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Da Notre-Dame, sculture gotiche in mostra a Palazzo Madama

Le opere medievali della cattedrale parigina resteranno esposte a Torino fino al 30 settembre

TORINO. “Sous la forme imprimerie, la pensée est plus impérissable que jamais: elle est volatile, insaississable, indestructible… Elle passe de la durée a l’immortalité” (sulla carta stampata, il pensiero diventa volatile, inafferrabile, indistruttibile… Passa dalla durata a scadenza all’immortalità”): così scriveva Victor Hugo, nel suo celebre romanzo Notre Dame de Paris.

Prima della carta stampata, l’obiettivo di trasmettere il pensiero e la cultura di un popolo alle generazioni future era affidato all’architettura. La Cattedrale di Notre-Dame de Paris, come tante altre cattedrali gotiche costruite nel Duecento e nel Trecento, assolve proprio a questo scopo: il marmo, la pietra, il mattone, i decori, le vetrate erano garanzia di durevolezza nel tempo, latori ed alfieri di un messaggio “litico” scalfito nella pietra e proiettato nel futuro. ”Pour démolir la parole construite, il faut une révolution” (Per demolire la parola fattasi edificio, cioè ‘pietra’ è necessaria una rivoluzione”), spiegava Hugo.

La grande cattedrale parigina eretta sull’Ile de France, grande, imponente, greve, appartiene più alla storia che alla religione, più all’arte che alla preghiera. Essa racconta la storia, più che indurre al raccoglimento, e rappresenta più un monumento alla monarchia francese piuttosto che un tempio della religione.

Eppure, e nonostante i suoi numerosi rifacimenti, le sue modifiche e le parziali riedificazioni attraverso i secoli, la Cattedrale di Parigi resta un simbolo per la città, per la Francia, per il Cristianesimo, e un emblema internazionale dell’arte gotica. Non a caso, il recente incendio che ne ha coinvolto il tetto, distruggendolo ed abbattendone la guglia, ha comportato un’ondata di apprensione, di commozione e di profonda emozione in tutto il mondo.

Dallo scorso 5 aprile e fino al 30 settembre, alcuni reperti originali della Cattedrale di Notre-Dame resteranno accolti a Torino nell’ariosa ed aulica Sala Stemmi al Piano Terreno di Palazzo Madama: la Mostra è intitolata “Notre Dame de Paris | Sculture gotiche dalla grande Cattedrale” ed è stata realizzata in collaborazione con il Musée de Cluny (Musée National du Moyen Âge).

Si tratta, in particolare, di quattro teste in pietra di calcare, di pregevole fattura, databili tra il 1210 e il 1258: una testa d’angelo, una testa d’uomo, la testa di un re mago ed un capo femminile. Queste ultime tre sculture sono opera dall’artista, scultore e architetto, Jean de Chelles (Chelles, 1200 circa – 1265 circa).

Le sculture furono dunque realizzate nella prima metà del Duecento, quando venne attivato il grande cantiere di Notre-Dame. Vennero rimosse e parzialmente distrutte negli anni della Rivoluzione Francese, quando fu bandita ogni forma di religione, in quanto le opere d’arte cui appartenevano quelle teste rappresentavano dei personaggi sacri. Come le altre decine di statue che arricchivano la facciata, furono sfregiate, amputate e spesso utilizzate come materiale edilizio di recupero. Furono casualmente ritrovate solo nel 1977, negli scantinati di un palazzo parigino, nei pressi dell’Opéra, insieme a centinaia di altri frammenti di statue e fregi.

La visita alla mostra è arricchita da un coinvolgente filmato, che descrive la storia di questo fortuito ritrovamento, e che è proiettato a tutta parete nella Sala, con un grande effetto scenografico.

In una sezione attigua alla Sala Stemmi, sono esposte anche alcune opere di Victor Hugo e dell’architetto Eugène Viollet-le-Duc, dedicate al grande interesse e alla spiccata ammirazione che la Francia del XIX secolo dimostrò nei confronti del Medioevo e dei suoi capolavori architettonici, dando vita ad una serie di imponenti lavori di restauro e di recupero dei monumenti dell’epoca, compresa – appunto – la grande Cattedrale parigina.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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