Il primo film horror italiano fu girato a Torino nel 1920: protagonista Frankenstein

TORINO. Eugenio Testa, chi era costui? Domanda spontanea per chi non ha una competenza specifica sul periodo più lontano della storia del cinema, quello degli albori e del muto. Eppure ricordare Testa quest’anno ha un senso molto preciso: vedremo subito perché. Nato e morto a Torino (1892-1957), Testa fu attore, regista e produttore cinematografico; figlio d’arte, poiché il padre, Dante, era un affermato attore del teatro dialettale con alcune incursioni nel cinema.

La scuola paterna fu certamente determinate per Eugenio, che seguì il padre sulle scene quando ancora era poco più di un bambino. Dopo un esperienza nel teatro dialettale, passò al cinema: la sua prima apparizione risale al 1913, nel film Il cuore non invecchia prodotto dall’Itala film, che ebbe tra i fondatori Giovanni Pastrone; in seguito lavorò anche per l’Ambrosio film e la Genova film, fondò anche una sua casa di produzione, ma l’impresa non ebbe fortuna.

Gran parte delle pellicole in cui ebbe modo di lavorare, come attore o regista, furono girate tra il 1913 e il 1920, ed è proprio nel 1920 che Testa realizzò un’opera che ricordiamo quest’anno: Il mostro di Frankenstein. Protagonista fu un divo di quegli anni: Luciano Albertini che interpretò il barone, mentre la parte del mostro toccò a Umberto Guarraccino e quella di Elizabeth a Linda Albertini. Togliamo questo film dal dimenticatoio per la concomitanza della pubblicazione, esattamente duecento anni fa, di Frankenstein ossia il moderno Prometeo di Mary Shelley, uno dei classici della letteratura moderna. Infatti, due anni dopo l’inizio della stesura che portò all’opera finale, nel 1818 la Shelley dava alle stampe il suo capolavoro che, come è noto, sarà oggetto di numerosissimi adattamenti cinematografici.

Il primo in assoluto fu Frankenstein (1910) prodotto dalla Edison Studios, di fatto un cortometraggio

Luciano Albertini, divo del muto

(tredici minuti), diretto da J. Searle Dawley, anche se  nel tempo si è affermata l’ipotesi che vorrebbe Thomas Edison come regista. In linea con la tradizione ottocentesca, il dottor Frankenstein è una sorta di alchimista che crea il suo essere attraverso un procedimento di cui non si mostrano le modalità: la Creatura sorge da una nube di fumo, come spesso veniva rappresentata l’apparizione magica nel cinema degli albori. Al cospetto di quel mostro, Frankenstein sviene. La Creatura riapparirà alla vigilia delle nozze del suo creatore, per poi sparire in uno specchio. Fece seguito: Life Without Soul (Vita senz’anima), film muto del 1915. Cinque anni dopo Testa realizzò Il mostro di Frankenstein, che è il primo film horror italiano in assoluto, anticipando di quasi quarant’anni I vampiri di Riccardo Freda e Mario Bava (1956).

La pellicola originale è andata perduta, ma sappiamo che la sceneggiatura era abbastanza aderente alla vicenda narrata dalla Shelley, a differenza di quanto invece fece Searle Dawley. Nella pellicola di Testa, il barone Frankenstein riesce a dare vita a un cadavere, avvalendosi non del galvanismo come nel romanzo, ma di una misteriosa formula chimica, in cui riverberano in traslucido echi alchemici. Secondo il solito copione, la Creatura si rivolterà contro il suo creatore dimostrando che la volontà tutta antropocentrica di alterare le regole della natura è destinata a produrre solo tragedie. Certamente la Shelley avrebbe ammirato l’opera di Eugenio Testa, il torinese che per primo diede vita al cinema horror italiano.

Un libro firmato da Massimo Centini

Il libro di Mary Shelley è un classico, e come tutti i classici, è citato anche da chi non l’ha letto. La sua eco ha trovato spazio in vari ambiti della cultura moderna: dalla trascrizione apocrifa di letteratura e cinema alla pubblicità, passando per i fumetti, fino ai gadget. Recentemente, Massimo Centini ha pubblicato: Frankenstein: la scienza e la follia. Uomini e mostri tra realtà e mito, un libro ricco di spunti di riflessione ed edito da Yume (pag. 206; euro 15,00). Centini ripercorre la genesi del romanzo, ne effettua una calibrata esegesi privilegiando gli aspetti antropologici e arricchisce il libro con molte notizie e curiosità.