L’addio ad Annina, nonna ballerina e ultima vera regina del Balon

TORINO. Un foulard giallo legato a corona sul capo, un gonnellone di liso velluto bordeaux, a coprire un paio di jeans sdruciti, i calzettoni alla Pippi calze lunghe, i lunghi orecchini ai lobi, ed un paio di occhiali sul naso, troppo civettuoli per quella sua mise, a metà tra lo stile country e quello zingaresco. E poi quei suoi sandali rossi, tipo Schultz taroccati, che si muovevano ritmicamente al suono delle orchestrine improvvisate del Balon. E quella sciarpa sulle spalle, che lei faceva ruotare ed ondeggiare come un boà di struzzo tra i capannelli di gente, che la applaudivano spesso con un ingrato ed ironico sorriso sulle labbra.

S’e spenta per sempre la nonna ballerina del Balon. Tutto il quartiere Borgo Dora è ora in lutto per la morte di Anna Camillini. Aveva solo 75 anni, anche se forse il suo volto rugoso ne dimostrava di più. Eppure, il suo corpo era agile: una molla, sinuosa ed elettrica.  Qualcuno la chiamava “la pazza”.  Forse era solo una geniale artista incompresa, che nonostante l’età, sapeva ancora dar prova del suo estro di ballerina mancata, e certo avrebbe meritato palcoscenici più prestigiosi delle strade del Borgo. La scoliosi, da tempo, le comprimeva i polmoni, ed Annina faceva fatica a respirare. Ma ha voluto ballare quasi fino all’ultimo respiro, anche se negli ultimi giorni non riusciva quasi più ad ad uscire dalla Casa di cura di via Cuneo, dove risiedeva. Nel 2014 era arrivata persino la notorietà, quando la nonna-ballerina finì in un video della star P. Diddy (ex Puff Daddy), che la definì «una nonna infinitamente cool».

Non ci sarà più Annina, l’ultima vera regina di Porta Palazzo, a danzare a ritmi frenetici sul selciato del Balon, o sui carri del Gay Pride, o nelle feste popolari di strada. Parlava poco, ma i suoi occhi erano belli e profondi, e riflettevano il candore naif della sua anima.  Amica e confidente dei brocanteurs, dei rigattieri e dei feramiù di Porta Pila, è stata una compagna di viaggio di ricordi che ci riportano ad un passato d’antan. Vogliamo anche noi ricordarla come il postremo personaggio di una Torino che non c’è più, sopravvissuto ai giorni nostri non per puro caso, ma per la sua anima pulita: e con la mente, forse, la vedremo ancora ballare nelle strade di Borgo Dora.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.