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Ciapinabò, il tubero americano che tanto piace alla cucina piemontese

Da secoli utilizzati nella bagna caoda e in innumerevoli altri piatti della gastronomia piemontese, i topinambur, conosciuti più comunemente in Piemonte come ciapinabò, sono alcuni tra i prodotto agricoli più tradizionali della nostra regione, entrati ormai da tempo nella lista dei prodotti PAT (Prodotti Agroalimentari tradizionali) in virtù delle “metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura che risultano consolidate nel tempo e sono praticate sul proprio territorio in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai venticinque anni“.

Nonostante il ciapinabò sia generalmente considerato uno degli ingredienti più antichi della gastronomia piemontese, le prime attestazioni di questo peculiare ingrediente non arrivano però oltre il Seicento. Prima di questo tempo, infatti, non esistevano affatto sul territorio del Nord Italia: importati dal Nord America, i topinambur erano coltivati da alcune tribù di indigeni locali e vennero importati nell’antico continente soltanto in un secondo momento, apprezzati tanto per le tante possibili applicazioni, in Francia fu infatti inizialmente usato per la produzione di alcool e nell’industria cosmetica, sia per il sapore, che ricorda quasi quello dei fondi di carciofo.

Ma da dove arriva il nome di questo tubero tanto speciale? Due sono le teorie principali a proposito: secondo quella diffusa in Francia, una delegazione di una tribù brasiliana, i “Topinambur”, giunse a Parigi nel 1613, nello stesso periodo in cui i tuberi nord-americani fecero la loro prima apparizione nel mercato europeo. L’errata associazione del nome dei primi ai secondi fu all’origine, dunque, del nome con cui oggi designiamo questo peculiare prodotto. Secondo una versione più nostrana, invece, i membri della tribù brasiliana furono ricevuti in Vaticano lo stesso giorno dell’arrivo di un carico di topinambur dal Canada, generando così lo storico equivoco. Insomma, come effettivamente sia andata è fondamentalmente impossibile scoprirlo, fatto sta che, da quel momento ad oggi, i topinambur sono stati alcuni tra gli ingredienti più importanti della dieta povera piemontese ed europea.

Ecco qui una ricetta tipica piemontese per provare anche voi il tipico gusto di questo prodotto tradizionale, i ciapinabò trifolati.

Ingredienti

  • 800 gr di ciapinabò
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 lt. di brodo vegetale
  • 200 ml di Olio extravergine d’oliva
  • 1 limone
  • sale fino qb
  • pepe nero qb
  • prezzemolo tritato qb

Preparazione

Il primo passo nella preparazione dei topinambur trifolati parte, ovviamente, dalla pulizia dei nostri tuberi. Prima di incominciare, sciacquiamoci le mani con del succo di limone, per evitare quel tipico annerimento che, come i carciofi, i topinambur lasciano sulle mani durante la lavorazione. Bene, siamo pronti a pulire i nostri topinambur: con un coltellino e muniti di molta attenzione, raschiamo la buccia dei tuberi per eliminare eventuali residui di terra e di sporcizia, cercando, per quanto possibile, di eliminare anche le parti più dure. Laviamoli per bene in acqua acidulata (un semplice composto di acqua e succo di limone) per evitare che anneriscano. Dopo aver scolato e sciacquato in acqua fredda i topinambur, aiutandoci con un coltello affilato o con una mandolina, tagliamoli in fettine sottili, dallo spessore non superiore ai 3-4 mm, e prepariamo una padella antiaderente dove scalderemo l’olio extravergine di oliva e lasceremo ad imbiondire gli spicchi d’aglio tagliati a pezzetti.

Lasciamo dunque i nostri topinambur nella padella: dopo averli salati ed insaporiti a piacere, lasciamoli cuocere a fuoco lento per un quarto d’ora circa, aggiungendo di tanto in tanto un mestolo di brodo vegetale e coprendo con il coperchio la padella. Poco prima della fine della cottura, aggiungiamo il prezzemolo ed il pepe tritati, mescolando bene e facendo amalgamare i vari sapori. Passato il tempo previsto, spegniamo il fuoco: è importante servire i topinambur ben cotti, ma comunque ancora croccanti!

Bene, i nostri topinambur trifolati sono pronti: serviamoli ai nostri ospiti ancora caldi, come contorno ad un tipico secondo piemontese.

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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