TerritorioTop NewsTorino

Dalla cedrata al bicerin, la metamorfosi d’uno storico locale torinese

 TORINO. L’avevano battezzato “Al bicerin” in onore della bevanda che aveva conquistato la nobiltà (e non solo quella) subalpina. Allora come oggi nello storico locale di piazza della Consolata al civico 5, si degusta un bicerin tra i più classici della città. Qui la tipica bevanda torinese, da generazioni, viene servita rigorosamente da mani femminili. Ma tra i primi a somministrarlo ci fu un venditore di acquacedrata. Chi l’avrebbe mai detto?

L’ingresso dello storico locale torinese

Tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, a Torino cominciarono a fiorire i laboratori di cioccolato. Tra i pionieri della lavorazione del cacao, ricordiamo il cioccolataio Giroldi, il cui atelier aveva sede in contrada Dora Grossa (oggi Via Garibaldi); Andrea Barera, invece, lo aveva insediato in contrada dell’Accademia; la vedova madama Giambone, dal canto suo, aveva il laboratorio in contrada Nuova (oggi Via Roma): a lei, si dice, risalirebbe l’invenzione delle uova di cioccolata. Ma tra i primi torinesi a cimentarsi nell’arte della lavorazione del cacao ci fu anche un tal Giuseppe Dentis. Era il 1763 quando costui decise di aprire una piccolissima bottega, dotata di pochi spartani tavoli in legno e rustiche panche, per la somministrazione dell’acquacedrata, proprio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata.

A quei tempi, Dentis non era probabilmente l’unico a somministrare quelle bevande dissetanti al gusto di cedro e di limone, ideali soprattutto d’estate a placare la sete causata dalla calura. Questi specialisti delle bevande al cedro e al limone (spesso itineranti, e dotati di un carrettino per potersi spostare nella città) erano chiamati “acquacedratari” (o acquacedratai). Ma quella era un’attività soprattutto stagionale. E allora, che somministrare in autunno e in inverno? Così, Dentis iniziò a smerciare nel suo locale, oltre a prodotti esotici, spezie, anche i primi confetti e le prime praline di cioccolato, e le bevande alcoliche. Ma l’idea veramente geniale (fu certamente tra i primi a farlo) fu quella di proporre il bicerin, una bevanda a base di latte, caffè, panna e cacao, servita calda: con quel particolare sapore delizioso, conquistò subito i palati degli avventori di ogni età, soprattutto d’inverno. Quello storico e caratteristico locale è ancor oggi posizionato nella stessa piazzetta dove lo aveva creato il suo fondatore, e la sua insegna, Al bicerin, è conosciuta in tutto il mondo.

Nel 1856, su progetto dell’architetto Carlo Promis, il palazzo al civico 5 della piazzetta della Consolata venne riedificato e il locale assunse un aspetto molto simile a quello attuale: le pareti furono rivestite di boiseries di legno con specchi e lampade. Nel piccolo ma raccolto ambiente, furono posizionati i caratteristici tavolini tondi di marmo bianco, il bancone di legno e marmo, nonché gli scaffali per le burnìe (barattoli di vetro) per la confetteria, arredo originale ancor oggi esistente. A fine dell’Ottocento, venne posta sulla facciata la devanture in ferro, con le vetrinette ai lati, le lesene e i capitelli in ghisa.

Il notissimo locale, tra il 1910 e il 1975, è stato gestito dalle sorelle Cavalli, e poi da Olga Cavalli, figlia di Ida. È stato in seguito condotto per molti anni dalla compianta Marité Costa, ed ora è gestito da sua figlia Eleonora.

La compianta Maritè Costa

Continua così la curiosa tradizione, ormai ultracentenaria, che vede affidata a mani esclusivamente femminili la gestione della storica bottega, che – per molti anni – ha rappresentato uno dei rari pubblici locali torinesi in cui le donne potevano tranquillamente mostrarsi sole.Dopo aver “preso Messa”, come si diceva allora, cioè assistito alla celebrazione della Messa nel Santuario della Consolata, nel corso della quale si erano comunicate, molte erano le donne che entravano nel locale delle sorelle Cavalli per rompere il lungo digiuno dalla mezzanotte, a quei tempi imposto ai fedeli, con un’energetica colazione a base di bicerin e pasticcini al burro.

Concludo questo articolo con una mia poesia rievocativa dell’antica e romantica figura degli acquacedratai, venditori di cedrate. Altri tempi, decisamente. Però, ricordarli, male non fa.

Il venditore di cedrate

Nel Settecentottanta,
la quiete viene infranta:
“Due soldi e vi do tanta,
di ’sta bevanda santa!”

È l’acquacedratario:
davanti al bel Santuario,
con il suo armamentario
di genere agrumario.

Lui vende limonate
e pure le cedrate,
gradite assai d’estate
nelle calde giornate.

E tiene per la briglia
di muli una pariglia:
carretto e una bottiglia,
sapore di vaniglia.

“È fresca acqua di fonte
– non passa sotto il ponte –
e viene giù dal monte,
da un monte del Piemonte!”

Or gli acquacedratari,
coi muli o coi somari,
fan sempre buoni affari:
denari su denari,

mescendo un beverone
color giallo-arancione
col gusto di limone,
talvolta di lampone.

Sergio Donna

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

Articoli correlati

Close