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Addio al giornalista casalese Giampaolo Pansa: aveva 84 anni

CASALE MONFERRATO. Si è spento all’età di 84 anni il giornalista Giampaolo Pansa. Nato l’1 ottobre del 1935 a Casale Monferrato, Pansa ha esordito a 26 anni a La Stampa, poi ha frequentato le redazioni delle testate più autorevoli, lasciando ovunque una traccia della sua forte personalità travolgente e al tempo stesso generosa.

La sua firma è legata ai capitoli più importanti della storia italiana, a cominciare dal disastro del Vajont, raccontata per il quotidiano diretto da Giulio de Benedetti. Sul Giorno di Italo Pietra ha dedicato i suoi articoli alle trasformazioni dell’Italia negli anni del boom, con le contraddizioni del passaggio da Paese contadino a realtà industriale.

Tornato alla Stampa nel 1969 era stato incaricato da Alberto Ronchey di scrivere della strage di piazza Fontana. E pochi anni più tardi, al Corriere della Sera, aveva firmato insieme a Gaetano Scardocchia l’inchiesta che svelava lo scandalo Lockeed. Nel 1977 l’approdo a Repubblica e l’inizio del suo lungo sodalizio professionale e umano con Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo. Nel 1978 Pansa avevo assunto la vicedirezione del quotidiano, affiancando Scalfari nelle scelte più difficili imposte dalla stagione del terrorismo. Lo scorso settembre era tornato a scrivere per il Corriere.

Oltre che autore di straordinari reportage, Pansa ha inventato uno stile giornalistico che ha fatto scuola. “Giornalista dimezzato”, “Dalemoni” (sull’intesa tra D’Alema e Berlusconi), “Parolaio rosso” (Bertinotti), “Balena bianca” (la Democrazia Cristiana) sono soltanto alcuni lemmi di un suo personalissimo lessico con cui ha svecchiato la cronaca politica italiana, scrutata con il suo leggendario binocolo ai congressi di partito.

Al lavoro del giornalista, ha affiancato per mezzo secolo quello di storico. A incoraggiarlo verso gli studi storici era stato anche Alessandro Galante Garrone, suo professore di Storia moderna e contemporanea negli anni torinesi dell’università. Da quel mondo di studi convintamente antifascista, Pansa si sarebbe allontanato tra gli anni Novanta e il nuovo secolo, quando era iniziato il suo lungo viaggio attraverso le zone oscure del “partigianato”, a partire da “Il Sangue dei vinti” che aveva suscitato un mare di polemiche: storie di stupri e di torture, di cadaveri irrisi e violati, di fucilazioni di massa e crimini gratuiti da parte chi chi aveva liberato il Paese dall’oppressione nazi-fascista.

Ci lascia una delle figure della casalesità, tra le più importanti di tutti i tempi. Giornalista pungente, seppe negli anni della maturità andare controcorrente lasciandoci pagine storiche importantissime – commenta il sindaco di Casale Monferrato, Federico Riboldi –. Non dimenticò mai, nei suoi scritti, la sua Casale Monferrato che oggi piange un figlio illustre e unico. È mia intenzione proclamare una giornata di lutto cittadino per onorare la memoria di un nostro grande ambasciatore”.

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