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Ma esistono ancora le caramelle di Gianduja?

Esistono ancora le caramelle di Gianduja? Pare di sì, ma per trovarle occorre organizzare un’autentica caccia al tesoro. Le conoscete, vero? Se siete della generazione di chi scrive, che è venuto al mondo più o meno a metà del Novecento, sicuramente ve le ricordate, anche perché non c’era carnevale in cui non ne arrivasse una in casa.

E che festa al momento di aprire il loro involucro esagonale, con il faccione rubicondo di Gianduja, attorniato da un carosello di figure riproducenti tutte le principali maschere italiane, da Pulcinella a Meneghino, da Brighella a Colombina, da Arlecchino a sor Balanzone. Dall’incarto ne usciva una cialda tonda, traslucida, color dell’oro. La si poneva su un’assicella di legno e poi la si sbriciolava con un leggero colpo di martelletto: e attorno al tavolo si allungavano decine di mani e manine, ansiose di assaporare quei frammenti di caramella dal sapore indimenticabile.

Le caramelle di Gianduia sono una specialità tutta torinese, praticamente sconosciuta nel resto del Piemonte.  Si producevano (e qualcuno ancora le produce: scatenate dunque la caccia a quei rari pasticcieri che tuttora le propongono ai loro clienti più romantici!) lavorando lo zucchero in caldaie di rame, con l’aggiunta di essenze di frutta. La cottura trasforma gli ingredienti in una melassa, un denso sciroppo, che poi viene colato un po’ alla volta su un tavolo di marmo: in questo modo, il prodotto, solidificandosi, assume la caratteristica forma di una grossa e piatta caramella, simile ad una lente traslucida.

Pur essendo di forma tonda, le caramelle vengono poi avvolte in un caratteristico incarto esagonale con l’immagine di Gianduia, la tipica maschera popolare torinese. Ecco perché queste particolarissime caramelle vengono chiamate “caramelle di Gianduja”.

La loro origine è sicuramente ultracentenaria: le prime tracce certe di una loro produzione artigianale sono legate alla torinese fabbrica di caramelle De Coster: un listino di questa casa, risalente al 1880, le proponeva già nella loro tipica confezione esagonale, in dimensioni anche assai più grandi di quelle oggi esistenti. Ma furono presto prodotte praticamente da tutti gli storici confettieri torinesi, come Stratta, Baratti, Venchi, Talmone, ecc., e più recentemente, dalla cioccolateria Icaf.

Le caramelle di Gianduja del terzo millennio hanno più frequentemente diametri variabili tra i cinque e gli otto centimetri. Cercatele: quando le assaggerete, ritroverete o scoprirete, come per magia, il sapore più vero dell’antico Carnevale torinese, quello in cui – per divertirsi – in Via Po e in Piazza Vittorio, bastava esclamare: Viva ’l Carlevé, Viva noi, Viva ’l rabel.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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