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Alla scoperta del castello di Osasco, storica fortezza dei conti Cacherano

OSASCO. Adagiato nella placida pianura pinerolese, punteggiata di pascoli e di frutteti alternati a campi di grano e di mais, il castello di Osasco affascina il visitatore per l’aspetto di possente fortezza tardo-medievale, eretta nella seconda metà del Trecento per volere dei principi di Savoia-Acaia, signori di questi territori.

La massiccia struttura, sopravvissuta pressoché integra alle trasformazioni settecentesche, che riguardarono principalmente gli interni, rende d’immediata evidenza la funzione difensiva che ne giustificò la costruzione, in uno scenario politico-militare turbolento come quello del Piemonte tre-quattrocentesco, caratterizzato dall’accesa conflittualità tra più forze in campo – conti di Savoia, principi d’Acaia, Visconti, marchesi di Saluzzo e del Monferrato, Angiò – tutte in competizione fra loro per l’egemonia.

Correva l’anno 1294 quando, per dirimere una questione successoria al vertice della contea di Savoia, si istituì una commissione arbitrale che sancì la suddivisione dei domini sabaudi fra tre contendenti, con l’accortezza, voluta dal vecchio conte Filippo I, di preservare l’unitarietà formale dello Stato, garantita dall’obbligo di omaggio vassallatico nei confronti del ramo comitale. Mentre Amedeo V e i successori si videro assegnare la Savoia, che costituiva la culla della dinastia ed era collegata al titolo comitale, il ducato d’Aosta e il corridoio valsusino fino a Rivoli, al fratello Ludovico venne attribuito il Vaud, oggi cantone elvetico, e all’altro pretendente Filippo, figlio del conte Tommaso III di Savoia, furono affidati i territori piemontesi dominati dai Savoia (ad eccezione della valle di Susa). Il matrimonio di Filippo con Isabella di Villehardouin, ultima discendente della nobile famiglia franca, portò in dote al Savoia il titolo di principe d’Acaia, regione storica del Peloponneso greco su cui i Savoia-Acaia, nonostante il viaggio intrapreso da Filippo, non esercitarono mai un potere effettivo. Rimase il titolo di principi d’Acaia di cui si fregiarono Filippo e i successori: dalla loro piccola capitale, Pinerolo, essi governarono su buona parte del Piemonte occidentale, scontrandosi sovente con i conti di Savoia nel tentativo di emanciparsi dall’obbedienza formale loro dovuta.

Proprio nell’ottica di un rafforzamento dei confini, minacciati sia dalle incursioni francesi, sia dalle ambizioni del marchese del Monferrato, nel corso del Trecento i principi di Savoia-Acaia diedero il via nei loro domini del Piemonte occidentale a un’importante azione edificatoria che da un lato portò alla fondazione di nuovi insediamenti (le “villenove del principe”) e dall’altro lato alla costruzione di fortezze come quella di Osasco, al centro di un territorio particolarmente esposto agli assalti nemici. Il castello, a pianta quadrilatera con torri rotonde agli angoli, presenta una struttura straordinariamente regolare e simmetrica, secondo uno schema di fortificazione castellana poco rappresentato in area piemontese, che trova un suo riferimento tipologico nel castello sabaudo di Ivrea.

La località di Osasco, come accadde anche per Bricherasio ed Envie, venne infeudata per volere dei Savoia-Acaia ai Cacherano, antica famiglia astigiana che, secondo quanto scrive l’abate Goffredo Casalis (1781-1856), storico piemontese, traeva il nome dallo scomparso villaggio di “Caquerano”, dove possedeva terre e aveva giurisdizione con titolo di “nobili magnati”. Come le altre illustri famiglie astigiane, tra cui gli Asinari, Guttuari, Isnardi, Malabayla, Pelletta, Roero, Scarampi, Solaro, Troya, i Cacherano avevano acquisito potere e influenza politica grazie alle considerevoli ricchezze accumulate con i traffici commerciali e, in seguito, con la finanza, mettendo in pratica la lucrativa attività del prestito di denaro su pegno e contribuendo, insieme con i Chieresi, allo sviluppo delle più moderne tecniche bancarie tramite la rete di “casane” istituite in molti Paesi d’Europa.

Poggiando su solide fondamenta finanziarie, queste famiglie ascesero la scala sociale e, a un certo punto, in concomitanza con il declinare delle autonomie comunali, si legarono ai principi territoriali, come i marchesi di Monferrato o i principi d’Acaia, investendo nell’acquisto di feudi e castelli, per incrementare il patrimonio fondiario. Fu così che, ad esempio, gli Scarampi s’insediarono nei feudi delle valli Belbo e Bormida, acquisiti dai marchesi del Carretto e dai marchesi del Monferrato, i Roero diedero con il tempo addirittura il nome a un’intera area geografica, le colline del Roero, in cui crearono una fitta trama di castelli e fortificazioni, e i Cacherano, che nei secoli seguenti avrebbero accresciuto il proprio peso politico unendosi con la famiglia Malabayla, famosa per aver gestito le finanze dei Papi nel periodo avignonese (XIV secolo), strinsero rapporti molto stretti con i principi d’Acaia ricevendo l’investitura di Bricherasio e Osasco nel Pinerolese e di Envie nel Saluzzese.

