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Il pasticcino squisitamente piemontese che tanto piaceva a re Umberto I

TORINO. Apparentemente, potrebbe sembrare una variante del “bacio di dama”. Ma non è così. Qui c’è il cioccolato a fare da ripieno tra due “guance” friabili dal sapore delicato. L’Umbertino non si trova in tutte le pasticcerie, ed è per questo che scoprirlo è già un’impresa di per sé eroica. Una volta trovato, però, non rimane che tastarlo. Il suo gusto è delizioso: cioccolato e nocciola si fondono in bocca in una miscela di sapori sublimi, che donano al palato un piacere ineffabile. Si chiama così perché fu il re Umberto I a “ordinarlo” la prima volta. In effetti si trattava di un pasticcino “su misura”, nel senso che fu lui, in un certo senso, ad inventarlo, delegando un suo pasticcere di fiducia a realizzarlo così come lo aveva idealizzato, con gli specifici ingredienti speciali che gli aveva richiesto. E il successo, per il re e la corte, ma anche per i Torinesi che cominciarono a conoscerlo, fu strepitoso.

Ma dove trovarlo? Ve lo devo proprio dire? Sì? Allora vi rivelo un segreto: richiedetelo all’Antica Pasticceria Venier (di Luciano Prodoni), di Via Monte di Pietà 22, a Torino. All’interno dell’accogliente locale, pervaso da irrisestibili fragranze di panna e di cioccolato e in cui fanno bella mostra di se vetrinette ricolme di ogni ghiottoneria pasticcera, è esposta una poesia dedicata a questa rara specialità torinese. Gli ultimi versi recitano così: “Non è solo un dolce, è più di un pasticcino: questo, signori, è Sua Maestà… l’Umbertino”. Intrigante, vero? E allora, provate anche voi gli “Umbertini”, e poi… ci direte qualcosa.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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