Il profumo nella storia del Piemonte: dal produttore dell’Acqua di Colonia alla Maison Tonatto

TORINO. È qualcosa che si respira in tutto il mondo, anche se cambia da luogo a luogo. Si tratta del profumo, che risale ai secoli prima della nascita di Cristo, quando l’arte di miscelare gli aromi provenienti dal Medio Oriente conquista l’Occidente, Grecia e a Roma, attraverso battaglie, come quelle di  Alessandro Magno.

Un interno di Palazzo Taffini

Nei secoli il profumo entra nelle corti, e si espande, passando anche dall’Italia e arrivando fino in Piemonte, dove, da qualche anno, esiste il Muses, Accademia Europea delle Essenze, un polo museale tecno-sensoriale che, riscoprendo la tradizione delle erbe aromatiche di questa regione, offre un’esperienza verso i saperi dell’arte profumiera, le essenze e i sapori dei territori all’interno di Palazzo Taffini a Savigliano, in provincia di Cuneo. Questa fu la sede di rappresentanza e accoglienza dei duchi di Savoia, in un secolo caratterizzato anche da reggenze femminili, quali Maria Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Nemours.

Simbolo d’immortalità, il profumo è stato collegato nell’Antichità alle divinità, oltre a essere usato per proteggere il corpo da malattie nel Medioevo, mostrandosi quindi non solo semplice oggetto di seduzione.

Dalla civiltà islamica al Rinascimento la distillazione del profumo migliora, e in Europa la moda irrompe nelle corti italiane, dove venivano profumati gli accessori di vestiario, specialmente in pelle, e s’indossavno piccole boccette di profumi con montature in oro e pietere preziose. Dal Seicento, poi, la Francia conquista il primato riguardo la produzione dei profumi, immettendo sul mercato fragranze floreali, disposte in flaconi di vetro, o porcellana, e diffuse negli ambienti per mezzo di pot-pourri e bruciaprofumi.

Molto, in effetti, si deve alle donne, in particolare a quelle del Rinascimento italiano, quali Caterina Sforza, Isabella d’Este, Caterina de’ Medici, in quanto abili a promuovere il piacere derivato dalle essenze, ma non solo. Il piemontese Giovanni Maria Farina è ricordato come il produttore di un’acqua profumata, l’Eau de Cologne, così nominata poiché l’inventore si stabilì a Colonia, e di moda nelle corti settecentesche. «Il mio profumo – diceva – è come un mattino italiano di primavera dopo la pioggia: ricorda le arance, i limoni, i pompelmi, i bergamotti, i cedri, i fiori e le erbe aromatiche della mia terra. Mi rinfresca e stimola sensi e fantasia». E la Casa del Profumo, un piccolo museo di montagna vicino a Verbania, a Santa Maria Maggiore dove nacque Farina, è un microcosmo che gli rende omaggio.

L’importanza rivestita dal profumo si può capire, inoltre, dagli oggetti che hanno ruotano attorno a questo simbolo di bellezza: oreficerie, vetri, porcellane, tutti esposti, insieme con trattati scientifici, a Palazzo Madama in una recente mostra, “Perfumum. I profumi della Storia”, un racconto sull’evoluzione del profumo fino al Novecento, terminata a giugno scorso.

Attualmente la profumeria artistica a Torino vanta il nome di Diletta Tonatto, creativa della prestigiosa Maison Tonatto Profumi, che ha sede presso la Galleria Olfattiva Tonatto in via della Rocca 14/c: 18 anni di eccellenza nella profumeria, 26 fragranze esclusive, 46 paesi profumati. Qui sarà possibile vivere il laboratorio olfattivo “Profumatissima” i prossimi 10 e 24 novembre, e 1° dicembre alle ore 11 su prenotazione, telefonando allo 011.861080.

 

 

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.