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Casale dedica una targa ai partigiani della Banda Tom

CASALE MONFERRATO. Mercoledì 15 maggio a Casale verrà scoperta una targa in via XIII Martiri per ricordare i caduti della Banda Tom. Il testo è stato realizzato da una classe della Scuola Secondaria di I grado “Dante Alighieri”. Nel corso dell’inaugurazione verranno lette dagli studenti anche alcuni brani tratti da lettere di partigiani condannati a morte.

Forse non tutti conoscono la storia di questa formazione partigiana che per un anno intero contribuì alla lotta contro il nazi-fascismo nel Monferrato. L’attività ebbe inizio nei primi mesi del 1944. Ad organizzarla e guidarla fu Antonio Olearo (Tom), un fornaio di Ozzano Monferrato impegnato nel quartiere Borgo Ala di Casale. All’inizio della Seconda guerra mondiale si arruolò nella Guardia di Frontiera e dopo l’8 settembre si unì ai partigiani in Val di Susa. Nell’inverno del 1943 tornò nel Monferrato casalese, raccolse un gruppo di giovani e fondò una banda da lui stesso capeggiata, tra le più attive della zona. Nel corso del 1944 la Banda Tom contò sino a 130 componenti e venne inquadrata nelle Formazioni Matteotti, diventando la Settima Brigata . Il comando venne organizzato a Casorzo, muovendosi per le sue azioni di guerriglia e sabotaggio in tutto il Monferrato.  Durante una di queste azioni, in pieno centro a Casale, la banda si scontrò con una pattuglia fascista e uccise l’ufficiale che la comandava (29 dicembre 1944). Come rappresaglia la Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) ordinò l’arresto della mamma di Tom.

Antonio Olearo detto Tom

Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 1945, dopo un tentativo fallito di liberare la madre, Tom,  insieme ad altri compagni, fu sorpreso dai fascisti  a Casorzo. Legati con catene e fili di ferro e obbligati a camminare per dieci chilometri a piedi nudi nella neve, vennero poi incarcerati a Casale e torturati. Sempre incatenati e a piedi nudi, nel pomeriggio di domenica 14 gennaio vennero fatti sfilare per le vie del centro cittadino tra percosse e insulti.

All’alba del 15 gennaio, senza che a Tom venisse concesso di rivedere la madre i “Tredici” partigiani furono condotti alla Cittadella dove furono trucidati. I loro corpi vennero lasciati nella neve per due giorni. Questi i loro nomi:
Antonio Olearo detto Tom, 24 anni, Casale
Giuseppe Augino, 22 anni, Enna
Alessio Boccalatte, 20 anni, Casale
Aldo Cantariello, 19 anni, Alessandria
Luigi Cassina detto Ginetto, 25 anni, Casale
Giovanni Cavoli detto Dinamite, 34 anni, Solero
Albert Harbyohire (Ufficiale della Raf), 31 anni
Giuseppe Maugeri, 23 anni, Siracusa
Remo Peracchio, 21 anni, Montemagno
Boris Portieri, 17 anni, Genova
Giuseppe Raschio, 21 anni, Alessandria
Luigi Santambrogio detto Gigi, 17 anni, Casale
Carlo Serretta detto Scugnizzo, 17 anni, Casale

I funerali a Casale Monferrato

Rosetta Santambrogio, sorella di Luigi, trudicato a 17 anni, così ricordava qualche anno fa quella tragica giornata: “Le immagini di quel 15 gennaio 1945 sono ancora ben impresse nella mia mente. Quando la mia famiglia fu avvertita della fucilazione, mi recai in Cittadella e mi trovai di fronte ad uno spettacolo terribile, con fascisti ubriachi che ogni tanto sparavano, e vidi infine il corpo di mio fratello. Dopo due giorni andai alla Brigata nera per chiedere la salma di mio fratello e mi sentii dire che era già molto se erano stati sepolti al cimitero e non fossero stati gettati nel Po. I corpi furono poi recuperati dopo la Liberazione e si celebrarono le esequie solenni: per riconoscere mio fratello dovetti guardare undici salme, poi gli ho tagliato una ciocca di capelli che conservo ancora oggi”.

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