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Moriva 82 anni fa Vincenzo Lancia, campione nello sport e imprenditore illuminato

TORINO. Il 15 febbraio 1937 moriva un pilota delle quattro ruote tra i più bravi della sua generazione, cresciuta assieme alle prime vetture prodotte in Italia, lui stesso creatore di un brand nel mondo delle quattro ruote motorizzate. Di chi si tratta è facile intuirl: Vincenzo Lancia, uno dei simboli dell’imprenditoria torinese del Novecento. Vincenzo, Censin per gli amici e i colleghi, nasce a Fobello (Vc), un piccolo centro della Valsesia il 24 agosto 1881. La sua è una famiglia benestante. Il padre Giuseppe è un imprenditore che ha fatto fortuna in Argentina e a Torino si dedica alla produzione dei cibi in scatola. Non particolarmente incline agli studi, il giovane Vincenzo si appassiona fin da giovane ai motori. A 17 anni viene assunto da Giovanni Ceriano che, proprio dal padre di Vincenzo, ha affittato alcuni locali nello stabile di corso Vittorio Emanuele 9. Da ragazzino Vincenzo è già espertissimo nella guida delle biciclette e primeggia tra i coetanei. Però a Censin (piccolo d’età, ma di corporatura già piuttosto imponente), non interessa soltanto far volteggi nel cortile con la nuova trovata. Piace anche stare con gli operai, imparare a mettere le mani in un meccanismo, sporcarsi d’olio, e al confronto la scuola, già poco amata, passa sempre più in secondo piano. E quale non è il suo entusiasmo quando Ceirano mette in cantiere una vetturetta, che chiama con lo stesso nome delle sue biciclette: Welleyes.

Nel 1899, con la cessione dell’officina Ceirano alla Fiat, anche Lancia entra a far parte della nuova azienda. Il lavoro di Vincenzo non passa inosservato neanche agli occhi del cavaliere Agnelli, che al momento del rilevamento della Welleyes lo vuole con sé come capo del collaudo. Negli otto anni che seguono Vincenzo  non  rimane soltanto un giovane promettente esperto di meccanica, ma diventa uno dei più grandi piloti italiani, e, prima insieme a Storero e a Cagno, quindi a Cagno e a Nazzaro, costituisce fin dal suo inizio la squadra ufficiale della Fiat, per la quale continua a correre anche dopo che ha fondato la sua fabbrica.  Nell 1900, a Padova, in una corsa di resistenza di 220 km corre e vince su una Fiat 6 HP senza cambio di velocità e senza differenziale. Batte vetture da 8, 10 e 14 HP. E’ il primo di una lunga serie di successi in Italia, ma anche all’estero.  Nel 1937 scriverà di lui Salvator Gotta: «I giovani di oggi non possono certo ricordare gli entusiasmi destati da Lancia alla prima competizione di Padova, nel 1900, e poi a quelle della Susa-Moncenisio, di Brescia, nel 1902, 1903 e 1904, alla Gordon Bennett sul circuito dell’Alvernia nel 1905, alle corse nella Florida in America e per la Coppa Vanderbilt e poi a quelle per la Targa Florio sul circuito delle Madonie nel 1907 e nel 1908. Enumerazione, la mia, che non vuol essere completa; citazioni di pietre miliari nella storia dell’automobilismo italiano. La passione sportiva che gli Americani provarono in quegli anni per Vincenzo Lancia giunse a manifestazioni inaudite; fu più popolare lui che  il  Presidente  degli  Stati  Uniti;  vennero costruiti,  per i  bambini  americani,  dei giocattoli raffiguranti l’automobile di Lancia».

