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Genepì, il liquore alpino facile da preparare anche a casa

Liquore corroborante e gradevolmente digestivo, il genepì nasce dalle mani degli abitanti delle Alpi occidentali, nei territori parte di quell’area storico-geografica conosciuta come Occitania, un rimedio “fatto in casa” per combattere le violente e diffuse patologie infiammatorie e digestive.

Date le origini dei dialetti di molte popolazioni delle Alpi occidentali, il termine genepì è un nome di probabile origine celtica. Appartenente al genere Artemisia, che conta all’incirca 200 specie, la pianta del genepì, che cresce spontanea al di sopra dei 2000-2500 metri, si presenta come un cespuglio di piccole dimensioni, spesso nascosto nelle fessure delle rocce o nei pascoli sassosi, con un diametro che va dai 5 ai 20 centimetri e alto non oltre i 15 centimetri. Particolarità della pianta sono la sue infiorescenze che, per aspetto, ricordano molto quelle della spiga con proprietà medicinali. I fiori, a loro volta, possono essere sia maschi che femmine, ma solo i primi, per tradizione, vengono utilizzati nella preparazione del liquore.

Coltivazione di artemisia alpina

Insomma, parlare del genepì è parlare della storia delle valli piemontesi, in particolare di quelle della zona del Pinerolese dov’è nato il famoso liquore dalla  colorazione paglierina e dalla gradazione alcolica che varia dai 30 ai 42 gradi. 

Un po’ di storia

Le prime attestazioni ufficiali della bevanda ne attestano la produzione in Val di Susa, nel 1755: dagli inizio del ‘700, infatti, Giovanni Stefano Pin aveva diffuso nelle valli della regione l’utilizzo dell’alambicco, indispensabile nella pratica della distillazione, ed è proprio dalla distilleria fondata da suo nipote nel 1823, a Fenestrelle in Val Chisone, che giungono le notizie più rilevanti sulla produzione di questa iconica bevanda piemontese, dove verrà elaborata l’originale ricetta ancora oggi utilizzata. Soltanto successivamente si diffonderanno gli opifici addetti alla trasformazione delle erbe nel liquore verde-giallo. In Piemonte, la coltivazione del genepy è iniziata negli anni ’60, nelle valli delle Province di Cuneo e di Torino, sia a causa di un significativo aumento della domanda del liquore, sia per la sempre maggior difficoltà nel reperire il genepy spontaneo.

Preparazione

Ottenuto dalla macerazione in alcool di due qualità di artemisa alpina, l’Artemisia spicata e l’Artemisia umbelliformis, comunemente note come Genepy nero e Genepy bianco, due sono le principali ricette per la preparazione del Genepi, ed entrambe hanno alla loro base pochi e semplici ingredienti: le erbe aromatiche opportunamente essiccate, alcol puro, acqua fresca e zucchero. Da questi ingredienti, il liquore può essere ricavato in due principali modi: per infusione o per sospensione. Nel primo procedimento, le piante vengono immerse in una soluzione idroalcolica per circa 45 giorni. All’infuso così ottenuto, dopo una fase di torchiatura, viene aggiunta una miscela di acqua e zucchero, indispensabile per abbassare il tasso alcolico. Dopodiché, stagionatura e filtrazione delle parti insolubili concludono la preparazione del liquore, che si presenterà, come abbiamo scritto sopra, con una colorazione paglierina tendente al verde ed una gradazione alcolica tra i 30° ed i 42°.

Il procedimento per sospensione, meno praticato, è differente: dopo aver posto le piante su apposite griglie in contenitori ermetici e sospese sulla soluzione idroalcolica, viene aggiunta la soluzione di acqua e zucchero, lasciando stagionare il “composto” per un periodo totale di 100 – 150 giorni. Il liquore prodotto attraverso questo procedimento, oltre che per una gradazione alcolica più alta, si distingue dal Genepì prodotto per infusione anche dal colore, qui più incolore.

Il genepì è entrato a far parte dei P.A.T, i “prodotti agroalimentari tradizionali” le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano “consolidate nel tempo e sono praticate sul proprio territorio in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai venticinque anni”.

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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