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Costadoro, un buon caffè “torinese” da 4 generazioni

TORINO. Sarà che a Torino esiste una pleiade di caffè storici ultracentenari, e in qualche caso plurisecolari, ma è indubbio che i torinesi abbiano una vera predilezione per la bevanda italiana per eccellenza: il caffè in tazza, ma che sia un caffè di qualità superiore, ovvero un caffè da gourmet.

Ho già avuto occasione, su questo giornale, di scrivere più di un articolo, sia sui locali storici della città, sia sulla straordinaria vocazione dei torrefattori torinesi per la selezione sapiente delle miscele, al fine di creare un caffè dal sapore delizioso e dall’aspetto cremoso. Ci dev’essere un motivo se molti di essi, da piccoli artigiani della lavorazione del caffè in grani, sono nel tempo diventati dei veri imprenditori, con una produzione su vasta scala, e se il loro marchio è diventato sinonimo di eccellenza in tutto il mondo. Il motivo resta un mistero. Certamente però la loro intuizione nel comporre le miscele e nella selezione dei migliori caffè in grani (indiani, africani, o sudamericani) ha giocato un ruolo fondamentale. La purezza dell’acqua che defluiva dalla vicina chiostra alpina, irradiandosi nel bacino idrografico piemontese, utilizzata per fare il caffè, e che filtrava attraverso le miscele selezionate, ha poi – dal canto suo – sicuramente assuefatto l’esigente palato dei torinesi di fine Ottocento e del primo Novecento ad un caffè dal sapore particolare, molto intenso e robusto, come si usa ancor oggi degustare in città.

I lettori ricorderanno che su Piemonte Top News era già stato pubblicato un mio articolo in cui ricordavo che proprio a Torino venne servito il primo caffè espresso al mondo (era il 1884!). In questo stesso articolo, facevo cenno ai più noti e storici produttori (grandi e piccoli) di caffè del bacino torinese. Oggi, invece, vi voglio parlare della Costadoro.

Così si legge (e qui riporto pari pari) dal sito ufficiale aziendale: “Ogni nostra tazzina racchiude emozioni. E dietro ogni emozione c’è un lungo lavoro, che comincia con la selezione delle migliori materie prime, passa attraverso i più raffinati processi di torrefazione e si perfeziona offrendo ai nostri baristi gli strumenti e la formazione di cui hanno bisogno. Perché dietro ogni tazzina ci sono 125 anni di storia e di amore per il caffé. Con un unico obiettivo: garantire che ogni tazzina di caffè in un bar Costadoro sia sempre un’esperienza unica, piacevole, indimenticabile”.

Una storica vetrata del Caffè Beccuti

La storia di questo marchio torinese risale al 1890, quando ancora la vendita di caffè torrefatto in grani era un’attività generalmente svolta in “fondicheria” dai droghieri (alcuni dei quali tostavano direttamente i grani di caffè nel loro retrobottega, o in un apposto spazio del locale occupato dalla tostatrice, che in effetti, era alquanto ingombrante): questo caffè era principalmente destinato alla vendita diretta ai consumatori finali, per essere degustato in famiglia. In genere le massaie macinavano in casa i grani e preparavano il caffè usando le caffettiere “alla napoletana”. In altri casi, la tostatura (e l’approvvigionamento dei chicchi) veniva svolta a cura di alcuni gestori di pubblici locali, per la degustazione in apposite sale, da parte degli avventori, del caffè in tazza. Non mancavano torrefazioni in cui era possibile acquistare il caffè macinato in loco per uso domestico, ma anche consumare direttamente nel locale il caffè servito in tazzina.

Nel 1890, dunque, uno di questi esercenti, Oreste Beccuti, apriva una piccola torrefazione con vendita al minuto, in via Pietro Micca 10. Il suo locale, per quanto angusto, perché posizionato in un ambiente ad angolo acuto, divenne presto conosciuto e frequentatissimo da tutti i torinesi desiderosi di gustarsi un caffè “come si deve”. Il passaparola fece il resto: quando la notorietà cresce, è naturale che, in questi casi, cresca anche il giro d’affari.

Una storica immagine del 1930

Così, un po’ alla volta, si crearono le basi di quella che diventerà la Costadoro di oggi: venne intanto acquisita la Torrefazione F.lli Trombetta & C., ma saranno gli anni tra il 1977 e il 1982 in cui prenderà forma la struttura moderna dell’azienda. Fu infatti proprio in quell’anno che la F.lli Trombetta & C., la Caffè Abbo di Pinerolo (sorta nel 1964) e la Torrefazione Beccuti confluirono insieme sotto un nuovo marchio, il marchio Costadoro, assumendo la veste giuridica di società per azioni.

Di qui, di anno in anno, di decennio in decennio, la Costadoro cominciò a prendere il volo: nel 1980,  viene lanciata la miscela Master Club Coffee, linea di qualità suprema e composta esclusivamente di Arabica per le utenze professionali. A cento anni dalla sua fondazione, la Costadoro diventa sempre più specializzata nella fornitura di bar ed esercizi e nell’assistenza ai macchinari. Nel 1989, il caffè Costadoro è ormai uno dei più bevuti della città, con oltre 1.000 baristi che lo scelgono per la sua qualità e l’apprezzamento del pubblico.

Nel 2007, nasce la Costadoro Coffee Lab Academy, espressione dell’impegno aziendale nella formazione professionale dei gestori dei bar e dei pubblici locali, in particolare dei barman e degli addetti alle macchine del caffè. Nel 2009, Costadoro lancia Costadoro Coffee Lab, una nuova pregiata miscela, 100% Arabica, ma anche una linea di accessori per il bar dal design essenziale e raffinato. Intanto, l’azienda si apre ai mercati internazionali:  nel 2014, viene inaugurata nel capoluogo catalano la Caffè Costadoro Barcelona SL, filiale commerciale spagnola.

Dagli anni Novanta del Novecento ai giorni nostri, il marchio Costadoro rafforza la sua immagine di un prodotto che è frutto della tradizione e del sapere antico, imponendosi tra i consumatori come sinonimo di un caffè di qualità superiore, dal sapore intenso.  Alla soglia del terzo decennio degli Anni Duemila, l’azienda torinese rappresenta una grande realtà italiana, diffusa in tutto il mondo: Costadoro è oggi presente in circa 40 Paesi, portabandiera in ogni dove della cultura del caffè all’italiana (anzi: alla… “torinese”).

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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