Come ci racconta l’abate Casalis, nel 1396, mentre il capitano di ventura Facino Cane compiva scorrerie nel Chierese per conto del marchese del Monferrato, lo stesso Teodoro II Paleologo, in compagnia del fratello Guglielmo, dava l’assalto alla città di Pinerolo, strappando agli Acaia gli abitati di Osasco e di Envie. Una volta rientrato in possesso di queste terre, Amedeo di Savoia-Acaia concesse l’investitura di Osasco a Bruno o Brunone Cacherano, che s’era distinto quale valente capitano di Francia al servizio di re Carlo VII e che fu il capostipite dei conti Cacherano di Osasco.

In questo modo i Cacherano, seguendo un percorso che fu proprio di tutti i “casanieri” astigiani, da mercanti e banchieri, con importanti incarichi nelle magistrature cittadine, si nobilitarono, entrando a far parte, con la nascita dello Stato assoluto, dell’orgogliosa aristocrazia piemontese di Ancien Régime. Numerosi furono i personaggi legati alla storia della famiglia che prestarono servizio per i Savoia rivestendo cariche amministrative o militari. Ci limiteremo a citarne due, che si distinsero in periodi cruciali delle vicende sabaude. Policarpo Vitaliano Cacherano di Osasco, soprannominato “il cavaliere di Cantarana”, fu “Grande di corona” (1815) e “Commendatore della Religione di Malta” (i Cacherano di Osasco vantano un gran numero di esponenti entrati nell’Ordine Gerosolimitano, poi ridenominato Ordine di Malta), ma viene ricordato soprattutto per essere assurto nel 1814 all’ufficio di comandante generale della Savoia e l’anno seguente a quello di “Governatore di S.A.S il signor Principe di Savoia-Carignano”. Nelle vesti di precettore del principe Carlo Alberto, dando ulteriore prova delle proprie doti di “uomo di specchiata integrità, amico leale, generoso sovvenitore dei miseri e cristiano esemplare”, condusse le delicate trattative per il matrimonio del giovane sabaudo con la principessa Maria Teresa di Asburgo-Lorena, figlia del granduca di Toscana, e, all’indomani dei moti del 1821, agì per tutelare lo stesso Carlo Alberto dalle pressioni diplomatiche dirette a privarlo del diritto di successione al trono di Sardegna.

La seconda figura che ricordiamo è Giovanni Pietro Luigi Cacherano di Osasco, fratello di Policarpo, anch’egli nominato nel 1820 “Grande di corona” e investito dell’importante carica di ricevitore dell’Ordine di Malta nel gran priorato di Lombardia. Intrapresa la carriera militare, partecipò dal 1793 alle operazioni belliche in difesa del Piemonte dall’invasione francese, mentre, con la Restaurazione sabauda, nel 1814 venne inviato a Nizza in qualità di comandante generale della città e del contado. In tale veste dimostrò la propria abilità nel difendere la città dalla minaccia dell’occupazione francese, a seguito del ritorno di Napoleone dall’Elba. Senza colpo ferire indusse l’armata francese alla richiesta d’armistizio, facendo credere al nemico di disporre di un numero di difensori armati ben più alto di quello effettivo e diffondendo la voce di un imminente arrivo in soccorso di Nizza della flotta inglese, in realtà ancora molto distante.

Come accadde per molti altri castelli piemontesi, nel corso del Settecento anche la fortezza di Osasco, ormai perduta la funzione difensiva originaria, venne spogliata dei connotati “militari”, acquisendo il decoro tipico delle residenze aristocratiche piemontesi di campagna: si intrapresero importanti lavori di ammodernamento degli spazi interni, adeguati alle comodità e al gusto del tempo, e si affidò all’architetto di corte sabauda Benedetto Alfieri la direzione del cantiere. La mano dell’Alfieri si riconosce in particolare nel disegno del monumentale arco d’accesso e nella rimodulazione dell’area verde secondo i crismi del giardino all’italiana, con gradevoli geometrie definite dalle siepi di bosso. Tra i vari interventi realizzati, si interrò il fossato perimetrale, mantenendolo però sul lato sud, dove venne costruito un ponte in pietra per consentire il passaggio, e si provvide al tamponamento della merlatura ghibellina. La facciata e il lato ovest vennero intonacati e dipinti a fresco dal cuneese Amedeo Caisotti, che eseguì una decorazione a finto bugnato, con teste animali e volti umani e scene di storia romana e di fantasia.

La proprietà del castello, dall’investitura del capostipite Brunone nel 1406 fino ai giorni nostri, è rimasta saldamente in capo alla stessa famiglia, i Cacherano di Osasco, salvo per una breve parentesi nel Cinquecento e, in tempi più recenti, nei primi anni del Novecento, quando vi si insediò, apportando alcune modifiche, una comunità di monaci cistercensi provenzali, che s’era rifugiata in Piemonte temendo la confisca della loro abbazia, situata nell’arcipelago di Lérins, da parte della Repubblica francese.

Per informazioni su accessibilità e visite al castello, consultate il sito https://castellodiosasco.com/

Paolo Barosso

Giornalista pubblicista, laureato in giurisprudenza, si occupa da anni di uffici stampa legati al settore culturale e all’ambito dell’enogastronomia. Collabora e ha collaborato, scrivendo di curiosità storiche e culturali legate al Piemonte, con testate e siti internet tra cui piemontenews.it, torinocuriosa.it e Il Torinese, oltre che con il mensile cartaceo “Panorami”. Sul blog kiteinnepal cura una rubrica dedicata al Piemonte che viene tradotta in lingua piemontese ed è tra i promotori del progetto piemonteis.org.

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