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Nati il 25 maggio: il pittore cambianese Giacomo Grosso

Tra i grandi pittori torinesi vissuti a cavallo tra Otto e Novecento, un posto di rilievo spetta a Giacomo Grosso. Nato a Cambiano il 25 maggio 1860 da Guglielmo e Giovanna Vidotti, è il nono di undici figli. Le difficili condizioni economiche della famiglia (il padre è falegname) conducono il giovane, all’età di dieci anni, a entrare in seminario a Giaveno, come unica possibilità per continuare gli studi. Il padre vorrebbe per lui l’abito talare, ma ben presto Giacomo decide di abbandonare gli studi in seminario per accedere all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dove di diploma a pieni voti e dove sarà poi professore di pittura.

In Accademia Giacomo Grosso diviene allievo di Andrea Gastaldi e fa il suo debutto nel 1882 all’Esposizione della Società di Incoraggiamento alle Belle Arti di Torino, completando i suoi studi l’anno successivo. La sua tecnica accademica e il suo conservatorismo stilistico gli garantiscono un grande successo presso la clientela aristocratica e dell’alta borghesia, e gli fanno ottenere numerosi premi e riconoscimenti. Tra i suoi allievi ci sono Arturo Conterno, Maurizio Pellegrini, Eso Pelluzi, e Giovanni Rava.

Nel 1884 partecipa all’Esposizione Generale Italiana di Torino con un dipinto ispirato a La storia di una capinera di Giovanni Verga. Dopo essere entrato in contatto con la scena artistica parigina attraverso i suoi numerosi soggiorni nella capitale francese, continua a esibirsi assiduamente nella Promotrici di Torino, la Venezia Esposizioni Internazionali d’Arte della prima edizione nel 1895 (con una mostra personale nel 1912 ), e in altri spettacoli internazionali (a Parigi nel 1896, a Monaco nel 1899, a San Francisco nel 1915), dove viene acclamato come ritrattista.

Dal 1901, quando compie il suo primo viaggio in Sud America, inizia a ricevere commissioni dall’Argentina e nel 1910, per l’Esposizione Internazionale del Centenario di Buenos Aires, realizza una grande tela commemorativa della Battaglia di Maipú, un episodio della Guerra d’Indipendenza. La sua mostra personale di oltre cinquanta opere viene curata da Leonardo Bistolfi alla Galleria Pesaro di Milano nel 1926. Nel 1929 viene nominato senatore del Regno

Nella sua prolifica carriera artistica esegue ritratti dei reali, di Benedetto XV, di Giovanni Agnelli, di Toscanini e di Puccini e indulge spesso a soggetti di nudi di un erotismo di dubbio gusto, così da essere accusato di immoralità. Celebre la polemica provocata alla prima Biennale di Venezia del 1895 dal suo dipinto Supremo convegno: nell’interno di una chiesa, intorno alla bara aperta di Don Giovanni, il Grosso rappresenta un gruppo di donne nude, provocando la condanna del patriarca di Venezia, Giuseppe Sarto, il futuro Pio X, ma anche la difesa dello scrittore Fogazzaro. Il dipinto andrà poi distrutto in un incendio sviluppatosi nella nave che lo trasportava in un’esposizione degli Stati Uniti.

A Torino Grosso trascorre gran parte della sua vita: qui si sposa e ha due figli. Dal 1906 ricopre la cattedra di pittura all’Accademia Albertina. Muore nel capoluogo piemontese nel 1938. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

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