Casa Savoia: la vita a corte tra feste, pettegolezzi e menu internazionali

TORINO. Tra i detti popolari più conosciuti, ne spiccano due in particolare. Quell’Avanti Savoia!, interpretato come incoraggiamento, o in senso ironico, si affianca all’Anche la regina Margherita mangiava il pollo con le dita, come a dire che in alcune circostanze non c’è differenza tra ricchezza e povertà. In riferimento a Casa Savoiauna delle più antiche dinastie d’Europa assurta a dignità reale nel XVIII secolo, esisteva, oltre al punto di vista del popolo, anche quello di chi frequentava la corte.

La vita all’interno della residenza di Torino tra Seicento e Settecento, ad esempio, seguiva un’etichetta molto rigida, anche se è risaputo quanto i nobili amassero divertirsi, partecipare alle feste a Palazzo, ai balli, agli spettacoli musicali e teatrali. Lo stesso avveniva, ad esempio, a Versailles. Comune ai sovrani era manifestare il proprio potere in occasione di questo genere di spettacoli aristocratici.

Destinati esclusivamente ai membri della nobiltà, in scena primeggiavano il duca, i principi, le principesse, gli stessi nobili, e gli alti dignitari di corte. L’abbigliamento prevedeva costumi sfarzosi, che si distinguevano a seconda delle occasioni, quali tornei, caroselli, che si svolgevano all’aperto. In questi eventi poesia e danza andavano di pari passo alla politica ducale: nei testi erano infatti presenti allusioni dinastiche e politiche.

Chi si occupava d’ideare questi spettacoli? Di solito l’incarico era assegnato a un cerimoniere, che li organizzava durante le festività del calendario ecclesiastico oltre che in occasione di matrimoni, funerali, nascite, successi militari e politici, visite di sovrani o di ambasciatori stranieri, tutti riguardanti la famiglia reale. Compito molto importante era sorvegliare che si rispettasse una rigida etichetta di corte, dal momento che in essi si rappresentava il potere della dinastia.

Non esistevano, però, solo feste e spettacoli, dove il pettegolezzo era all’ordine del giorno, ma anche rituali a corte. Uno di questi era la “Passeggiata Reale”, lungo le sale del palazzo, come quella dei valletti, dove si faceva anticamera per essere ricevuti dal sovrano. Usuale, poi, era che la famiglia reale si ritrovasse la sera nella camera delle udienze della Regina.

Per quanto riguarda la tavola, gli argenti alla corte piemontese rappresentavano un vero e proprio simbolo di potere, aggiunti a porcellane, centritavola in argento o in oro, candelabri, posate e vassoi in argento, cristallerie. I servizi di piatti e bicchieri andavano quasi sempre da un minimo di 20 a un massimo di 180-200 coperti. I pasti, quando non erano ufficiali, erano gustati dal re insieme con una ristretta cerchia di perone a corte, più o meno una decina. Viceversa, cuochi, camerieri e staffieri sotto la direzione dell’ufficio di bocca, lavoravano con zelo durante le cerimonie ufficiali, perché tutto fosse elegante, e nessun dettaglio lasciato al caso.

Sia nelle occasioni ufficiali sia in quelle private davanti a ogni ospite era posto il menu, rigorosamente in francese come si usava nelle corti europee, e dal 1907 in italiano: nei pranzi di gala la cucina era internazionale e con eccellenze delle varie regioni italiane. Il re in privato preferiva ricette piemontesi, servite da un ispettore degli uffici di bocca in frac, mentre camerieri, staffieri e aiutanti in livrea pensavano alla regina e agli altri ospiti.

I Savoia, molto legati al mondo enogastronomico dei loro vecchi stati, amavano i vini piemontesi e della zona del Chianti, apprezzando, inoltre, i francesi.

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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