Nel 1902  entra alla Fiat, come collaudatore, Claudio Fogolin, che si trova gomito a gomito con Vincenzo, divenendone ben presto carissimo amico. Come Fogolin stesso racconta nei “Ricordi su Vincenzo Lancia”, egli non perde occasione per tentare di convincere Lancia a fondare una fabbrica propria o almeno un’officina di studi ed esperienze. Ma deve ancora passare qualche anno. In fondo, alla Fiat Lancia gode della stima dei capi, ha tutte le soddisfazioni possibili per la considerazione in cui era tenuto come tecnico, collaudatore e pilota. Gode di grande libertà; non ha problemi né di famiglia né economici; gira il mondo, è giovane e sano: cosa può desiderare di più?

Alla fine però Lancia ascolta il consiglio dell’amico Fogolin e nel 1906, a soli 25 anni, fonda l’omonima azienda in uno stabile di via Ormea 89 fino al 1911, quando viene trasferita in via Monginevro, nel cuore di Borgo San Paolo. Le vetture prodotte qui, a iniziare dalla Lambda per finire con l’Aprilia, fanno parte della storia dell’automobile, caratterizzando il marchio per lo stile e le soluzioni tecniche d’avanguardia. Non avranno la stessa fortuna le fabbriche aperte dai piloti che come lui si sono distinti sulle polverose strade di mezzo mondo: Storero e Nazzaro.  La Storero Fabbrica Automobili, con sede a Torino in via Madama Cristina 55 e stabilimento a Chivasso, sopravvive dal 1912 al 1916.  

Anche la Nazzaro & C. Fabbrica Automobili, aperta nel 1911, viene messa in liquidazione nel 1916, non disponendo di un’adeguata base commerciale. Lancia, invece, ce la fa. Non è, evidentemente, caso o fortuna: egli dispone di una “quadratura” diversa, già respirata in famiglia, oltre che  di una intelligenza che lo mette in grado di proporre e realizzare con successo soluzioni inedite ed originali, poi copiate in tutto il mondo. Ha una predisposizione imprenditoriale e manageriale naturalmente  ereditata dal  padre industriale, che gli altri suoi colleghi devono invece inventarsi sul momento. E’ abituato, fin da ragazzo, ad una visione più ampia dei problemi, a non fermarsi al mero dato meccanico, a non dare nulla per scontato, a pensare in grande pur restando ancorato alla realtà: tutte doti che soltanto il padre Giuseppe, che ancora a novant’anni sforna invenzioni, può avergli trasmesso. Quando esce, nel 1908, il primo chassis che porta il suo nome, sulla copertina del  catalogo per l’America del  Nord, che assorbe allora una buona quantità di vetture italiane, il Concessionario stampa: “La vettura costruita dall’uomo che sa!”

Come pilota Lancia corre ancora per la Fiat nel 1908, alla Targa Florio e a Bologna. Disputa l’ultima sua gara l’8 maggio 1910: il record del miglio a Modena. E’ primo della sua categoria, ma questa volta correva su una vettura Lancia, che sul radiatore sfoggia il nuovo marchio disegnato dall’amico Carlo Biscaretti.  Nominato cavaliere del lavoro nel 1920, Lancia si sposa nel 1922 con Adele Miglietti, sua segretaria, da cui ha tre figli: Gianni, Anna Maria ed Eleonora. Negli anni che seguono, Lancia rimane legato al mondo delle corse, dando anche pieno appoggio alla costruzione dell’Autodromo Nazionale Monza, nel 1922 è luiche pone  la prima pietra nel 1922. Otto anni dopo con gli industriali Gaspare Bona, Battista Farina detto Pinin, Giovanni Battista Devalle, Pietro Monateri, Arrigo De Angeli fonda la carrozzeria Pininfarina.

Gli ex stabilimenti Lancia sono diventati museo

La mattina del 15 febbraio 1937, all’età di soli 55 anni, muore improvvisamente a Torino, vittima di un attacco cardiaco. Il feretro, dopo aver ricevuto le esequie dalla capitale piemontese, viene trasferito a Fobello per riposare nel cimitero del piccolo comune Valsesiano all’interno della tomba di famiglia.  La direzione dell’azienda passa alla moglie e successivamente al figlio Gianni, fino alla cessione nel 1956 a Carlo Pesenti.

Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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