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La Maschera di Ferro: la sua identità affascina, ma il mistero pinerolese rimane irrisolto

Sabato 6 e domenica 7 ottobre torna a Pinerolo la rievocazione storica arricchita da mercatini, coreografie e allestimenti che ricreano l’atmosfera del Seicento. In questa cornice viene raccontata la dolorosa vicenda del prigioniero costretto ad indossare una maschera di ferro, la cui identità a livello storico non è nota

PINEROLO. Durante uno degli ultimi anni del lunghissimo regno di Luigi XIV il Re Sole, nel 1703, un uomo misterioso, dal volto sempre mascherato, morì nella Bastiglia.  Aveva trascorso 34 anni in prigione, col viso eternamente celato. Da secoli gli studiosi dissertano sulla “Maschera di ferro”, che continueremo a chiamarlo così anche se è assodato che l’infelice portasse una maschera di velluto. Si è pensato che fosse una invenzione letteraria, in quanto citato da Alexandre Dumas nel suo romanzo dal romanzo “Il visconte di Bragelonne”, con cui Alexandre Dumas concluse la sua  trilogia sui moschettieri del Re.  Lo scrittore sosteneva la tesi che fosse un gemello del Re Sole, che veniva costretto a portare la maschera in cella per nascondere quella pericolosa e imbarazzante somiglianza.

Il racconto di Dumas ebbe grande fortuna tra il pubblico, ma la storia era già stata divulgata nel 1751 da Voltaire nella sua opera “Il secolo di Luigi XIV”.  Il filosofo sosteneva di averne sentito parlare nel periodo in cui era stato incarcerato nella Bastiglia, dove l’uomo mascherato sarebbe morto nel 1703, e proprio Voltaire  ipotizzò che si trattasse d’un fratellastro del Re Sole, che Anna d’Austria aveva concepito col cardinale Mazzarino. La somiglianza con il futuro Re Sole avrebbe portato poi l’infelice “frutto della colpa” a finire i suoi giorni  recluso e con il volto coperto. L’ipotesi, decisamente molto fantasiosa, probabilmente fu ideata per screditare la monarchia. Le regine francesi facevano intensa vita di corte, era praticamente impossibile nascondere la gravidanza e un parto.   Certamente, dietro alla questione c’era sotto un tremendo segreto di Stato che resiste ancora ai giorni nostri.

Ad oggi vi sono state  ben quarantotto le ipotesi sull’identità della Maschera di Ferro, alcune verosimili, altre suggestive e romanzesche. Comunque tutti i casi sono accomunati dall’impossibilità di giungere ad una identificazione precisa e documentabile sul piano storico. Di certo sappiamo solo che il recluso mascherato fu affidato alla custodia di Bénigne Dauvergne di Saint Mars, governatore di Pinerolo, dal 1669 al 1681 il poveretto fu recluso a Pinerolo, allora  imprendibile roccaforte appartenente alla Francia, isolato dagli altri prigionieri, rinchiuso in una cella nella torre principale della ormai scomparsa fortezza. Saint Mars fu il suo custode fino alla morte. Generalmente lo si descrive come  un carceriere duro e spietato, ma nei confronti del misterioso detenuto si comportò sempre con deferenza. Si dice che addirittura gli servisse personalmente il pasto e al detenuto non veniva fatto mancare nulla.

L’itinerario di trasferimento, sempre effettuato nella massima segretezza, passò per Briançon, dove oggi vi è anche un piccolo museo  dedicato al misterioso prigioniero.  Dall’isola di Santa Margherita, la Maschera di Ferro fu tradotto poi alla Bastiglia di Parigi, dove pare godesse di una certa libertà, certamente un trattamento migliore di quello riservatogli a Pinerolo e ad Exilles dove anche passò un po’ di tempo. Sappiamo che alla Bastiglia, il prigioniero mascherato fu colto da malore “uscendo dalla messa”, segno che, sia pur invisibile agli altri, il condannato poteva uscire dalla cella per assistere alle funzioni.

Come già accennato, fu Voltaire a portare alla luce la vicenda della Maschera di Ferro. Il filosofo, nel 1717,  incarcerato alla Bastiglia in quell’occasione parlò con alcuni secondini che negli anni precedenti erano stati incaricati di sorvegliare la Maschera di Ferro. In 34 anni di segregazione, il poveretto fu ammesso a confidarsi solo con il confessore e il suo guardiano Saint-Mars. Anche il medico, quando lo visitava, ne ignorava le fattezze che restavano rigorosamente celate sotto la famosa maschera. La maschera in realtà non era uno strumento interamente in ferro, probabilmente era di velluto su un’armatura di metallo e quasi sicuramente vi si ricorreva solo quando necessitava, come nei trasferimenti da una prigione all’altra. Gli  spostamenti erano coperti dalla massima segretezza, visto che il mistero tuttora persiste, è evidente che tutte le misure adottate furono efficaci. Chi riusci a vederlo di sfuggita una sola volta disse che era un’“alta figura”, mostrava i “capelli bianchi”, indossava sempre “biancheria finissima” e riceveva spesso libri. Al di là di questo null’altro trapelò mai.

Quali ipotesi sull’identità dell’illustre ergastolano? Molte ipotesi, tra le più verosimili quelle di due nominativi: il conte Ercole Antonio Mattioli e l’ex sovrintendente Nicolas Fouquet. Entrambe personaggi allora molto in vista, quindi la notorietà delle loro fattezze potrebbe giustificare l’uso della maschera. Ercole Antonio Mattioli era stato incaricato nel 1679 dal duca di Mantova di trattare segretamente la cessione alla Francia del feudo di Casale. Ma l’avventuriero vendette l’informazione al re di Spagna. Tradì contemporaneamente il Duca e  Luigi XIV. Attirato in un tranello, fu condotto in Francia, condannato e spedito a Pinerolo. Da allora restò affidato a Saint-Mars, che lo segui sempre dietro nei suoi  spostamenti, quindi potrebbe essere lui la misteriosa “Maschera”. Nicolas Fouquet, era stato ministro delle finanze ai tempi del cardinale Richelieu, aveva accumulato una fortuna immensa, che lo mise in cattiva luce agli occhi del Re Sole.  Odiato  da Mazzarino e da Colbert, venne arrestato dai moschettieri e sottoposto quindi a un processo, accusato secondo alcuni ingiustamente, di peculato e lesa maestà, finì recluso a vita. Transitò anche lui da Pinerolo, nello stesso periodo in cui vi governava Saint- Mars.

A complicare però il mistero le date di morte ufficiali di entrambi, che non combaciano con quella della “Maschera”, avvenuta nel 1703. Fouquet morì nel 1680, Mattioli nel 1675. Quindi nessun dato è certo.  L’alone di leggenda rimane tuttora attorno alla misteriosa figura “Maschera di ferro”.  Il mistero rimarrà tale, perché i documenti sull’identità dell’ uomo sono stati accuratamente distrutti per eliminare ogni traccia, di un qualcosa che dava indubbiamente noia ad un sovrano assoluto. E così il segreto è rimasto assoluto. Molte ipotesi di scambi e misteri,  un vero rompicapo che rimane e rimarrà irrisolto, utile solamente ad ispirare registi e scrittori…

 

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Pier Carlo Sommo

Torinese, laureato in Giurisprudenza è giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio per conto della Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e del giornalismo degli uffici stampa presso le società di formazione pubbliche e private e presso alcune Università.

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