cuneese, insieme a tre residenze per anziani, hanno unito le forze per dare vita ad un nuovo progetto di accessibilità rivolto a persone anziane fragili, disorientate, con demenze e ai loro caregiver. Il progetto è frutto di una rete di collaborazioni trasversali che vede coinvolti i musei di Cuneo (Museo Diocesano e Museo Civico) e Saluzzo (Museo di Casa Cavassa e Pinacoteca Matteo Olivero) e tre residenze per anziani (Casa Famiglia, Mater Amabilis Centro e Istituto Tapparelli). L’attività è stata resa possibile dalla concreta partecipazione e dal sostegno economico del Rotary Club 1925 di Cuneo insieme al Rotary Club Alpi del mare e Rotary Club Saluzzo.

Da tempo, ormai, la sfida dei musei è diventare luoghi accoglienti e accessibili per tutti i diversi tipi di pubblico. Questo comporta un incremento dell’interazione con diversi enti attivi in ambito culturale, formativo e sociale perché i musei possano adattare i propri contenuti e le proprie offerte a seconda del pubblico. Per accogliere le persone che convivono con malattia di Alzheimer, i musei devono essere in grado di creare un ambiente privo di barriere cognitive, capace di stimolare la partecipazione alla vita sociale e culturale. In questo senso, i musei possono contribuire a rendere la società più amichevole nei confronti dei pazienti con malattia di Alzheimer: i musei possono migliorare la qualità della vita delle persone.

Nel corso dell’estate saranno messi a punto i laboratori pensati espressamente per la realtà cuneese per poi arrivare, nell’autunno, alla fase finale del progetto con i test e le valutazioni. L’intento è quelle di rendere le attività di questo tipo un’offerta stabile e ripetibile, per fare dei musei luoghi di benessere per tutti.

La prima struttura museale a sperimentare la fruizione dell’arte per i pazienti con malattia di Alzheimer è stata il MOMA di New York, oggetto di studio a cura della New York University e i cui risultati hanno evidenziato effetti terapeutici positivi nelle persone malate e una maggior socializzazione nei caregiver, stimolando la nascita di esperienze simili anche in altri Paesi. Anche la Toscana sin dal 2013, ha attivato il progetto “Musei Toscani per l’Alzheimer” che conta oggi una quarantina di luoghi della cultura aderenti, ognuno con attività specifiche per persone con malattia di Alzheimer.

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