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Nati il 28 giugno: il poeta piemontese Nino Costa

Nino (Giovanni) Costa, uno dei principali esponenti di tutta la letteratura piemontese, nasce a Torino nel 1886 da padre canavesano e madre monferrina. Per compiacere i genitori il giovane Nino si iscrive alla facoltà di Veterinaria, per laurearsi poi successivamente in Lettere. Terminati gli studi trascorre alcuni anni a Parigi, grazie ai quali si avvicina alla poesia scrivendo dapprima componimenti in francese, per passare successivamente all’italiano e approdare, infine, al piemontese. Rientrato in Piemonte, insegna per un breve periodo in alcuni licei prima di vincere un concorso per la Cassa di Risparmio di Torino: svolgerà per tutta la vita la professione di bancario e parallelamente quella di poeta e prosatore.

Nel 1909 con lo pseudonimo di Mamina pubblica le sue prime liriche in vernacolo sul settimanale Birichin, fondato a fine Ottocento: la primissima poesia pubblicata è Macëtta ‘d Natal. Sul settimanale compaiono diverse sue liriche. Poi, con il passare degli anni, Costa inizia ad allontanarsi dalla filosofia “birichinòira” nella convinzione che il piemontese debba essere elevato al rango di lingua e non solamente utilizzato in modo minore e in ambiti ristretti alle facezie popolari.

Tra le sue opere ricordiamo: Sal e pèiver (1924); Brassabòsch (1928); Fruta Madura (1931), in cui Costa adotta la grafia cosiddetta moderna; Ròba nòstra (1938), Tempesta (opera pubblicata postuma nel 1946, in cui però l’autore racconta tutto il dolore per la scomparsa del figlio); Tornand (altra opera postuma edita da Viglongo nel 1977, raccoglie all’incirca 300 componimenti inediti).

Parallelamente cresce l’amore per il teatro: del 1921 è la prosa Tèra monfrin-a (successivamente musicata da Edoardo Vercelletti) mentre il testo Testa ‘d fer è datato 1929. Collabora inoltre alla stesura di vari testi scolastici.

Sposato sin dal 1918 con l’amata Ercolina, avrà tre figli: Maria Antonietta (morta dopo pochi mesi), Celestina e Mario. Proprio il dolore per la scomparsa a soli 19 anni del figlio Mario, pluridecorato partigiano deceduto combattendo, lo condurrà alla morte avvenuta il 5 novembre 1945. E’ sepolto accanto al figlio Mario nel cimitero di Cirié. A lui il Comune ha dedicato una scuola media e una via nel centro cittadino.

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